Cinque impianti, quattro inceneritori e un cementificio, nel raggio di appena trenta chilometri per una popolazione di due milioni di abitanti. Un triangolo micidiale di emissioni che fa di quest’area, compresa tra le province di Milano, Lecco e Bergamo, una delle più trafficate e inquinate d’Europa. E non è ancora finita. Da quando i cementifici possono bruciare una quantità maggiore di rifiuti – effetto collaterale del decreto “Sbocca Italia”, approvato nel 2014 dal governo di Matteo Renzi, riprendendo una decisione già assunta qualche anno prima dall’esecutivo tecnico di Mario Monti – Italcementi ha deciso di potenziare l’impianto di Calusco d’Adda (Bergamo), che si prepara a passare da 30mila a 110mila tonnellate di rifiuti inceneriti all’anno, cambiando combustibile e con la benedizione di Ats e Arpa: i due enti che si occupano di tutelare la salute e l’ambiente.
A opporsi un nutrito schieramento di Comuni: Paderno d’Adda, Solza, Verderio, Robbiate e Imbersago, cui si aggiungono i comitati “La Nostra Aria” e “Rete Rifiuti Zero Lombardia” che hanno raccolto 10mila firme contro il progetto. Il 5 agosto si è chiusa la Conferenza dei servizi. Ora tocca alla provincia di Bergamo, che ha competenza esclusiva sui rifiuti, decidere se concedere o meno l’autorizzazione. Interpellato da Ilfattoquotidiano.it, il presidente della provincia, Pasquale Gandolfi (Pd), fa notare come la richiesta sia avvalorata da uno studio epidemiologico (finanziato dalla stessa Italcementi, ndr) che esclude rischi ambientali. A mettere nero su bianco la “non incidenza” dell’impianto di Calusco sulla salute pubblica sono due esperti dell’università Tor Vergata di Roma: il direttore del dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, Leonardo Palombi (professore ordinario di Igiene, Epidemiologia e Sanità pubblica) e Antonio Pietroiusti, professore associato di Medicina del Lavoro. “C’è inoltre – spiega Gandolfi – il parere favorevole di Ats, Arpa e dei miei funzionari. Io ascolto i dubbi di tutti, ma mi dovranno convincere con dati di fatto che lo studio epidemiologico è carente al punto da richiedere un approfondimento”.
È esattamente ciò che sostengono i comuni contrari: “Abbiamo nominato un consulente con una lunga esperienza in questo campo (Stefano Scarselli, biologo specialista in biomonitoraggio. ndr) che ha rilevato come lo studio di Tor Vergata adotti un modello inconsueto, suddividendo l’area delle ricadute in zone industriale, agricola e residenziale, che si collocano a macchia di leopardo attorno al cementificio”. Il risultato è che “la popolazione studiata risulta disomogenea rispetto alla distanza dal camino di Italcementi e questo preclude una valutazione diretta e puntuale dell’eventuale rischio sui cittadini più esposti”. L’obiezione è chiara: “Uno studio epidemiologico non dev’essere una super media generale tra i livelli di inquinamento di un territorio vasto, ma deve prendere in esame la popolazione più colpita”.
Sulla stessa linea dei sindaci anche i due comitati ambientalisti, che lo scorso 2 agosto hanno chiesto e ottenuto un colloquio con il presidente della provincia di Bergamo. “Lo studio presentato
non adotta la modalità ‘classica’, cioè la suddivisione dell’area delle ricadute in diverse sottoaree ad alta, media e bassa esposizione. Tale approccio è alla base di tutti gli studi condotti sulle grandi industrie e in particolare sugli inceneritori lombardi (Milano, Valmadrera e Busto Arsizio). Questo approccio inoltre è utilizzato anche nei due grandi programmi di monitoraggio degli impianti di incenerimento dei rifiuti in Piemonte e in Emilia Romagna: è con dolore e imbarazzo che constatiamo che la nostra regione, che detiene il record degli impianti (13 inceneritori e 3 cementifici che bruciano rifiuti) non attua alcun tipo di monitoraggio epidemiologico”. E ancora: “Questo studio non è in alcun modo credibile nello stabilire che le emissioni del cementificio non abbiamo effetti sostanziali sulla salute”, mancando inoltre “dati recenti sul tumore del polmone e sulle gravidanze”. Argomentazioni che hanno convinto il presidente Gandolfi ad avviare una riflessione, che potrebbe portare la Provincia di Bergamo a chiedere un approfondimento, una sorta di supplemento all’indagine epidemiologica. Questo congelerebbe il rilascio dei permessi a Italcementi per un anno circa.
