All’ombra di “big” del calibro di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Daniela Santanchè e l’ex ministro Giulio Tremonti (tutti blindati tra collegi uninominali e listini proporzionali) spuntano gli altri: candidati meno noti o persino sconosciuti, ma che il partito ha collocato in posizione eleggibile. Tra loro due indagati, un condannato dalla Corte dei conti, figli e nipoti, ex berlusconiani saliti sul carro al momento giusto e qualche nostalgico. In Lombardia Fratelli d’Italia si aspetta un risultato vicino o superiore a quello della Lega. Per questo gli appetiti erano molti e oggi non mancano le polemiche, soprattutto per la scelta delle quote rose e per l’attenzione riservata ai parenti.
Il condannato è il deputato uscente Marco Osnato, genero di Romano La Russa, che lo scorso 16 marzo è stato sanzionato dalla Corte dei conti. La vicenda risale al 2010, quando Osnato era direttore dell’area gestionale di Aler Milano, la società pubblica di Regione Lombardia che costruisce e gestisce le case popolari. Per la magistratura contabile, Osnato e l’allora direttore generale Mimmo Ippolito avrebbero provocato un danno erariale da 101.300 euro, che ora dovranno rifondere perché il loro ricorso è stato respinto. Anche di recente il nome di Osnato è balzato agli onori delle cronache giudiziarie: lo scorso agosto undici persone sono finite indagate per corruzione e altri reati perché, secondo l’accusa, avrebbero pilotato appalti per 16,5 milioni a Fiera Milano. Quattro tra gli indiziati maggiori hanno avuto e hanno un ruolo di primo piano nel partito di Meloni. E nelle società attenzionate dai magistrati c’era pure Osnato (non indagato), prima che cedesse le sue quote.
Fa poi discutere il caso di Giangiacomo Calovini, indagato per corruzione e candidato nel collegio uninominale di Desenzano. Secondo la Procura, sarebbe diventato consigliere comunale a Brescia grazie alle dimissioni di un compagno di partito, Giovanni Acri, al quale l’eurodeputato Carlo Fidanza avrebbe promesso l’assunzione del figlio a Strasburgo. In teoria Fidanza, pure lui sotto inchiesta a Milano per corruzione, finanziamento illecito e riciclaggio, si è autosospeso da Fratelli d’Italia. Ma la sua attività politica, anche nella formazione delle liste, appare piuttosto intensa. Tanto da aver piazzato in posizione eleggibile tre dei suoi fedelissimi: oltre a Calovini, anche il vicecoordinatore lombardo Fabio Raimondo (che corre in un collegio sicuro) e la deputata uscente Paola Frassinetti (candidata sia al maggioritario sia al proporzionale). Quest’ultima, vicepresidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera, è nota per le sue posizioni revisioniste. Non più tardi di qualche anno fa scrisse che partigiani e repubblichini combatterono una guerra civile “ma con una differenza abissale tra i due schieramenti nello stile e nel coraggio”.
Qualche polemica tra i giovani del partito per la candidatura dei parenti. Non tanto per Andrea Tremaglia (nipote di Mirko, storico dirigente missino) che sarà capolista al plurinominale, quanto per la 37enne Lucrezia Mantovani. Quest’ultima, senza neppure un giorno di militanza, venne candidata nel 2018 nel plurinominale a Como. Non fu eletta, ma subentrò al dimissionario Guido Crosetto. Figlia dell’ex berlusconiano Mario Mantovani (già vicegovernatore della Lombardia, prima di una lunghissima serie di guai giudiziari che gli costarono sette anni di processi: fu assolto da tutte le accuse), Lucrezia fu sponsorizzata da Daniela Santanchè, poco dopo l’adesione del padre a Fratelli d’Italia. Alla fine del 2017 venne coinvolta in un bizzarro episodio di cronaca. I Carabinieri di Abbiategrasso, nel Milanese, sequestrano un grosso quantitativo di droga: all’interno di due sacchi pieni di marijuana furono ritrovati i documenti d’identità della futura deputata di Fratelli d’Italia. Il Pubblico ministero titolare dell’inchiesta la identificò come persona offesa, invitandola a costituirsi parte civile. Ma l’allora candidata rinunciò a chiedere i danni allo spacciatore.
