Sapeva di essere stata adottata, cinquant’anni fa. Ricordava un uomo e una donna, che sarebbero poi diventati i suoi genitori, che la indicavano mentre, a tre anni, correva nel cortile di un orfanotrofio. In quel modo l’avevano scelta tra tanti altri bambini e avevano deciso di farla diventare loro figlia. Lei pensava di essere figlia unica, invece aveva cinque fratelli, che abitano in paesi non molto lontani da quello dove lei è cresciuta, tutti dagli stessi genitori biologici. Lo ha scoperto grazie a un fortuito ritrovamento di documenti in un armadio e alle ricerche che ha effettuato in rete.

La storia, dal sapore deamicisiano, è stata raccontata dalla protagonista al “Corriere del Veneto”. Stefania Gajotto all’età di un anno era stata prelevata da casa e portata in un orfanotrofio a Vicenza, l’istituto San Rocco. La decisione era stata presa a causa della povertà della famiglia in cui era nata, che non era in grado di provvedere anche a lei. Per un paio d’anni era rimasta assieme alle suore. Poi è stata adottata. “Non dimenticherò mai il dito di quell’uomo che mi indicava mentre correvo spensierata in cortile. Quella coppia sorridente che si teneva per mano mi aveva scelta. Il mio cuore batteva forte”. Le emozioni di un tempo lontano non l’hanno mai abbandonata. Un paio d’anni dopo, nel 1972, era entrata nella sua nuova famiglia. “Sono stata molto fortunata, i miei genitori adottivi non avevano altri figli e io sono cresciuta con due genitori fantastici, ero la principessa di casa. Sono passati più di 22 anni dalla scomparsa di papà. Mi manca tanto per l’amore che mi ha saputo regalare, le lezioni di vita e le risate che ci facevamo. Era un grande uomo”.

Adesso Stefania è sposata e ha un figlio. Del periodo trascorso in orfanotrofio ricordava molte cose, ma non aveva mai chiesto nulla ai genitori adottivi, per una forma di rispetto verso i loro sentimenti. “Per mia mamma è sempre stato un argomento tabù e io non ho mai voluto farla soffrire, lei temeva che potessi amarla di meno. Sarebbe stato impossibile. La seconda svolta della sua vita è arrivata due anni fa, quando la madre traslocò in una casa più piccola. “Sistemando un armadio mi è scivolata tra le mani una cartellina. Conteneva i documenti della mia adozione. Non saprei descrivere le emozioni che ho provato”. In quelle carte c’era la verità sulla sua identità. “Dopo avere esitato un attimo ho aperto la cartellina e ho cominciato a leggere. C’era scritto il mio vero cognome e il paese di origine, Pojana Maggiore. Un comune di 4mila anime nel basso vicentino”.

Così è andata nel cimitero del paese e ha rintracciato la tomba della madre biologica, che era morta non ancora cinquantenne. Su quella tomba qualcuno portava dei fiori, segno che c’erano dei parenti da cercare. Lo scorso autunno si è decisa a raccontare la sua storia in rete. La madre era nata nel febbraio 1937. Partendo dal suo nome ha gettato l’amo in rete. Dapprima è stata contattata da una nipote, figlia di una sorella maggiore. Poi ha scoperto che in realtà i fratelli sono cinque: Ambra, Patrizia, Anna, Gino e Michele. “Per cinquant’anni ho creduto di essere figlia unica. Non è tutto facile, perché qualcuno tra i fratelli ha voluto prendersi del tempo”. Con le due sorelle ha però trovato subito una grande intesa. Loro sapevano che una sorellina era finita in orfanotrofio, ma non erano riusciti a rintracciarla, visto che non conoscevano il nome della sua nuova famiglia.

Sul suo sito Facebook, Stefania ha postato le foto del padre adottivo, nell’anniversario della morte, e della madre, che invece è viva. “Con i miei fratelli ho cinquant’anni da recuperare, abbiamo un futuro tutto da scrivere insieme. – conclude nell’intervista – Quello che voglio dire a chi è alla ricerca delle proprie origini è di andare fino in fondo e di avere il coraggio di scoprire la propria storia perché fa bene al cuore”.

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