I prezzi del gas sull’hub di Amsterdam, il mercato di riferimento per l’Europa, stanno registrando forti aumenti dopo che Mosca ha continuato a ridurre le forniture ad alcuni Paesi tra cui Germania e Italia adducendo problemi tecnici causati dalle sanzioni e avvertito che i flussi di gas attraverso il Nord Stream 1 potrebbero essere sospesi. A fine giornata le quotazioni ad Amsterdam si sono attestate a 124 euro al Mwh (+3,3%), dopo aver registrato in mattinata un balzo del 24% a 148,99 euro. Un livello del genere è stato superato solo all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, nei primi giorni di marzo. Sui mercati europei aumenta il timore per le conseguenze dell’inflazione spinta dai rincari energetici. Durante il Forum economico di San Pietroburgo l’ad di Gazprom, Aleksej Miller, ha detto che la Russia ha “aumentato le sue forniture alla Cina del 67,5% nei primi 5 mesi di quest’anno” e che “le rinnovabili non salveranno la Ue”.

Gazprom ha tagliato ulteriormente il volume delle forniture alla Germania, attraverso la pipeline del Nord Stream 1, a un massimo giornaliero di 67 milioni di metri cubi, portando la riduzione complessiva a circa il 60% nell’arco di due giorni. Martedì il gruppo russo aveva citato come motivazione problemi per le riparazioni delle turbine prodotte da Siemens a causa dell’embargo della Ue. Il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck ha dichiarato di ritenere che la riduzione delle forniture attraverso il Nord Stream sia “motivata politicamente” e non dovuta ai problemi tecnici addotti da Gazprom. Secondo il ministro la Russia sta dunque usando l’energia come arma di ricatto e cercando di turbare i mercati e far salire i prezzi. Via Twitter ha invitato al risparmio energetico: “E’ il momento di farlo. Ogni chilowattora può aiutare”. L’ambasciatore russo all’Ue Vladimir Chizhov – riferisce il Guardian – ha dichiarato all’agenzia statale Ria che un arresto completo dei flussi nel gasdotto sarebbe una “catastrofe” per la Germania.

Per quanto riguarda l’Italia, dopo il calo delle consegne del 15% comunicato mercoledì oggi “ha comunicato che sarà consegnato solo il 65% delle forniture richieste” di Eni, che per recuperare le quantità non ricevute sollecitava un aumento del 44% rispetto al giorno prima. Il gruppo russo ha motivato la mancata consegna alla Penisola con problemi alla centrale di Portovaya che alimenta il gasdotto Nord Stream attraverso il quale Gazprom trasporta una parte dei volumi destinati ad Eni. Anche in questo caso il problema riguarderebbe una turbina. L’Italia resta in stato di pre allerta per la sicurezza energetica e gli stoccaggi sono per l’inverno stati riempiti al 54%, sopra la media Ue ma meno del livello raggiunto lo scorso anno alla stessa data. Secondo il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, è “necessario rivedere il Pitesai (la mappa delle zone idonee all’estrazione di idrocarburi, ndr.) alla luce di quello che sta succedendo. Dobbiamo perseguire da un lato la riduzione dell’uso totale del gas, e dall’altro, per quello che ci servirà ancora, usare sempre più gas da giacimenti nazionali. Il paese deve essere indipendente dal punto di vista energetico.E’ stato sbagliato passare da un 20% di gas nazionale nel 2000 a un 3-4% nel 2020, senza ridurre i consumi, ma solo importando di più”.

Anche la compagnia energetica austriaca OMV ha reso noto una riduzione delle forniture da parte di Gazprom, senza indicare l’ammontare del taglio.

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