Negli ambienti milanesi FdI si dava per scontato che la giovane Lucrezia non si sarebbe più candidata, lasciando il posto al suo illustre papà. Invece non solo correrà ancora, ma è blindata quasi fosse un big: collegio uninominale sicuro ai confini con la Brianza, due posti nel plurinominale (di cui uno capolista) e altri due posti (sempre nel listino bloccato in seconda posizione) stavolta in Puglia, appena dietro Raffaele Fitto. La rinuncia di Mantovani senior verrebbe tuttavia ricompensata con un incarico di rilievo nel futuro governo di centrodestra oppure l’anno prossimo alle elezioni lombarde, nonché con una candidatura per Strasburgo nel 2024.
Ad agitare l’universo femminile di Fratelli d’Italia non c’è solo il “caso Lucrezia”, ma anche la giovanissima Grazia Di Maggio, classe 1994, preferita a tante aspiranti candidate con curriculum pesante e anni di militanza. Collaboratrice del gruppo regionale FdI, l’anno scorso tentò senza riuscirci di entrare in consiglio comunale a Milano. Per farle avere la candidatura al plurinominale in posizione eleggibile sarebbe intervenuto nientemeno che Ignazio La Russa, per mettere a tacere i malumori della base ma ottenendo l’effetto opposto.
Le donne lombarde di FdI avevano chiesto di essere valorizzate, invece i posti migliori sono stati decisi a Roma. Come Sara Kelany, avvocato di Fondi di Latina e animatrice del giornale on line “La Voce del patriota”: anche per lei, dirigente del partito nel Lazio, una candidatura sicura al proporzionale in Lombardia. O come Alessia Ardesi, un tempo nel “cerchio magico” di Silvio Berlusconi. Oggi si ritrova in seconda posizione di un listino plurinominale ed è a un passo dalla Camera dei deputati.
Qualche sacrificio, per un partito che vuole parlare a più mondi, va fatto. E allora un posto per qualche ex forzista, traslocato con Meloni al momento giusto, bisogna trovarlo. Uno è per Andrea Mascaretti, già assessore a Milano con Letizia Moratti; l’altro è per Stefano Maullu, coordinatore milanese di FdI: entrambi nei listini al plurinominale. Ma il nome di Maullu fa storcere il naso ai militanti vecchio stampo, perché l’ex assessore regionale alla Protezione civile finì (non indagato) nelle carte di un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia. Correva l’anno 2010, quando un’inchiesta della Dda di Milano sul Parco Agricolo Sud fece emergere una brutta di storia di movimento terra, discariche abusive, attentati incendiari e armi. Finirono in carcere 17 persone, tutte riconducibili al clan Barbaro-Papalia. Un filone di quell’indagine portò poi all’arresto dell’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio, Tiziano Buttarini del Pd (il quale patteggerà una pena a 2 anni e 5 mesi). Davanti al magistrato, Buttarini raccontò di un summit politico-affaristico per discutere di nomine in un ristorante sardo al quartiere Isola di Milano, al quale avrebbero partecipato lo stesso Buttarini, esponenti dei clan e Maullu. Il politico smentì seccamente, le indagini lo sfiorarono appena e tutto finì lì.
E’ invece ancora aperto un altro fronte giudiziario, che vede Maullu indagato (assieme al fratto Antonio Sandro e al senatore Paolo Romani, ex Forza Italia poi passato con Giovanni Toti in “Cambiamo”) nell’inchiesta della Procura di Bergamo sul fallimento della Maxwork, una società di lavoro interinale. Nel gennaio 2015 sarebbero stati consegnati 12 mila euro in contanti a Romani, “come corrispettivo di un atto contrario ai doveri del suo ufficio”. La somma sarebbe stata “materialmente consegnata in un plico chiuso, ritirato presso gli uffici della Maxwork da Antonio Sandro Maullu su incarico di Stefano Maullu”. Circostanza che sarebbe “pienamente provata da una intercettazione ambientale”. Ma i fratelli Maullu, convocati dai giudici per fornire informazioni, avevano escluso di essersi mai recati negli uffici della Maxwork. Per questo oggi sono entrambi indagati per aver reso false dichiarazioni agli inquirenti.