Non sembra irrilevante, da ultimo, il fatto che la richiesta di Italcementi si collochi, sostengono i comitati, “in un contesto regionale di totale deregolamentazione della combustione dei rifiuti. Nel 2019 la Lombardia ha bruciato 900mila tonnellate di spazzatura di altre Regioni e non c’è un limite alla quantità che può essere incenerita dagli impianti del nostro territorio”. L’osservazione è una risposta a chi sostiene che l’aumento dei rifiuti nel forno di Italcementi produrrà una riduzione dei rifiuti negli altri inceneritori della zona. “La chiamano economia circolare, ma in un contesto di deregulation è solo un’economia del profitto privato a scapito della salute pubblica”.
Non ha invece dubbi sulla bontà del progetto il sindaco di Calusco, Michele Pellegrini, che guida il piccolo comune della Bergamasca sede del cementificio – poco più di 8mila abitanti – dal 2017. “Quando arrivai qui nel 1959 – racconta – vivevo di fianco all’impianto di Italcementi. Ogni giorno c’era la ‘neve’, tre centimetri di polvere bianca lungo le strade. Quelli erano problemi, oggi la situazione è molto migliorata”. Di professione chimico, il sindaco invita a lasciare da parte la politica: “L’impianto smetterà di usare un combustibile di origine fossile per passare al cosiddetto “Css”, molto meno inquinante. La questione è solamente tecnica”. Ma perché i comitati e cinque Comuni contestano il progetto del cementificio e solo Calusco è favorevole? “Abbiamo un approccio differente, noi di centrodestra. Se i dati ci dicono che la salute pubblica non corre rischi, siamo per lo sviluppo. Gli altri enti sono tutti governati dal Pd e dai loro
amici di sinistra. La pensano diversamente”, taglia corto Pellegrini. Che però sembra ignorare un elemento degno di nota: ai comuni contrari si sono aggiunti anche Cornate, Merate e la Provincia di Lecco, tutti a guida centrodestra, che hanno chiesto di partecipare alla Conferenza dei servizi perché “preoccupati” delle ricadute ambientali.
La Provincia di Lecco si è spinta oltre, dichiarando il proprio appoggio al documento dei sindaci che si oppongono al progetto e contestano lo studio di Tor Vergata. Di certo Italcementi, all’interno di una legittima logica aziendale, ha saputo essere persuasiva con il comune di Calusco. La multinazionale della famiglia Pesenti, comprata nel 2015 dai tedeschi di HeidelbergCement, ha già versato nei pubblici forzieri 2,6 milioni di euro per il secondo lotto della tangenziale. Se per il sindaco Pellegrini si tratta di una semplice “compensazione ambientale, che non sarà l’unica”, per l’opposizione “Italcementi fa quello che vuole e questa giunta non ha le mani libere. Basti pensare che l’azienda è persino diventata proprietaria di una strada, che potrebbe chiudere da un giorno all’altro. Senza dimenticare – spiega il capogruppo d’opposizione, Lino Cassese – quello che accadde con la ferrovia: era stato promesso uno scalo ed era stato firmato un accordo, ma poi Italcementi cambiò idea”.
Lo scalo ferroviario avrebbe risolto parecchi problemi. Non ultimo il traffico di mezzi pesanti che invade le piccole e inadeguate strade provinciali a una corsia. E che con 110mila tonnellate di rifiuti da trasportare su gomma è destinato a esplodere. Italcementi, per quella promessa non mantenuta, ha pagato una fidejussione da 600mila euro. I Comuni l’hanno incassata e, per dirla con il sindaco Pellegrini, “ormai è un capitolo chiuso”. La storia di questo cementificio che ambisce a diventare inceneritore comincia nel 2012, è ricca di colpi di scena e presenta un giallo senza soluzione. Nel 2015 Ats Bergamo redige un allarmante rapporto sulla salute pubblica, che però non viene reso noto. Soltanto anni dopo si viene a sapere dell’esistenza di questo report, che poi sparisce nel nulla. I comitati hanno richiesto invano ad Ats di renderlo pubblico.
