Cultura

Il grattacielo di Monica Catalano, il racconto distopico che racchiude un messaggio politico

Il grattacielo, romanzo d’esordio di Monica Catalano, ci racconta di un mondo dove ci sono bambini che non hanno mai visto un fiore nella loro vita se non stampato su un libro. Siamo a Torino, è il 2052. La pandemia del 2020 ha lasciato il segno, i cambiamenti climatici hanno devastato un mondo – il nostro mondo, quello occidentale – che è sempre più un “modello cinese” perché la gente vive e lavora ma è controllata, monitorata, seguita. Droni, telecamere, cimici e non solo: colleghi di lavoro e vicini di casa spioni e fedeli al sistema, che premia i suoi cani da guardia. Ci sono ribellioni, marginali, però: sassate contro l’autobus che Anna, la protagonista, prende ogni mattino per recarsi al lavoro alla Banca sociale italiana.

Si trattava il più delle volte di azioni dimostrative di gruppi di ribelli e contestatori. Le grandi banche erano considerate centri di potere, e quindi bersagli nelle manifestazioni contro il sistema economico delle multinazionali, accusate di aver distrutto gran parte del pianeta e depauperato ogni risorsa, prima di abbandonarlo al suo destino spostando mezzi e risorse economiche a sud, lungo la linea dell’Equatore.

Anna vive in una Torino che conosciamo – la Consolata, Porta Palazzo, la Mole – ma che non è la Torino libera e spensierata del pre-pandemia. C’è un esercito che tutto controlla (legato alla grande finanza e al potere) e, su tutto, si erge il grattacielo, una sorta di cattedrale inquietante, simbolo di un mondo nuovo ma pauroso, simbolo di un potere senza scrupoli.

“Il grattacielo” è la storia di una ribellione. Anna, la protagonista, forse stanca della sua esistenza (casa, lavoro, vecchio cane, il ballo come sfogo) un giorno riceve una richiesta di aiuto un po’ criptica (in un documento bancario) che arriva dal Sudan, da una certa Adele. Dovrebbe rivolgersi ai superiori e rispettare le regole, e invece si lascia guidare dall’istinto e, anche, dalla voglia di rompere con una vita piatta, monotona, attorniata da persone marionette che rispettano regole. Anna, insomma, cerca la vita. Ma non sarà facile aiutare Adele. I social e la rete, nell’anno del signore 2052, sono stati spenti “…in quanto il continuo cercare informazioni sulla situazione climatica ed economica del pianeta aveva alzato enormemente il tasso dei suicidi”.

Fortuna vuole che qualcosa del vecchio mondo si è salvato: un amico che dà una mano ad Anna, una astrologa che interroga i tarocchi dove una volta c’era il museo del Cinema, i banditi del deserto in Sudan… I sogni. È un romanzo distopico ma è anche un chiaro messaggio politico, quello scritto dalla brava Monica Catalano. Ci racconta il mondo prossimo venturo?

“Il grattacielo” di Monica Catalano, Golem Edizioni