Nel tentativo di aprire alla cosiddetta società civile c’è spazio anche per Fabio Pietrella, candidato nel plurinominale e in pratica certo dell’elezione. Nel 2021 l’ex commissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, indagato per peculato e abuso d’ufficio, riferì ai magistrati che Meloni gli avrebbe raccomandato un imprenditore che voleva entrare nel business delle mascherine. Era Pietrella, presidente di Confartigianato Moda e candidato con FdI alle Europee 2019 (non fu eletto). La presidente di Fratelli d’Italia reagì con durezza e minacciò querele, chiarendo di aver semplicemente invitato Pietrella a mandare una mail al braccio destro di Arcuri. Polemica chiusa.
Fratelli d’Italia, in questi mesi, ha lavorato per accreditarsi come un partito di governo che ha chiuso con il passato, con le nostalgie e con i saluti romani. Se è così, Meloni farà bene a tenere sott’occhio qualche suo futuro parlamentare. Come l’ex sindaco di Luino (Varese), Andrea Pellicini, che corre in un collegio blindato per la Camera. Qualche anno fa concesse una villa del Comune al movimento di estrema destra “Patria Nostra” per commemorare la strage di Acca Larentia del 1978, nella quale morirono tre giovani missini. La città si riempì di croci celtiche, braccia tese, simboli nazifascisti, foto del Duce, scritte anti aborto e anti immigrati. Pellicini, sommerso dalle critiche, dichiarò di non essersi accorto di nulla: “Non ho visto i manifesti: ero allo stadio a seguire il Varese”.
Elezioni politiche 2022
Elezioni, in Lombardia Fratelli d’Italia blinda (oltre ai big) parenti, ex berlusconiani e indagati
Non solo Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Daniela Santanchè e l’ex ministro Giulio Tremonti (tutti blindati tra collegi uninominali e listini proporzionali). Spuntano gli altri: candidati meno noti o persino sconosciuti, ma che il partito ha collocato in posizione eleggibile. Ecco chi sono
All’ombra di “big” del calibro di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Daniela Santanchè e l’ex ministro Giulio Tremonti (tutti blindati tra collegi uninominali e listini proporzionali) spuntano gli altri: candidati meno noti o persino sconosciuti, ma che il partito ha collocato in posizione eleggibile. Tra loro due indagati, un condannato dalla Corte dei conti, figli e nipoti, ex berlusconiani saliti sul carro al momento giusto e qualche nostalgico. In Lombardia Fratelli d’Italia si aspetta un risultato vicino o superiore a quello della Lega. Per questo gli appetiti erano molti e oggi non mancano le polemiche, soprattutto per la scelta delle quote rose e per l’attenzione riservata ai parenti.
Il condannato è il deputato uscente Marco Osnato, genero di Romano La Russa, che lo scorso 16 marzo è stato sanzionato dalla Corte dei conti. La vicenda risale al 2010, quando Osnato era direttore dell’area gestionale di Aler Milano, la società pubblica di Regione Lombardia che costruisce e gestisce le case popolari. Per la magistratura contabile, Osnato e l’allora direttore generale Mimmo Ippolito avrebbero provocato un danno erariale da 101.300 euro, che ora dovranno rifondere perché il loro ricorso è stato respinto. Anche di recente il nome di Osnato è balzato agli onori delle cronache giudiziarie: lo scorso agosto undici persone sono finite indagate per corruzione e altri reati perché, secondo l’accusa, avrebbero pilotato appalti per 16,5 milioni a Fiera Milano. Quattro tra gli indiziati maggiori hanno avuto e hanno un ruolo di primo piano nel partito di Meloni. E nelle società attenzionate dai magistrati c’era pure Osnato (non indagato), prima che cedesse le sue quote.
