C’erano anche i segreti nucleari di un Paese straniero tra le carte sequestrate dall’Fbi nella residenza di Donald Trump, a Mar-a-Lago, in Florida, nel corso del blitz effettuato dagli agenti del Bureau. È quanto emerge da un nuovo articolo pubblicato dal Washington Post dal quale emergono i rischi ai quali sono state esposte la sicurezza nazionale americana e anche di altri Stati portando fuori dalla Casa Bianca documenti riservati, molti dei quali top secret.

Alcuni di questi documenti, inoltre, dettagliano operazioni estremamente segrete degli Stati Uniti a conoscenza di un ristrettissimo numero di persone e che sono custodite sotto chiave, quasi sempre in una struttura sicura con un ufficiale che registra gli accessi. Sono stati però ritrovati a Mar-a-Lago in un luogo insicuro, oltre 18 mesi dopo la fine del mandato di Trump. Solo il presidente e alcuni membri del governo possono autorizzare altri funzionari a conoscere i dettagli di queste attività top secret, tanto che molti alti dirigenti della sicurezza nazionale non ne sono informati.

Le fonti del Wp – persone vicine alla perquisizione – non identificano il governo straniero in questione né dicono dove esattamente sono stati trovati questi documenti. Il quotidiano aveva già riportato che l’Fbi stava cercando qualsiasi documento classificato riguardante armi nucleari. Dopo la pubblicazione della notizia, Trump aveva risposto che “la questione delle armi nucleari è una bufala“, come pure a suo avviso il Russiagate e i due impeachment subiti.

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