Meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Nel caso dell’Inter, che ha scelto il primo, l’uovo significa tenere tutti i pezzi pregiati della rosa (o almeno provare a farlo: mancano ancora due settimane alla fine dei trasferimenti…). La gallina, chissà se davvero dalle uova d’oro, si chiama Cesare Casadei, 19 anni, baby prodigio della Primavera nerazzurra, già nel giro delle nazionali giovanili, praticamente venduto al Chelsea per 15 milioni di euro (più 5 di possibili bonus). Sacrificato sull’altare del mercato e delle esigenze di bilancio, col rischio di veder sbocciare altrove un altro potenziale futuro campione del pallone italiano, dopo la beffa Zaniolo.
Per la seconda volta nel giro di poche settimane in questa estate di calciomercato, Casadei si ritrova di nuovo sulla bocca di tutti: prima, quando Marotta aveva provato a inserirlo nella trattativa col Torino per Bremer valutandolo una decina di milioni, era il bersaglio delle ironie dei tifosi avversari; ora che l’Inter lo vende per quasi il doppio al Chelsea, è tutto uno strapparsi di vesti fra i seguaci nerazzurri. In realtà, quasi nessuno lo ha mai visto giocare. Anzi, proprio nessuno lo ha mai visto in Serie A, visto che il ragazzino non ha nemmeno una presenza. Mezzala dal fisico importante, buona tecnica e grande inserimento, viene da una annata strepitosa in Primavera, dove ha vinto lo scudetto da protagonista, segnando addirittura 15 reti in 32 partite, numeri clamorosi per un centrocampista. Però non ha ancora debuttato fra i professionisti, dove il calcio è un’altra storia: magari quest’anno avrebbe giocato poco o niente come capita a tanti giovani italiani a cui il nostro calcio fa così fatica a trovare spazio. Di qui la domanda che tutti si pongono, se l’Inter faccia bene o meno a venderlo. La società non ci ha pensato due volte, forse per non farsi venire troppi rimpianti, ed è pronta a spedirlo in Inghilterra.
La risposta non ce l’ha nessuno, come al solito la darà il campo, con il tempo. Di giocatori che in Primavera vengono etichettati come predestinati e poi si perdono nel mondo dei grandi (i più attenti fra i tifosi nerazzurri si ricorderanno i vari Emmers, Colidio, Tassi), ce ne sono tanti. Pochi, invece, quelli che diventano davvero campioni. Nel dubbio, 20 milioni sono troppi da rifiutare, specie se permetteranno di evitare la cessione immediata di Skriniar o Dumfries, che sarebbe stata senz’altro più dolorosa dal punto di vista tecnico. A malincuore, la scelta di Marotta &C. si può comprendere: a quelle cifre era davvero difficile dire di no. Nelle condizioni dell’Inter.
Il punto è proprio questo. Solo una società forte può permettersi di questi tempi di aspettare un paio di stagioni per capire il reale valore di un suo giovane prima di deciderne definitivamente il futuro, come sta facendo ad esempio la Juventus con Rovella e Fagioli. Ma l’Inter in questo momento non lo è affatto. Nonostante dopo lo sciagurato scambio con la Roma per Nainggolan a Milano si fossero ripromessi “mai più altri casi Zaniolo”, i nerazzurri si vedono costretti a cedere un altro loro giovane, a cui si aggiunge Pinamonti. Ancora, una volta, cioè, si trovano a scegliere fra il male minore, ma così continuano a rinviare il problema di anno in anno. Vivacchiano alla giornata, sperando che passi la tempesta. Anche quest’estate non è stato fatto nulla di strutturale per modificare una società che brucia più soldi di quanti l’attuale proprietà può permettersi. Alla lunga, qualcosa dovrà cambiare: o il proprietario, o il modello di gestione. Intanto, oggi il sacrificio, non l’ultimo, si chiama Casadei. E l’Inter amaramente dovrà pure sperare che il suo ormai ex ragazzino non si riveli un campione, ma solo un buon giocatore come ce ne sono tanti. Il calcio italiano invece farà comunque il tifo per lui.
Twitter: @lVendemiale
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Casadei al Chelsea per 15 milioni (più bonus): l’Inter costretta a vendere, solo una società forte può aspettare un giovane
Il 19enne sacrificato sull’altare del mercato e delle esigenze di bilancio, col rischio di veder sbocciare altrove un altro potenziale futuro campione del pallone italiano, dopo la beffa Zaniolo. Nel dubbio, però, 20 milioni sono troppi da rifiutare, specie se permetteranno di evitare la cessione immediata di Skriniar o Dumfries
Meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Nel caso dell’Inter, che ha scelto il primo, l’uovo significa tenere tutti i pezzi pregiati della rosa (o almeno provare a farlo: mancano ancora due settimane alla fine dei trasferimenti…). La gallina, chissà se davvero dalle uova d’oro, si chiama Cesare Casadei, 19 anni, baby prodigio della Primavera nerazzurra, già nel giro delle nazionali giovanili, praticamente venduto al Chelsea per 15 milioni di euro (più 5 di possibili bonus). Sacrificato sull’altare del mercato e delle esigenze di bilancio, col rischio di veder sbocciare altrove un altro potenziale futuro campione del pallone italiano, dopo la beffa Zaniolo.