Fa poi discutere il caso di Giangiacomo Calovini, indagato per corruzione e candidato nel collegio uninominale di Desenzano. Secondo la Procura, sarebbe diventato consigliere comunale a Brescia grazie alle dimissioni di un compagno di partito, Giovanni Acri, al quale l’eurodeputato Carlo Fidanza avrebbe promesso l’assunzione del figlio a Strasburgo. In teoria Fidanza, pure lui sotto inchiesta a Milano per corruzione, finanziamento illecito e riciclaggio, si è autosospeso da Fratelli d’Italia. Ma la sua attività politica, anche nella formazione delle liste, appare piuttosto intensa. Tanto da aver piazzato in posizione eleggibile tre dei suoi fedelissimi: oltre a Calovini, anche il vicecoordinatore lombardo Fabio Raimondo (che corre in un collegio sicuro) e la deputata uscente Paola Frassinetti (candidata sia al maggioritario sia al proporzionale). Quest’ultima, vicepresidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera, è nota per le sue posizioni revisioniste. Non più tardi di qualche anno fa scrisse che partigiani e repubblichini combatterono una guerra civile “ma con una differenza abissale tra i due schieramenti nello stile e nel coraggio”.
Qualche polemica tra i giovani del partito per la candidatura dei parenti. Non tanto per Andrea Tremaglia (nipote di Mirko, storico dirigente missino) che sarà capolista al plurinominale, quanto per la 37enne Lucrezia Mantovani. Quest’ultima, senza neppure un giorno di militanza, venne candidata nel 2018 nel plurinominale a Como. Non fu eletta, ma subentrò al dimissionario Guido Crosetto. Figlia dell’ex berlusconiano Mario Mantovani (già vicegovernatore della Lombardia, prima di una lunghissima serie di guai giudiziari che gli costarono sette anni di processi: fu assolto da tutte le accuse), Lucrezia fu sponsorizzata da Daniela Santanchè, poco dopo l’adesione del padre a Fratelli d’Italia. Alla fine del 2017 venne coinvolta in un bizzarro episodio di cronaca. I Carabinieri di Abbiategrasso, nel Milanese, sequestrano un grosso quantitativo di droga: all’interno di due sacchi pieni di marijuana furono ritrovati i documenti d’identità della futura deputata di Fratelli d’Italia. Il Pubblico ministero titolare dell’inchiesta la identificò come persona offesa, invitandola a costituirsi parte civile. Ma l’allora candidata rinunciò a chiedere i danni allo spacciatore.
Negli ambienti milanesi FdI si dava per scontato che la giovane Lucrezia non si sarebbe più candidata, lasciando il posto al suo illustre papà. Invece non solo correrà ancora, ma è blindata quasi fosse un big: collegio uninominale sicuro ai confini con la Brianza, due posti nel plurinominale (di cui uno capolista) e altri due posti (sempre nel listino bloccato in seconda posizione) stavolta in Puglia, appena dietro Raffaele Fitto. La rinuncia di Mantovani senior verrebbe tuttavia ricompensata con un incarico di rilievo nel futuro governo di centrodestra oppure l’anno prossimo alle elezioni lombarde, nonché con una candidatura per Strasburgo nel 2024.
Ad agitare l’universo femminile di Fratelli d’Italia non c’è solo il “caso Lucrezia”, ma anche la giovanissima Grazia Di Maggio, classe 1994, preferita a tante aspiranti candidate con curriculum pesante e anni di militanza. Collaboratrice del gruppo regionale FdI, l’anno scorso tentò senza riuscirci di entrare in consiglio comunale a Milano. Per farle avere la candidatura al plurinominale in posizione eleggibile sarebbe intervenuto nientemeno che Ignazio La Russa, per mettere a tacere i malumori della base ma ottenendo l’effetto opposto.
Le donne lombarde di FdI avevano chiesto di essere valorizzate, invece i posti migliori sono stati decisi a Roma. Come Sara Kelany, avvocato di Fondi di Latina e animatrice del giornale on line “La Voce del patriota”: anche per lei, dirigente del partito nel Lazio, una candidatura sicura al proporzionale in Lombardia. O come Alessia Ardesi, un tempo nel “cerchio magico” di Silvio Berlusconi. Oggi si ritrova in seconda posizione di un listino plurinominale ed è a un passo dalla Camera dei deputati.
