La Banca Mondiale ha nuovamente ridotto le sue previsioni sulla crescita economica globale nel 2022. Quest’ anno il Pil mondiale dovrebbe crescere del 2,9%, contro 4,1% previsto a gennaio e il 3,2% indicato solo lo scorso aprile. A zavorrare l’economia sono soprattutto la guerra in Ucraina, l’inflazione e quindi le politiche monetarie restrittive avviate dalle banche centrali. Più di 60 autorità monetarie, tra cui la Banca d’Inghilterra e la Federal Reserve statunitense, hanno alzato i tassi di interesse quest’anno e la Banca centrale europea potrebbe iniziare a farlo il prossimo luglio. L’indicazione più preoccupante riguarda però la situazione debitoria dei paesi a basso reddito.

“Circa il 60% dei 75 paesi più poveri del mondo sono a rischio di crisi del debito o la stanno già attraversando e queste turbolenze finanziarie si stanno propagando ai paesi a reddito medio, ha detto il presidente della Banca mondiale David Malpass. “La Cina è il più grande creditore e i contratti sono scritti con garanzie e clausole di non divulgazione, il che rende “difficile avviare trattative”, ha spiegato Malpass aggiungendo che la banca sta lavorando per “trovare modi per ristrutturare il debito ed aumentarne la trasparenza”. Con il debito delle economie emergenti e in via di sviluppo ai massimi da diversi decenni, “l’aumento associato dei costi finanziari globali e il deprezzamento dei tassi di cambio possono innescare crisi finanziarie, come è successo nei primi anni ’80”.

La revisione delle stime ha riguardato tutte le aree del pianeta. La previsione di crescita per gli Stati Uniti è stata decurtata dell’1,2% al 2,5%. La crescita dell’area euro dovrebbe fermarsi al 2,5%, 1,7 punti percentuali in meno rispetto a quanto indicato in gennaio. Il Pil dell’Ucraina dovrebbe arretrare di ben il 45% a causa della guerra, quello della Russia dell’8,9%. Il presidente russo Vladimir Putin ha ammesso oggi che settori industriali chiave del paese stanno subendo forti rallentamenti. In particolare quasi tutti gli stabilimenti automobilistici hanno chiuso per mancanza di componenti e difficoltà si registrano anche nel settore siderurgico.

Ridotte anche le stime per la Cina al 4,3% a causa dei danni maggiori del previsto causati dal Covid-19 e dai relativi blocchi. “L’economia mondiale è di nuovo in pericolo”, ha affermato il presidente, “sta affrontando un’inflazione elevata e una crescita lenta allo stesso tempo. Anche se si evitasse una recessione globale, le conseguenze della stagflazione potrebbero persistere per diversi anni se non verranno contrastati. Per molti paesi, la recessione sarà comunque difficile da evitare e il reddito reale pro capite rimarrà al di sotto dei livelli pre-Covid-19 in circa il 40% delle economie in via di sviluppo”.

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