E lo scorso primo agosto a Calusco, durante un consiglio comunale convocato d’urgenza per discutere la mozione della minoranza sul cementificio, il capogruppo Cassese ne ha chiesto conto al sindaco. La risposta di Pellegrini ha lasciato tutti basiti: “Certo, ricordo di averlo letto. Ma non ce l’ho più, perché il file si è ‘bruciato’ nel computer del Comune”. “Bruciato”, come forse bruceranno nei camini di Italcementi 110mila tonnellate di rifiuti in un anno. Tutti sembrano avere una gran fretta di concedere l’autorizzazione agostana. Tanto che alle osservazioni critiche di sindaci e comitati hanno risposto a tempo di record gli esperti di Tor Vergata: quattro paginette per ribadire che le emissioni del cementificio di Calusco sono “ampiamente al di sotto delle soglie di criticità”. Il documento è arrivato sul tavolo dalla Conferenza dei servizi poco prima che si chiudessero i lavori, impedendo così qualsiasi replica. Game over. Sempre che la provincia di Bergamo, alla fine, non abbia il coraggio di dire no.
Ambiente & Veleni
Impianto Italcementi pronto a quadruplicare le tonnellate di rifiuti bruciati. Studio: “Nessun rischio”. Associazioni e comuni: “Non è vero”
A opporsi anche un nutrito schieramento di Comuni: Paderno d’Adda, Solza, Verderio, Robbiate e Imbersago, cui si aggiungono i comitati “La Nostra Aria” e “Rete Rifiuti Zero Lombardia” che hanno raccolto 10mila firme contro il progetto. Gli oppositori contestano le modalità con cui è strutturato lo studio dell'università di Tor Vergata he esclude rischi per cittadini ed ambiente. La decisione finale spetterà alla provincia di Bergamo
Cinque impianti, quattro inceneritori e un cementificio, nel raggio di appena trenta chilometri per una popolazione di due milioni di abitanti. Un triangolo micidiale di emissioni che fa di quest’area, compresa tra le province di Milano, Lecco e Bergamo, una delle più trafficate e inquinate d’Europa. E non è ancora finita. Da quando i cementifici possono bruciare una quantità maggiore di rifiuti – effetto collaterale del decreto “Sbocca Italia”, approvato nel 2014 dal governo di Matteo Renzi, riprendendo una decisione già assunta qualche anno prima dall’esecutivo tecnico di Mario Monti – Italcementi ha deciso di potenziare l’impianto di Calusco d’Adda (Bergamo), che si prepara a passare da 30mila a 110mila tonnellate di rifiuti inceneriti all’anno, cambiando combustibile e con la benedizione di Ats e Arpa: i due enti che si occupano di tutelare la salute e l’ambiente.
A opporsi un nutrito schieramento di Comuni: Paderno d’Adda, Solza, Verderio, Robbiate e Imbersago, cui si aggiungono i comitati “La Nostra Aria” e “Rete Rifiuti Zero Lombardia” che hanno raccolto 10mila firme contro il progetto. Il 5 agosto si è chiusa la Conferenza dei servizi. Ora tocca alla provincia di Bergamo, che ha competenza esclusiva sui rifiuti, decidere se concedere o meno l’autorizzazione. Interpellato da Ilfattoquotidiano.it, il presidente della provincia, Pasquale Gandolfi (Pd), fa notare come la richiesta sia avvalorata da uno studio epidemiologico (finanziato dalla stessa Italcementi, ndr) che esclude rischi ambientali. A mettere nero su bianco la “non incidenza” dell’impianto di Calusco sulla salute pubblica sono due esperti dell’università Tor Vergata di Roma: il direttore del dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, Leonardo Palombi (professore ordinario di Igiene, Epidemiologia e Sanità pubblica) e Antonio Pietroiusti, professore associato di Medicina del Lavoro. “C’è inoltre – spiega Gandolfi – il parere favorevole di Ats, Arpa e dei miei funzionari. Io ascolto i dubbi di tutti, ma mi dovranno convincere con dati di fatto che lo studio epidemiologico è carente al punto da richiedere un approfondimento”.
