“È successo qualcosa di strano stanotte, papà è venuto sul mio letto e mi ha chiesto scusa“. A Pomeriggio Cinque, Giulio Pivetta – padre della 56enne Stefania Pivetta, nonché nonno di Giulia Maja (16 anni), assassinate secondo gli inquirenti da Alessandro Giovanni Maja – aggiunge un nuovo tassello alla vicenda di Samarate (Varese). Pivetta ha rivelato che il 57enne, accusato di duplice omicidio aggravato e del tentato omicidio del figlio 23enne, la sera prima dei fatti aveva parlato con la figlia adolescente.

Le dichiarazioni dei familiari – Secondo Pivetta, “era una persona squisita, specialmente con Giulia, che era sempre abbracciata al suo papà”. “Ma in questi ultimi tempi – ricorda – era cambiato radicalmente, parlava poco. Insistevamo a dirgli: ‘Cosa non va?’. Lui non ci ha mai detto nulla”. Da parte sua, il fratello di Stefania, Mirko, ha sottolineato in tv che Maja “non era più lo stesso, si isolava, non parlava con nessuno”. Stando a quanto affermano i familiari, Stefania non voleva separarsi: “Sarei stato il primo con cui si sarebbe confidata. Ma non l’ha fatto”. Piuttosto la donna si era rivolta al padre per decifrare il silenzio del marito: “Sabato mattina sono andato da loro. Non avevo mai alzato la voce, invece mi sono sfogato per capire cosa stava succedendo. Ho urlato ad Alessandro di farsi uomo perché aveva due figli e una moglie. Lui era immobile, non diceva una parola”.

La posizione dell’imprenditore – Nell’ospedale di Monza – nelle ore immediatamente successive ai fatti era stato ricoverato in quello di Busto Arsizio – durante il primo confronto con i militari e il pubblico ministero di Busto Arsizio, Carlo Alberto Lafiandra, Maja – titolare di una società sui Navigli specializzata in ristrutturazione di locali e interior design – si è avvalso della facoltà di non rispondere. I residente della zona hanno riferito ai carabinieri che dopo la strage l’uomo avrebbe urlato: “Li ho uccisi tutti, bastardi“. Oltretutto, nell’arco degli ultimi giorni, più volte si sarebbe definito “un mostro“. Rimane avvolto dal mistero anche il tentato suicidio di Maja, che avrebbe cercato di togliersi la vita con un cacciavite e un martello, gli stessi utilizzati per assassinare la moglie e la figlia. C’è voluto poco per dimetterlo dall’ospedale di Monza, in quanto – a detta dei medici – le ferite sui polsi e sull’addome non richiedevano nemmeno punti di sutura. Ora nel carcere di Monza.

Le condizioni del figlio – “Quando Nicolò uscirà dall’ospedale”, ha detto Pivetta, “verrà a vivere con noi. Ci sistemeremo. La vita prosegue”. Il primogenito rimane grave in rianimazione all’ospedale di Varese. È stato colpito alla testa con una mazzetta dal padre ed è stato trovato dai soccorritori sul letto cosciente. Ha riportato un esteso trauma cranico ed è stato trasportato in elisoccorso al Circolo di Varese in codice rosso. Sottoposto a un intervento chirurgico, le sue condizioni sono stabili e la prognosi riservata.

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