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Austria, il club del sesso fatica a trovare personale. Il titolare: “Gli uomini non si presentano perché le mogli sono gelose”

Cristiano Fabris, originario di San Donà di Piave, è il titolare del club 'Andiamo', nella città di Villach, in Austria, dove la prostituzione è legale. L'uomo, giunto dall'Italia nel 2018, da tempo sta cercando baristi, receptionist e cuochi per il 'centro benessere per uomini', ma l'operazione si sta rivelando alquanto difficile

di F. Q.

A lamentare la carenza di personale non è solo il settore della ristorazione, vittima secondo Alessandro Borghese e Flavio Briatore del reddito di cittadinanza che – a loro dire – disincentiverebbe la ricerca del lavoro da parte dei giovani. Contrariamente a quanto si possa immaginare, c’è una presunta difficoltà a trovare dipendenti anche nei club del sesso. Insufficienza riconducibile a un’ipotetica gelosia delle mogli dei potenziali candidati.

La domanda di lavoro – È la spiegazione data al Gazzettino da Cristiano Fabris, originario di San Donà di Piave e titolare del club ‘Andiamo‘, a Villach, in Austria, dove la prostituzione è legale. L’uomo, giunto dall’Italia nel 2018, da tempo sta cercando baristi, receptionist e cuochi per il ‘centro benessere per uomini‘, ma l’operazione si sta rivelando alquanto difficile. “Dopo le chiusure dovute all’emergenza sanitaria e una ristrutturazione complessiva dell’ambiente – spiega Fabris – siamo pronti a riaprire l’’Andiamo’ il 28 maggio. Siamo alla ricerca di 15 persone tra addetti alla reception, baristi e cuochi. I dipendenti assunti per l’apertura sono già 15, ma ci servirebbero dalle 5 alle 7 in più persone per avviare bene le stagione, gli altri verrebbero assunti prima di luglio”.

L’offerta contrattuale – La retribuzione e il trattamento, afferma, sarebbero in linea con le leggi austriache. “Siamo in regola con tutto il compenso naturalmente varia in base alle competenze. Si percepiscono 14 mensilità, partendo da 1.500 euro al mese netti“, precisa Fabris. Gli stipendi, sottolinea il titolare, variano a seconda della mansione: un addetto all’ingresso può prendere dai 1.500 ai 1.700 euro, “occupandosi di dare informazioni telefoniche quando chiamano i clienti, e dell’accoglienza degli stessi, spiegare come funzione l’ingresso giornaliero, fornire l’accappatoio, le ciabatte, l’asciugamano, il braccialetto, incassare il costo delle consumazioni extra. Serve conoscere l’italiano, l’inglese e il tedesco“. Per un barista, invece, “si va dai 1.500 ai 1.600 euro in base all’esperienza e c’è anche un premio-produzione in funzione delle consumazioni e le capacità professionali, per cui con la provvigione si può arrivare a 2.200 o 2.300 in modo abbastanza costante”. Ma in due casi la remunerazione può superare anche i 2mila euro: “Un cuoco guadagna in media dai 2mila ai 2.400 euro, per il capo-cucina si arriva a 3mila“, puntualizza. Il titolare chiarisce che “si lavora di più chiaramente venerdì, sabato e domenica”, ma “si tratta di contratti da 40-42 ore settimanali, due giorni liberi alla settimana e un mese di ferie l’anno. Per un dipendente è un mezzo paradiso“.

La (presunta) gelosia – Un eden che, secondo la versione dell’uomo, fatica a essere riconosciuto come tale anche per colpa delle compagne a cui non piace l’idea di vedere i rispettivi fidanzati o mariti in compagnia di ragazze sexy: “Non si trovano dipendenti perché, tra le conseguenze della pandemia, la maggior parte dei cuochi o chi lavorava in cucina nel frattempo ha cambiato lavoro. Tanti giovani non hanno voglia di lavorare, qualcuno non vuole trasferirsi. Ma ancora c’è chi ha famiglia, per cui la moglie non è d’accordo che si impegni in questo settore. Le donne, inoltre, non accettano di buon grado di lavorare in questo ambiente. Anche nei locali “normali” si fa fatica a trovare dipendenti, figurarsi in un posto come questo, dove sembra che ci sia il demonio mentre offriamo un lavoro più che dignitoso”.

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