È esattamente ciò che sostengono i comuni contrari: “Abbiamo nominato un consulente con una lunga esperienza in questo campo (Stefano Scarselli, biologo specialista in biomonitoraggio. ndr) che ha rilevato come lo studio di Tor Vergata adotti un modello inconsueto, suddividendo l’area delle ricadute in zone industriale, agricola e residenziale, che si collocano a macchia di leopardo attorno al cementificio”. Il risultato è che “la popolazione studiata risulta disomogenea rispetto alla distanza dal camino di Italcementi e questo preclude una valutazione diretta e puntuale dell’eventuale rischio sui cittadini più esposti”. L’obiezione è chiara: “Uno studio epidemiologico non dev’essere una super media generale tra i livelli di inquinamento di un territorio vasto, ma deve prendere in esame la popolazione più colpita”.
Sulla stessa linea dei sindaci anche i due comitati ambientalisti, che lo scorso 2 agosto hanno chiesto e ottenuto un colloquio con il presidente della provincia di Bergamo. “Lo studio presentato
non adotta la modalità ‘classica’, cioè la suddivisione dell’area delle ricadute in diverse sottoaree ad alta, media e bassa esposizione. Tale approccio è alla base di tutti gli studi condotti sulle grandi industrie e in particolare sugli inceneritori lombardi (Milano, Valmadrera e Busto Arsizio). Questo approccio inoltre è utilizzato anche nei due grandi programmi di monitoraggio degli impianti di incenerimento dei rifiuti in Piemonte e in Emilia Romagna: è con dolore e imbarazzo che constatiamo che la nostra regione, che detiene il record degli impianti (13 inceneritori e 3 cementifici che bruciano rifiuti) non attua alcun tipo di monitoraggio epidemiologico”. E ancora: “Questo studio non è in alcun modo credibile nello stabilire che le emissioni del cementificio non abbiamo effetti sostanziali sulla salute”, mancando inoltre “dati recenti sul tumore del polmone e sulle gravidanze”. Argomentazioni che hanno convinto il presidente Gandolfi ad avviare una riflessione, che potrebbe portare la Provincia di Bergamo a chiedere un approfondimento, una sorta di supplemento all’indagine epidemiologica. Questo congelerebbe il rilascio dei permessi a Italcementi per un anno circa.
Non sembra irrilevante, da ultimo, il fatto che la richiesta di Italcementi si collochi, sostengono i comitati, “in un contesto regionale di totale deregolamentazione della combustione dei rifiuti. Nel 2019 la Lombardia ha bruciato 900mila tonnellate di spazzatura di altre Regioni e non c’è un limite alla quantità che può essere incenerita dagli impianti del nostro territorio”. L’osservazione è una risposta a chi sostiene che l’aumento dei rifiuti nel forno di Italcementi produrrà una riduzione dei rifiuti negli altri inceneritori della zona. “La chiamano economia circolare, ma in un contesto di deregulation è solo un’economia del profitto privato a scapito della salute pubblica”.