Qualche sacrificio, per un partito che vuole parlare a più mondi, va fatto. E allora un posto per qualche ex forzista, traslocato con Meloni al momento giusto, bisogna trovarlo. Uno è per Andrea Mascaretti, già assessore a Milano con Letizia Moratti; l’altro è per Stefano Maullu, coordinatore milanese di FdI: entrambi nei listini al plurinominale. Ma il nome di Maullu fa storcere il naso ai militanti vecchio stampo, perché l’ex assessore regionale alla Protezione civile finì (non indagato) nelle carte di un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia. Correva l’anno 2010, quando un’inchiesta della Dda di Milano sul Parco Agricolo Sud fece emergere una brutta di storia di movimento terra, discariche abusive, attentati incendiari e armi. Finirono in carcere 17 persone, tutte riconducibili al clan Barbaro-Papalia. Un filone di quell’indagine portò poi all’arresto dell’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio, Tiziano Buttarini del Pd (il quale patteggerà una pena a 2 anni e 5 mesi). Davanti al magistrato, Buttarini raccontò di un summit politico-affaristico per discutere di nomine in un ristorante sardo al quartiere Isola di Milano, al quale avrebbero partecipato lo stesso Buttarini, esponenti dei clan e Maullu. Il politico smentì seccamente, le indagini lo sfiorarono appena e tutto finì lì.
E’ invece ancora aperto un altro fronte giudiziario, che vede Maullu indagato (assieme al fratto Antonio Sandro e al senatore Paolo Romani, ex Forza Italia poi passato con Giovanni Toti in “Cambiamo”) nell’inchiesta della Procura di Bergamo sul fallimento della Maxwork, una società di lavoro interinale. Nel gennaio 2015 sarebbero stati consegnati 12 mila euro in contanti a Romani, “come corrispettivo di un atto contrario ai doveri del suo ufficio”. La somma sarebbe stata “materialmente consegnata in un plico chiuso, ritirato presso gli uffici della Maxwork da Antonio Sandro Maullu su incarico di Stefano Maullu”. Circostanza che sarebbe “pienamente provata da una intercettazione ambientale”. Ma i fratelli Maullu, convocati dai giudici per fornire informazioni, avevano escluso di essersi mai recati negli uffici della Maxwork. Per questo oggi sono entrambi indagati per aver reso false dichiarazioni agli inquirenti.
Nel tentativo di aprire alla cosiddetta società civile c’è spazio anche per Fabio Pietrella, candidato nel plurinominale e in pratica certo dell’elezione. Nel 2021 l’ex commissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, indagato per peculato e abuso d’ufficio, riferì ai magistrati che Meloni gli avrebbe raccomandato un imprenditore che voleva entrare nel business delle mascherine. Era Pietrella, presidente di Confartigianato Moda e candidato con FdI alle Europee 2019 (non fu eletto). La presidente di Fratelli d’Italia reagì con durezza e minacciò querele, chiarendo di aver semplicemente invitato Pietrella a mandare una mail al braccio destro di Arcuri. Polemica chiusa.
Fratelli d’Italia, in questi mesi, ha lavorato per accreditarsi come un partito di governo che ha chiuso con il passato, con le nostalgie e con i saluti romani. Se è così, Meloni farà bene a tenere sott’occhio qualche suo futuro parlamentare. Come l’ex sindaco di Luino (Varese), Andrea Pellicini, che corre in un collegio blindato per la Camera. Qualche anno fa concesse una villa del Comune al movimento di estrema destra “Patria Nostra” per commemorare la strage di Acca Larentia del 1978, nella quale morirono tre giovani missini. La città si riempì di croci celtiche, braccia tese, simboli nazifascisti, foto del Duce, scritte anti aborto e anti immigrati. Pellicini, sommerso dalle critiche, dichiarò di non essersi accorto di nulla: “Non ho visto i manifesti: ero allo stadio a seguire il Varese”.
