Era al telefono con me quando è stata uccisa”. A parlare è Stefania, la sorella di Alessandra Matteuzzi, la 56enne uccisa per mano del suo stalker il 23 agosto, nel suo condominio in via dell’Arcoveggio, a Bologna. La donna, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha dichiarato di averla sentita gridare sotto i colpi di martello sferrati da Giovanni Padovani.

“Mi ha chiamata mentre entrava con la macchina, aveva paura che Padovani la stesse aspettando sotto casa, come è stato“, ha raccontato Stefania. “Ho sentito le urla quando è scesa dall’auto: ‘No Giovanni no, ti prego‘. Ha gridato come una pazza”, poi all’improvviso ha smesso di parlare. “Sentivo i colpi, poi lui ha spaccato il telefono” e aggiunge che ha subito avvertito i carabinieri, ma quando sono arrivati “lui l’aveva già massacrata di botte”.

La donna è morta poco prima dell’arrivo dei soccorsi. Intanto Padovani era rimasto lì. La sorella aggiunge che, prima dell’arrivo dei carabinieri, un vicino era sceso nel porticato della palazzina dove è stata uccisa la sorella per fermare l’aggressore, ma anche lui non ha fatto in tempo. Come lei, che si era messa subito in macchina, pur abitando a 30 chilometri da Bologna.

La donna ha poi parlato dettagliatamente di Giovanni Padovani, calciatore di 27 anni, e del tipo di rapporto che aveva con la sorella e con la sua famiglia. “Si sono frequentati a partire dall’estate 2021, ma si vedevano una volta al mese perché lui giocava in Sicilia”. A Natale scorso hanno deciso di passare le feste insieme e “è stato lì che ha iniziato a mostrare quanto fosse geloso e prepotente”. Quindi chiamava continuamente, accusava la 56enne di tradirlo e di mentire e, per questo, voleva che lei gli mostrasse sempre delle prove: videochiamate per vedere dove si trovasse, screenshot dei messaggi e, quando lei non rispondeva, chiamava chiunque potesse trovarsi con lei anche se non li conosceva.

Episodi che erano all’ordine del giorno. Alessandra, esasperata, aveva provato a interrompere la relazione, ma “lui si è messo a perseguitarla ancora di più. Staccava il contatore della luce per costringerla a scendere e si appostava nell’androne delle scale per sorprenderla, una volta si è arrampicato sulla palazzina ed è entrato dalla finestra”.

In seguito a questi episodi, era scattata una denuncia per stalking e aveva ottenuto un divieto di avvicinamento: “È rimasto ad aspettarla a lungo, almeno due ore, prima di ucciderla e qualcuno poteva intervenire per allontanarlo”. Al momento Padovani si trova in carcere e la sorella della vittima spera che non lo lascino uscire: “Se accadesse, sono sicura che verrebbe a cercarmi”.

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