Non ha invece dubbi sulla bontà del progetto il sindaco di Calusco, Michele Pellegrini, che guida il piccolo comune della Bergamasca sede del cementificio – poco più di 8mila abitanti – dal 2017. “Quando arrivai qui nel 1959 – racconta – vivevo di fianco all’impianto di Italcementi. Ogni giorno c’era la ‘neve’, tre centimetri di polvere bianca lungo le strade. Quelli erano problemi, oggi la situazione è molto migliorata”. Di professione chimico, il sindaco invita a lasciare da parte la politica: “L’impianto smetterà di usare un combustibile di origine fossile per passare al cosiddetto “Css”, molto meno inquinante. La questione è solamente tecnica”. Ma perché i comitati e cinque Comuni contestano il progetto del cementificio e solo Calusco è favorevole? “Abbiamo un approccio differente, noi di centrodestra. Se i dati ci dicono che la salute pubblica non corre rischi, siamo per lo sviluppo. Gli altri enti sono tutti governati dal Pd e dai loro
amici di sinistra. La pensano diversamente”, taglia corto Pellegrini. Che però sembra ignorare un elemento degno di nota: ai comuni contrari si sono aggiunti anche Cornate, Merate e la Provincia di Lecco, tutti a guida centrodestra, che hanno chiesto di partecipare alla Conferenza dei servizi perché “preoccupati” delle ricadute ambientali.
La Provincia di Lecco si è spinta oltre, dichiarando il proprio appoggio al documento dei sindaci che si oppongono al progetto e contestano lo studio di Tor Vergata. Di certo Italcementi, all’interno di una legittima logica aziendale, ha saputo essere persuasiva con il comune di Calusco. La multinazionale della famiglia Pesenti, comprata nel 2015 dai tedeschi di HeidelbergCement, ha già versato nei pubblici forzieri 2,6 milioni di euro per il secondo lotto della tangenziale. Se per il sindaco Pellegrini si tratta di una semplice “compensazione ambientale, che non sarà l’unica”, per l’opposizione “Italcementi fa quello che vuole e questa giunta non ha le mani libere. Basti pensare che l’azienda è persino diventata proprietaria di una strada, che potrebbe chiudere da un giorno all’altro. Senza dimenticare – spiega il capogruppo d’opposizione, Lino Cassese – quello che accadde con la ferrovia: era stato promesso uno scalo ed era stato firmato un accordo, ma poi Italcementi cambiò idea”.
Lo scalo ferroviario avrebbe risolto parecchi problemi. Non ultimo il traffico di mezzi pesanti che invade le piccole e inadeguate strade provinciali a una corsia. E che con 110mila tonnellate di rifiuti da trasportare su gomma è destinato a esplodere. Italcementi, per quella promessa non mantenuta, ha pagato una fidejussione da 600mila euro. I Comuni l’hanno incassata e, per dirla con il sindaco Pellegrini, “ormai è un capitolo chiuso”. La storia di questo cementificio che ambisce a diventare inceneritore comincia nel 2012, è ricca di colpi di scena e presenta un giallo senza soluzione. Nel 2015 Ats Bergamo redige un allarmante rapporto sulla salute pubblica, che però non viene reso noto. Soltanto anni dopo si viene a sapere dell’esistenza di questo report, che poi sparisce nel nulla. I comitati hanno richiesto invano ad Ats di renderlo pubblico.
E lo scorso primo agosto a Calusco, durante un consiglio comunale convocato d’urgenza per discutere la mozione della minoranza sul cementificio, il capogruppo Cassese ne ha chiesto conto al sindaco. La risposta di Pellegrini ha lasciato tutti basiti: “Certo, ricordo di averlo letto. Ma non ce l’ho più, perché il file si è ‘bruciato’ nel computer del Comune”. “Bruciato”, come forse bruceranno nei camini di Italcementi 110mila tonnellate di rifiuti in un anno. Tutti sembrano avere una gran fretta di concedere l’autorizzazione agostana. Tanto che alle osservazioni critiche di sindaci e comitati hanno risposto a tempo di record gli esperti di Tor Vergata: quattro paginette per ribadire che le emissioni del cementificio di Calusco sono “ampiamente al di sotto delle soglie di criticità”. Il documento è arrivato sul tavolo dalla Conferenza dei servizi poco prima che si chiudessero i lavori, impedendo così qualsiasi replica. Game over. Sempre che la provincia di Bergamo, alla fine, non abbia il coraggio di dire no.