IL DISOBBEDIENTE
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Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Oggi il governo ha stanziato 3 miliardi di euro per fronteggiare il caro bollette". Così la premier Giorgia Meloni, illustrando in un videomessaggio i contenuti del decreto approvato oggi dal Cdm.
"Parliamo di circa 1 miliardo 600 milioni di euro per le famiglie e di 1 miliardo 400 milioni per le imprese. Con questo intervento, le famiglie con un reddito Isee fino a 25mila euro, quindi la stragrande maggioranza, potranno contare nel prossimo trimestre su un sostegno di circa 200 euro se ne faranno richiesta", ha aggiunto la presidente del Consiglio.
"È un contributo - ha sottolineato Meloni - che salirà a ad oltre 500 euro per chi ha già i requisiti per il bonus sociale, quindi i nuclei con un Isee fino a 9.530 euro. Inoltre abbiamo prorogato di due anni l'obbligo per i vulnerabili di passare al mercato libero".
Le misure contenute nel decreto legge bollette sono "ripartite tra 1,6 miliardi per le famiglie e 1,4 miliardi sul sistema imprese'', ha sottolineato il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, il quale - confermando il bonus da 200 euro a famiglia, ha spiegato che il provvedimento ''si compone di due parti, una contingente, sulla situazione di eccezionale tensione dei prezzi dell'energia e quindi sulle bollette, e una di interventi strutturali, più di sistema''.
Con il decreto bollette "andiamo incontro anche alle imprese, in particolare tagliamo gli oneri di sistema per le piccole e medie imprese, assicuriamo così una riduzione delle prossime bollette che si aggira intorno al 20%", ha sottolineato Meloni.
Con il dl varato dal governo, "avremo finalmente delle bollette chiare grazie all'obbligo di trasparenza che imponiamo ai gestori. Oltre a un certo prezzo dell'energia, lo Stato ha deciso che rinuncerà all'Iva e destinerà l'eccesso di Iva alla riduzione delle bollette. Abbiamo inoltre costruito un meccanismo che ci consentirà di utilizzare in base all'andamento futuro dei prezzi dell'energia anche ulteriori 3 miliardi 500 milioni di euro del Fondo Sociale per il Clima", ha spiegato ancora la premier.
Il decreto legge bollette prevede ''la definizione delle condizioni tipo, ovvero contratti tipo del mercato libero, che oggi vede un fiorire di offerte, le più diverse e incomprensibili onestamente per quanto riguarda il consumatore'', afferma ancora Giorgetti. Una misura che viene messa in campo ''nella consapevolezza che la perfetta concorrenza c'è quando il consumatore è a conoscenza di tutti gli elementi per decidere''. Il ministro pensa che la ''definizione di un contratto tipo su cui far maturare il miglior prezzo possibile, potrebbe favorire il maturare di un prezzo che effettivamente risponde ai criteri della libera concorrenza''.
Nel decreto legge bollette ''ci sono misure importanti come il rinvio di 2 anni del passaggio al mercato libero dei clienti vulnerabili e micro imprese vulnerabili'', ha detto ancora il ministro dell'Economia. Nel provvedimento c'è inoltre ''un meccanismo, che riprende quello esistente per i carburanti''. In caso di aumento del gettito iva, relativamente al prezzo della componente gas elettricità superiore al 20% rispetto a quello previsto nel documento di programmazione economica, questo "affluirà in un fondo destinato ai vulnerabili''.
Roma, 28 feb (Adnkronos) - "Oggi Giorgia Meloni, per sfuggire alle domande sulle sue bugie, invece di partecipare a una conferenza stampa – come avviene in qualsiasi paese democratico, dove il capo di governo risponde ai giornalisti – ha inviato un video, proprio come si fa in Corea del Nord. Mentre Pichetto Fratin e Giorgetti illustravano i decreti in conferenza stampa, arrivava il video di Meloni che si trovava a Palazzo Chigi. Allucinante". Lo dice Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde.