Per la seconda volta nel giro di poche settimane in questa estate di calciomercato, Casadei si ritrova di nuovo sulla bocca di tutti: prima, quando Marotta aveva provato a inserirlo nella trattativa col Torino per Bremer valutandolo una decina di milioni, era il bersaglio delle ironie dei tifosi avversari; ora che l’Inter lo vende per quasi il doppio al Chelsea, è tutto uno strapparsi di vesti fra i seguaci nerazzurri. In realtà, quasi nessuno lo ha mai visto giocare. Anzi, proprio nessuno lo ha mai visto in Serie A, visto che il ragazzino non ha nemmeno una presenza. Mezzala dal fisico importante, buona tecnica e grande inserimento, viene da una annata strepitosa in Primavera, dove ha vinto lo scudetto da protagonista, segnando addirittura 15 reti in 32 partite, numeri clamorosi per un centrocampista. Però non ha ancora debuttato fra i professionisti, dove il calcio è un’altra storia: magari quest’anno avrebbe giocato poco o niente come capita a tanti giovani italiani a cui il nostro calcio fa così fatica a trovare spazio. Di qui la domanda che tutti si pongono, se l’Inter faccia bene o meno a venderlo. La società non ci ha pensato due volte, forse per non farsi venire troppi rimpianti, ed è pronta a spedirlo in Inghilterra.
La risposta non ce l’ha nessuno, come al solito la darà il campo, con il tempo. Di giocatori che in Primavera vengono etichettati come predestinati e poi si perdono nel mondo dei grandi (i più attenti fra i tifosi nerazzurri si ricorderanno i vari Emmers, Colidio, Tassi), ce ne sono tanti. Pochi, invece, quelli che diventano davvero campioni. Nel dubbio, 20 milioni sono troppi da rifiutare, specie se permetteranno di evitare la cessione immediata di Skriniar o Dumfries, che sarebbe stata senz’altro più dolorosa dal punto di vista tecnico. A malincuore, la scelta di Marotta &C. si può comprendere: a quelle cifre era davvero difficile dire di no. Nelle condizioni dell’Inter.
Il punto è proprio questo. Solo una società forte può permettersi di questi tempi di aspettare un paio di stagioni per capire il reale valore di un suo giovane prima di deciderne definitivamente il futuro, come sta facendo ad esempio la Juventus con Rovella e Fagioli. Ma l’Inter in questo momento non lo è affatto. Nonostante dopo lo sciagurato scambio con la Roma per Nainggolan a Milano si fossero ripromessi “mai più altri casi Zaniolo”, i nerazzurri si vedono costretti a cedere un altro loro giovane, a cui si aggiunge Pinamonti. Ancora, una volta, cioè, si trovano a scegliere fra il male minore, ma così continuano a rinviare il problema di anno in anno. Vivacchiano alla giornata, sperando che passi la tempesta. Anche quest’estate non è stato fatto nulla di strutturale per modificare una società che brucia più soldi di quanti l’attuale proprietà può permettersi. Alla lunga, qualcosa dovrà cambiare: o il proprietario, o il modello di gestione. Intanto, oggi il sacrificio, non l’ultimo, si chiama Casadei. E l’Inter amaramente dovrà pure sperare che il suo ormai ex ragazzino non si riveli un campione, ma solo un buon giocatore come ce ne sono tanti. Il calcio italiano invece farà comunque il tifo per lui.
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Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "I continui rinvii del governo Meloni sembravano indirizzati a portare a compimento qualcosa di più della semplice propaganda, ma invece si va verso il nulla. Tre miliardi rispetto alla marea di aumenti sulle bollette sono davvero poca cosa, quasi una presa in giro. Milioni di cittadini stanno subendo rincari di quasi il 40%, migliaia di aziende rischiano la chiusura e altrettanti lavoratori il proprio posto. Ma d'altronde sbagliamo noi a stupirci. Per il governo Meloni il modello d'imprenditoria è quello della ministra Santanchè. Sbaglia chi si spacca la schiena come i cittadini che cercano di far quadrare i conti a fine mese o le imprese che fanno di tutto per stare sul mercato. Per Giorgia Meloni la cosa migliore è cercare qualche santo in paradiso o, meglio ancora, qualche amicizia che conti". Così in una nota Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Ci sono modalità diverse con le quali ci si rapporta a Trump. Credo che la presidente Meloni senta la responsabilità di essere un ponte fra l'Europa e l'America dati i suoi buoni rapporti con Trump". Lo ha detto l'eurodeputata di Fi, Letizia Moratti, a Otto e mezzo su La7.