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Roma, 27 feb. (Adnkronos Salute) - Piccole ombre o filamenti che sembrano fluttuare nel campo visivo, specie quando si guardano sfondi luminosi o chiari, come un cielo azzurro o un foglio bianco. Si presentano così le miodesopsie, un disturbo visivo molto comune e fastidioso a cui è dedicato 'Mosche volanti e problemi alla retina: cosa c'è da sapere'. Si tratta del primo episodio del vodcast ‘Guardiamoci negli occhi’, una serie dell’Oculista Italiano realizzata da Adnkronos - pubblicato oggi e disponibile nella sezione podcast di Adnkronos.com e su l’oculistaitaliano.it - che approfondisce in modo semplice, autorevole e diretto, le principali problematiche della vista e suggerisce accorgimenti che possono aiutare a mantenere gli occhi in buona salute, grazie al contributo di esperti, medici oculisti, ricercatori e professionisti del settore farmaceutico.
Insieme a Vittorio Picardo, specialista in oftalmologia e a Carmelo Chines, direttore della testata L’Oculista Italiano, presenti in studio, sono intervenuti Scipione Rossi, professore e responsabile dell'Unità operativa di Oculistica dell'ospedale San Carlo di Nancy, Roma e Tommaso Candian, specialista dell’Unità operativa complessa di Oculistica dell'Ospedale S. Antonio di Padova.
Spesso innocue, le miodesopsie - questo il termine tecnico del sintomo - possono essere il segnale di patologie più gravi della retina. All’origine delle mosche volanti “può esserci l’invecchiamento dell’umor vitreo, o corpo vitreo, la sostanza gelatinosa che si trova tra il cristallino e la retina - spiega Picardo - ma anche la miopia o alcuni traumi oculari, come la classica pallonata. Nella maggior parte dei casi tali condizioni non sono preoccupanti, ma non vanno mai sottovalutate perché il vitreo può anche sporcarsi a causa di un problema retinico, come la maculopatia, come la maculopatia diabetica. "Il diabete danneggia i piccoli vasi sanguigni della retina, che diventano come rubinetti che perdono - chiarisce Rossi - Questo porta a emorragie o accumulo di liquidi negli strati retinici, con conseguenze potenzialmente gravi sulla vista. Le terapie moderne prevedono iniezioni intravitreali, che aiutano a riassorbire questi liquidi, migliorando la visione e controllare l’evoluzione della malattia". Oltre a monitorare i sintomi, Chines consiglia alcune buone abitudini per la salute degli occhi: "Una dieta ricca di antiossidanti, come i flavonoidi del mirtillo, può aiutare a stabilizzare il vitreo - ricorda - È importante anche una buona idratazione e l’uso di occhiali da sole con filtri adeguati, per proteggere gli occhi dalla luce intensa". (VIDEO)
Se le mosche volanti compaiono improvvisamente o si associano a lampi luminosi, definiti fosfeni, diventa più urgente rivolgersi all’oculista perché "possono essere il segnale di un campanello d'allarme della retina che inizia a strapparsi - avverte Picardo - Se la retina si strappa dal vitreo, può anche staccarsi e il distacco di retina è una condizione che purtroppo trasferisce il paziente da un ambulatorio oculistico, a una sala operatoria". A tale proposito Candian evidenzia che, "quando il distacco è in fase iniziale, il laser può essere risolutivo. Nei casi più avanzati, invece, si ricorre alla chirurgia mini-invasiva, con strumenti di precisione, come microsonde, che permettono di riattaccare la retina in modo efficace e con un recupero sempre più rapido".
È sicuramente importante la prevenzione e il riconoscimento tempestivo dei sintomi, ma è "fondamentale la relazione che c'è tra un paziente il proprio oculista - conclude Chines - imparare un dialogo diverso con l’oculista, prendere coscienza della situazione e ascoltare i suoi consigli". Maggiori dettagli consigli e approfondimenti su 'Mosche volanti e problemi alla retina: cosa c'è da sapere', il primo episodio del vodcast di 'Guardiamoci negli occhi', online sulla sezione podcast di Adnkronos.com, sul canale YouTube di adnkronos.com e su l’ oculistaitaliano.it.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Serve un salto quantico" in Europa e "spero domenica a Londra vadano anche per fare questo" e per farlo "serve un vero protagonismo delle istituzioni europee e non di singoli Paesi". Così Elly Schlein nella replica alla Direzione Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "No alle caricature che ci fanno da fuori. Non siamo per il finto pacifismo di Trump perché dentro la pace di Trump c'è l'idea della resa, dei ricatti e degli interessi economici. E non siamo con l'Europa per continuare la guerra che è quello di cui ci accusa Salvini e anche qualche nostro alleato... Noi pensiamo che siamo chiamati a fare di più su una posizione chiara per un'Europa unita di pace". Così Elly Schlein nella replica alla Direzione Pd.
