È durata sei ore l’udienza del tribunale del Riesame di Bologna che deve decidere sul al ricorso presentato da sei sindacalisti del Si Cobas e Usb di Piacenza per cui il gip di Piacenza ha disposto gli arresti domiciliari riconoscendo, a vario titolo, l’associazione a delinquere. Per la procura piacentina alcuni delegati – nel corso del tempo – hanno organizzato manifestazioni e picchetti con l’obiettivo di conquistare i lavoratori dei magazzini della logistica nella provincia emiliana. Per il gip una “faida” tra sigle sindacali, una guerra per le tessere, una “vera e propria lobby” che rappresentava un “sistema di potere” anche per arricchirsi sulla pelle dei lavoratori. Un quadro totalmente respinto dagli indagati e dai difensori. La difesa ritiene che l’inchiesta si basi su “una ricostruzione fragile e presto smontabile, a partire dal fatto che i lavoratori, grazie alle lotte e agli accordi sindacali, hanno ottenuto prima di tutto il rispetto del contratto collettivo nazionale nei propri luoghi di lavoro (fino ad allora disatteso), e in seguito più diritti e salari più alti. Lo stipendio dei lavoratori nel periodo preso in esame dall’inchiesta è infatti è passato da 500 euro al mese a 1800 euro”.

I giudici ora hanno tempo fino a sabato per prendere una decisione relativa alle misure cautelari a carico di Aldo Milani, coordinatore nazionale del Si Cobas e i tre coordinatori piacentini Mohamed Arafat, Carlo Pallavacini, Bruno Scagnelli insieme ai due sindacalisti dell’Usb Roberto Montanari e Abed Issa Mohamed. Le difese degli indagati hanno depositato relazioni, memorie e prodotto verbali di accordo fra i sindacati e le aziende della logistica per contestare gli elementi contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare della gip di Piacenza, Sonia Caravelli, e in particolare hanno rigettato l’accusa e la configurazione del reato di associazione a delinquere. Due misure sono state già revocate dal gip. La Procura di Piacenza con il sostituto procuratore Matteo Centini ha prodotto le testimonianze di alcuni imprenditori e i verbali di conciliazione relativi ad alcune delle vertenze sindacali contestate nei capi d’imputazione. Durante l’udienza si è tenuto un presidio: “Siamo qui a rivendicare e affermare che i lavoratori e le lavoratrici uniti e in lotta vinceranno. Uniti contro la repressione capitalista e l’attacco frontale da parte delle istituzioni al sindacato conflittuale e il diritto di sciopero”, dicono gli attivisti dei sindacati, che hanno occupato via D’Azeglio, davanti al palazzo di giustizia.

Foto di archivio

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