Avevano acquistato i biglietti per un treno diretto Ventimiglia per alcuni stranieri che erano stati sgomberati da un centro di Roma e per questo erano accusati di favoreggiamento della emigrazione clandestina. Oggi per quei fatti risalenti al 2016 il giudice per l’udienza preliminare di Roma ha assolto tutti. Assolto con la formula perché il fatto non sussiste Andrea Costa, presidente di Baobab Experience onlus che si occupa di fornire assistenza ai migranti che transitano per Roma, e le altre due attiviste della onlus. Il pm aveva chiesto di fare cadere le accuse per tutti. I fatti finiti all’attenzione della Procura capitolina risalgono all’ottobre 2016 e in particolare al periodo successivo lo sgombero del centro d’accoglienza allestito in via Cupa, a San Lorenzo. Sgomberi che ci sono stati anche successivamente. In quell’occasione i volontari del Baobab offrirono supporto e aiuto a otto sudanesi e un cittadino del Ciad per raggiungere la Francia. Mentre era in corso l’udienza fuori dalla cittadella giudiziaria si è svolto una sit in di sostegno a cui hanno preso parte circa duecento persone.

I fatti risalgono al 16 ottobre di sei anni fa. Il centro d’accoglienza allestito in via Cupa, a San Lorenzo, pochi giorni prima, il 30 settembre, era stato sgomberato mentre all’interno della struttura si trovavano un centinaio di migranti che vennero trasferiti nel centro di identificazione. In quella circostanza gli attivisti della onlus offrirono supporto per un totale di circa 250 euro. Al centro dell’indagine della Procura c’è proprio questa iniziativa. Il procedimento era finito, in una prima fase, all’attenzione dei magistrati della Dda che ipotizzavano il reato di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dell’emigrazione clandestina e Costa finì sotto intercettazione per alcuni giorni, fino al dicembre del 2016, assieme ad altri attivisti di Baobab. “Sono soddisfatto perché un giudice – ha commentato Costa – ha sancito quello che già sapevo: che il fatto non sussiste, ora c’è qualcuno che lo ha messo nero su bianco che la solidarietà non è un reato. In questi anni è stata dura sapere di essere sotto indagine pur avendo la consapevolezza di avere agito in modo corretto. Rifarei tutto, continueremo ad aiutare le persone che hanno bisogno così come sta avvenendo per i profughi che arrivano dalla Ucraina”.

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