Milano, 27 feb. (Adnkronos) - "Chiedo ai fautori della separazione delle carriere che criticano questa giornata di astensione dicendo che vogliamo difendere poteri e privilegi: guardate che la riforma attribuirà una rilevanza esterna, con conseguenti poteri e privilegi, a questa nuova casta di pm superpoliziotti che non dovrà rispondere a nessuno: né all'esecutivo, né ad un organo unitario rappresentativo dell'intera magistratura". E' uno dei passaggi dell'intervento di Luca Villa, procuratore capo presso il Tribunale per i minorenni di Milano, nel giorno dello sciopero dei magistrati contro le riforme costituzionali in tema di giustizia.
"Avremo pm che si valuteranno e giudicheranno tra di loro senza quei rompiscatole e semina-dubbi dei giudici e senza nemmeno quel giudice interno che ti dice che prima ancora che pubblico ministero sei un magistrato ed il fine ultimo del tuo agire non è ottenere la condanna ma contribuire con gli altri soggetti processuali a distinguere il vero, dal verosimile e dal falso. E inoltre: come ve lo spiegate che proprio nelle Procure si sta registrando una adesione così massiccia allo sciopero? Si é mai visto in Italia qualche funzionario pubblico che dice 'non voglio più potere, né maggiori privilegi'?" aggiunge.
"Non so come andrà a finire, lascio ad altri le elevate citazioni di Calamandrei e dei tanti nostri padri nobili, ma se andrà in porto la riforma riservo ai fautori della separazione delle carriere, che credono ancora all’importanza dei valori democratici sottesi alla nostra Costituzione, il più modesto Nanni Moretti nel 'Sol dell’avvenire': 'Un giorno vi sveglierete e piangerete, rendendovi conto di ciò che avete combinato'" conclude Villa che nella sua carriera - più che trentennale - ha svolto entrambi i ruoli di giudice e pubblico ministero.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Dobbiamo riconoscere gli errori fatti dall’Europa in questi ultimi anni. Era ed è sacrosanto sostenere l’Ucraina. Ma è sempre mancato un pezzo: quello dell’iniziativa di Pace. Nel nostro vuoto europeo oggi arriva il cinismo di Trump che ci spiazza tutti. Ma quel vuoto lo abbiamo lasciato noi. Abbiamo lasciato la parola Pace alla destra americana. Incredibile. Doveva essere l’Europa a promuovere una grande iniziativa di Pace. Osservo con amarezza che la commissaria Kallas ancora ad inizio 2025 ha parlato di 'vincere la guerra'. È una posizione che considero fuori dal mondo". Lo ha dichiarato Roberto Speranza intervenendo alla direzione nazionale Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "La vittoria di Trump segna fortissimo un confine. Quello tra la forza e la ragione. Tra un esasperato egoismo e il rispetto dell’altro, tra una libertà consapevole e una libertà anarchica dovuta alla potenza materiale, economica e guerresca. Il suo video su Gaza gronda del sangue che sarebbe necessario per farne una realtà. Questo confine va protetto con un cambiamento profondo dell’Europa, che dovrebbe tornare a fare il proprio mestiere". Così Goffredo Bettini all'iniziativa 'Dialogo tra socialismo e cristianesimo: una via autentica' in corso a Roma.
"L’Europa in questi anni si è appiattita su un atlantismo di pura obbedienza. Ha perso la sua autonomia, il suo profilo culturale, il senso della sua missione nel mondo. La sua radice del Dopoguerra, socialista e cristiana. Invece di essere ponte tra diverse civiltà e raccordo tra diverse nazioni, ha rilanciato sempre l’iniziativa degli Stati Uniti d'America, aggiungendo qualcosa in più. Anche l’Italia. Tradendo, così, la sua tradizionale politica di dialogo nel mondo e nel Mediterraneo. Da Andreotti fino a Craxi".
