Manca davvero solo il terzo indizio per produrre una prova che sia certa e incontrovertibile. Dopo le due spettacolari punizioni segnate in successione contro Roma e Spezia, Dušan Vlahović si propone come uno dei migliori specialisti nel tirare le punizioni che ci siano oggi nel panorama calcistico internazionale. Potrebbe sembrare un’affermazione avventata dopo solo due punizioni, ma i due “esemplari” ammirati, i precedenti storici e il panorama di tiratori nel mondo possono portare a questa conclusione. Se si guarda al passato, il calcio di punizione era un’arte sottile con tanti alchimisti del calcio pronti a mostrare la loro miscela magica. C’era la maestria pura di Platini, il tocco malandrino di Maradona, la morbidezza di Baggio, la potenza senza limiti di Branco, la precisione devastante di Mihajlović, le traiettorie ubriache di Juninho Pernambucano, imitate con addirittura maggiore classe da Andrea Pirlo. Al di là poi di questi grandissimi nomi, c’erano tanti altri specialisti, in pratica uno per squadra che sapeva colpire su calcio piazzato (pescando a caso ci sono Beckham, Bortolazzi, Marcos Assuncao, Alvaro Recoba, anche un portiere come Rogerio Ceni e molti altri). Da dieci anni a questa parte, invece, il calcio internazionale non sembra più sfornare grandi calciatori di punizioni, sempre più utilizzate per dare l’innesco a qualche schema offensivo.

In questi ultimi anni infatti si sono viste le prove su prove di Cristiano Ronaldo, molto iconico ma molto poco prolifico da fermo, le poche magie di Messi, il quale deve anche fare a botte per tirarle nel Psg con Mbappé e Neymar in squadra, un po’ di piedi caldi come James Ward-Prowse del Southampton, Paulo Dybala, Dani Parejo, Federico Viviani, ma mai nessuno ha avuto continuità, stile e caratteristiche identificative che possono farlo indicare come grande specialista. Poi arriva Vlahović, in due giornate consecutive di Serie A segna due punizioni meravigliose per tecnica e forza, che hanno inoltre un marchio identificativo, quello che serve appunto per creare un’immagine anche mentale del tiratore. Vlahović tira forte, partendo in diagonale rispetto al pallone, ingobbendosi mentre si avvicina per flettere il suo corpo molto grosso e colpire la sfera di mezzo piatto, facendo esplodere quei suoi quadricipiti mostruosi con cui regge gli urti di tutti i difensori che trova sulla sua strada. La palla non perde mai velocità lungo il tragitto e scende rapidamente verso la porta dopo aver superato la barriera.

Due punizioni identiche, due gol fantastici, uno stile unico, questi sono gli obiettivi principali per diventare un grande tiratore di punizioni. Eppure, guardando e riguardando le due gemme dell’attaccante serbo della Juve viene in mente un déjà vu, un sapore di già visto che fa ancora una volta accelerare i battiti. Tra i grandi del passato non è stato citato uno di quelli con un calcio molto caratterizzato, davvero unico e precipuo. E pensando a questo calciatore i paragoni con il Vlahović di oggi si sprecano: era un centravanti (mentre le punizioni sono quasi sempre state appannaggio dei numeri 10 e delle mezzali), era molto grosso fisicamente (1,90 x 77 kg il serbo contro 1,93 x 80 kg), calciava arcuando il corpo e flettendone la massa in maniera quasi identica a quella dello juventino, infine calciava di mezzo piatto, con la piccola differenza che le sue punizioni potevano prendere entrambi i lati della porta e non solo quello in corrispondenza della barriera. Questo nome del passato è quello del centravanti olandese, ex Feyernoord, Pierre van Hooijdonk. Una somiglianza davvero spiccata che fa sperare i tifosi bianconeri. Per tirare fuori solo un numero, Pierre van Hooijdonk nella stagione 2001-2002 segnò ben 11 punizioni e se il centravanti serbo riuscisse a unire alla sua bravura nel giocare per la squadra e il suo istinto in area di rigore numeri da fermo del genere, allora diventerebbe uno dei calciatori più preziosi che ci sono in giro.

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