"Sul tema dei dazi, credo che Trump sia uno shock per l'Europa, uno stimolo positivo perché l'Ue può mettere in atto le riforme richieste nel rapporto Draghi e Letta che chiedono un'Europa più competitiva, più favorevole agli investimenti, con una transizione energetica sostenibile e quindi in grado di sostenere il welfare."
"Siamo alleati storici degli Usa - continua Moratti - e in questo momento dobbiamo avere la consapevolezza di dover comunque avere a che fare con un presidente eletto ed anche amato dai cittadini americani. L'Europa non può permettersi di non avere un dialogo con Trump. Sono moderata e liberale e il suo stile non mi appartiene ma nell'ambito del mio ruolo di parlamentare europea credo sia dovere rispondergli con fermezza e immediatezza ma cercando sempre il dialogo che porta vantaggi reciproci, come ha detto oggi la presidente Metsola."
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Nel momento in cui Donald Trump "fa saltare l'ordine internazionale basato sul multilateralismo" e "mette a rischio l'unità europea", è importante non far mancare "il nostro sostegno all'Ucraina" parallelamente ai negoziati che "non potranno coinvolgere Europa e Ucraina". Così Alessandro Alfieri, coordinatore di Energia Popolare, alla Direzione del Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Il giorno in cui Eni annuncia un utile di 14,3 miliardi di euro, la maggioranza presenta un decreto truffa che non affronta la vera questione di come ridurre il peso delle bollette. Il Governo Meloni per aiutare veramente le famiglie italiane avrebbe dovuto tassare gli extraprofitti, rivedere la decisione di trasferire 4,5 milioni di famiglie dal mercato tutelato a quello libero, e puntare sulle rinnovabili invece che sul gas". Così Angelo Bonelli, Co-Portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.
"La realtà dei fatti resta una sola: il governo di Giorgia Meloni ha favorito i grandi colossi energetici, che hanno accumulato extraprofitti per oltre 60 miliardi di euro, mentre le famiglie italiane hanno visto raddoppiare le bollette e molte sono costrette a non riscaldarsi per paura di non poterle pagare".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Benissimo il governo sulle bollette: previsti tre miliardi che andranno a sostegno di imprese e almeno 8 milioni di famiglie. Dalle parole ai fatti”. Così Armando Siri, Consigliere per le politiche economiche del Vicepremier Matteo Salvini e coordinatore dipartimenti Lega.
Roma, 27 feb (Adnkronos) - "Alcune veloci considerazioni a partire dalle cose che credo vadano meglio precisate. La prima: non siamo stati e non siamo di fronte a postura bellicista dell’Europa. Non è mai stata l’Ue a voler fare o a voler continuare la guerra e non è nemmeno vero che la mancanza di iniziative di pace siano dipese da una mancanza di volontà politica della ue. È stato Putin a rifiutare sempre ogni dialogo, quel dialogo che oggi riconosce a Trump perché lo legittima come suo alleato", Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.
"Occorre spingere con forza per un’autonomia strategica e politica dell’Europa, iniziando subito il percorso di cooperazione sulla difesa perché non saranno le buone intenzioni a rendere forte l’Unione Europea ma la capacità di imporsi e esercitare deterrenza, non escludendo nessuna opzione che sarà necessario adottare e che sarà stabilita in quadro di solidarietà europea".
"Per noi, democratici e europei, è il tempo di decidere - aggiunge Picierno- se essere solo un pezzetto di un Risiko in cui altri tirano i dadi o se essere un continente libero e forte. E va chiarito tanto ai nemici della democrazia quanto ai nostri alleati, senza perdere altro tempo e senza cincischiare noi: l’unica lotta che definisce il nostro tempo e il campo della politica, oggi, è quella dell’europeismo e in difesa delle democrazie liberali e delle libertà dei popoli".
"Siamo noi tutti in questo campo? Pensiamo ad un'alternativa alla destra che parta da questo campo? A me onestamente non è ancora chiaro. Sarei felice di essere smentita, ovviamente. Ma servono parole chiare che vanno pronunciate senza più giocare a nascondino. Crediamo tutti in un’Europa competitiva, con attori strategici del mercato più grandi e forti, un’Europa pronta ad affrontare le crisi internazionali sul piano politico e militare? Perchè questa è l’Europa che serve al mondo e agli europei. Non domani, oggi".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Giorgia Meloni, "nell’incontro di Parigi c’era in ritardo e di malavoglia. Intanto partecipa con trasporto e passione agli incontri della destra mondiale che considera l’Europa un incidente della storia. A Kyiv alle celebrazioni per il terzo anno della resistenza, non c’era proprio. A dir il vero ero sola proprio come italiana, ma con tanti colleghi progressisti e socialisti, c’era il mondo libero, i leader e parlamentari progressisti consapevoli della sfida che abbiamo di fronte e che il tempo di agire è ora". Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.