"Avendo perso sé stessa, avendo creduto solo nel suo alleato, oggi l’Europa si trova silente e balbettante. Certo: si doveva aiutare l'Ucraina con le armi, ma bisognava invocare comunque la pace e la trattativa. Invece si è invocata solo la guerra, accompagnata da un linguaggio esasperato per sostenerla e per illudersi di vincerla. La guerra non è mai neutra. Anche chi la pratica con buone ragioni lascia materiali tossici, difficili poi da smaltire. La guerra impone che il tuo avversario sia descritto sempre come un pazzo, o un mostro, il peggio dell’umano. Nella guerra non si comprendono mai le ragioni storiche che hanno mosso popoli e nazioni ad ingaggiarla".
"Ecco dove è mancata l’Europa. Ed oggi -continua Bettini- si trova trascinata dai suoi stessi errori ad invocare ancora la guerra, quando si può aprire uno spiraglio di pace; invece di domandare unità: quale pace? Una pace che renda conto del sacrificio umano e materiale del popolo ucraino e del fatto che lo stesso Zelensky è stato spinto dall’Occidente. Una parte del quale, la più potente, nel suo stile mercantile, gli chiede ora un risarcimento economico delle spese sostenute".
"Una pace doppiamente imperiale. Di Trump e Putin, nel disprezzo del Vecchio Continente. Si tratta finalmente di liberare il nostro sguardo europeo da ulteriori condizionamenti. Di realizzare una difesa comune, per un ruolo di deterrenza, di equilibrio, di pace in un mondo sconvolto. Di rispondere a Trump, aprendosi all’India, alla Cina, alle sponde africane. Smontando finalmente l’idiozia di un Occidente unito, libero e democratico contro il resto del mondo autocratico".
"Ci sono tanti Occidenti. Anche l’Occidente è macchiato di sangue e di barbarie. Nell’Occidente è nato il pensiero che ha voluto la Shoah, che noi aborriamo. E nel resto del mondo non ci sono solo sgozzatori fanatici, ma tante e diverse civiltà che intendono affacciarsi nell’arena mondiale".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Da Trieste è giunta una volontà nuova di partecipazione all'impegno pubblico da parte del mondo cattolico. È una buona notizia per la nostra democrazia, afflitta dall'astensionismo e dalla perdita della dimensione valoriale, spirituale e comunitaria. I i cattolici hanno spesso incontrato, intrecciando i rispettivi percorsi, la sinistra e il pensiero del socialismo. Soprattutto nei momenti nei quali sono sembrati in gioco, nella modernità, la vita e i destini della Terra; la sopravvivenza della nostra specie". Così Goffredo Bettini all'iniziativa 'Dialogo tra socialismo e cristianesimo: una via autentica' in corso a Roma.
Il terreno d'incontro è quello che va dalla "discussione di salari non sufficienti" all'ambiente "che si deteriora, la centralità dei profitti e dei consumi, il degrado culturale e la volgarità imperante, il culto della forza e il rifiuto della debolezza, l'esaltazione della guerra e la rinuncia alla fratellanza. Questo è il terreno sul quale si aprono praterie di dialogo tra il pensiero cattolico più avanzato e una rinnovata capacità critica della sinistra".
Un incontro, osserva, che "non può ridursi all’esigenza di ricostituire un partito dei cattolici. Fuori tempo e fuori contesto. Neppure, anche se ne capisco il senso, all’occasione di segnalare nel Pd l’esigenza di visibilità di una delle sue anime". Ma che è necessario in un momento in cui "c’è un Occidente che ha il volto di Trump. Tutte le previsioni peggiori degli ultimi anni si stanno purtroppo realizzando. Per far agire le coscienze, anche singole, avere anche solo una persona in più sul fronte di una democrazia rinnovata e di un’emancipazione sociale pare a me decisivo, al cammino comune tra il socialismo e il cristianesimo, nelle loro versioni più umanistiche e rispettose della vita".