"Nel suo intervento ha affermato, mentendo, che il nucleare garantirà energia a basso costo. Falso! Oggi il nucleare costa 170 €/MWh, molto più di quanto paghiamo attualmente per l’energia elettrica e molto più delle rinnovabili. Ha poi sostenuto che, con il decreto bollette, il prezzo dell’energia per le famiglie diminuirà. Falso! A pagare saranno i cittadini, non le società energetiche che hanno realizzato profitti per decine di miliardi. Inoltre, il governo si affida alla speranza che nei prossimi mesi l’energia cali. Meloni si affida alla speranza. Ecco da chi è governata l’Italia: da una mentitrice seriale”, conclude.
Roma, 28 feb (Adnkronos) - "Tre miliardi di euro messi con tre mesi di ritardo. Speriamo che siano sufficienti. Nel frattempo la Meloni scappa anche dalle conferenze stampa, non solo dal Parlamento. Ormai parla solo attraverso video registrati, è diventata allergica alle domande. Doveva essere una lady di ferro, è sempre più “l’omino di burro” di Pinocchio". Lo scrive Matteo Renzi sui social.
Roma, 28 feb. -(Adnkronos) - "Oggi sono state presentate attività e obiettivi, il governo non può che essere accanto. Per esempio, nella parte dei fondi Pnrr per quanto riguarda i porti verdi” la comunità portuale ha “presentato 6 progetti e hanno già ottenuto oltre 8 milioni di euro”. È quanto affermato dal vice ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, all’evento ‘Sblocchiamo il futuro’ organizzato da L’AdSP veneta e la Venezia Port Community.
L’obiettivo primario dell’incontro è stato approfondire e condividere i progetti e gli investimenti che mirano a rafforzare le prospettive di sviluppo sostenibile per gli scali lagunari, ragionando anche sulle modalità più efficaci, sostenibili e tempestive per superare gli ostacoli all’orizzonte per la portualità, una grande risorsa per il Veneto, per il Nord Est e per l’Italia.
“Anche per tutta la parte di autorizzazioni ambientali - riprende il vice ministro - stiamo facendo un grosso lavoro al ministero per quanto riguarda lo snellimento per ottenere le autorizzazioni e anche una serie di decreti che possono essere utili per quanto riguarda la parte dei dragaggi”, le sue parole.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Il provvedimento sulle bollette è debole e non strutturale. Il problema rimane quello delle rinnovabili iperincentivate che vendono anche quando il loro apporto è inutile, al prezzo del gas". Così Carlo Calenda sui social.
"Una follia in particolare su idroelettrico che arricchisce le imprese del settore a spese dei cittadini. Avevamo fatto una proposta chiara ma il governo non ha avuto il coraggio di attuarla. Molto positivo invece il primo passo fatto per il ritorno al nucleare, una battaglia che Azione ha condotto con forza dalla sua nascita".
Palermo, 28 feb. (Adnkronos) - "La politica di Trump di dazi mi preoccupa. Non mi sono mai pronunciato sino adesso, ma è chiaro che parlo anche da ex presidente del Senato. Sulla politica internazionale non mi compete esprimermi, potrei dire tanto ma mi taccio. Per quanto riguarda, invece, quella economica siamo preoccupati come credo lo siano tutti coloro che hanno a cuore l'andamento dell'economia italiana". Così il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, a margine della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti.
"Le politiche protezionistiche non hanno mai risolto le tematiche economiche di un Paese, anche perché determinano controreazioni, dazi contro dazi - ha aggiunto -. Ho letto oggi sulla stampa che le quotazioni delle azioni di Trump e anche di Musk crollano e questa è una prima conseguenza. Mi auguro e sono certo che la reazione dell'Europa sarà univoca, ferma e dimostri una volta tanto di essere un'Europa anche dei popoli, non soltanto della moneta".
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - La segretaria del Pd, Elly Schlein, risponderà domani a Repubblica sulla proposta, lanciata sul quotidiano da Michele Serra, per 'Una piazza per l'Europa'. Si apprende da fonti del Nazareno, interpellate sull'iniziativa.