di Monica Valendino

Dall’inizio della crisi Ucraina si è detto che a cercare la pace dovranno essere i due protagonisti ovvero Vladimir Putin da un parte e Joe Biden dall’altra. Perché, se qualcuno ancora non l’avesse capito, questa sporca guerra è tra gli Usa e il loro braccio armato e camuffato da alleanza difensiva (la Nato) e la Russia, vista come una tappa fondamentale da ridimensionare prima di dedicarsi al vero problema verso l’egemonia politico economica mondiale, la Cina.

Dopo mesi di morti e dolore forse qualcosa si sta muovendo in senso positivo, dopo che i muscoli (anche quelli nucleari) sono stati ben spiegati e mostrati al mondo.

Alcune cose successe negli ultimi giorni inducono a pensare che da parte americana sia arrivato il momento della trattativa, anche in vista delle elezioni di mid-term dove Biden rischia una bocciatura epocale, con entrambe le camere del Parlamento che finirebbero in mano repubblicana dove Donald Trump ha ancora una voce in capitolo notevole (qualcuno a Washington DC lo vedrebbe addirittura speaker della Camera, dove l’ottantaduenne Pelosi è al capolinea).

Qualcosa si sta muovendo, dunque. In primo luogo la notizia fratta trapelare attraverso il NYT riguardo l’attentato che ha provocato la morte di Darya Dugina, dove fonti d’intelligence a stelle e strisce hanno indicato in Kiev i mandanti e gli esecutori, un atto che che dimostra un primo distacco politico.

L’agenzia Tass ha poi riportato che gli Usa non hanno intenzione di schierare armi nucleari nei paesi, come la Polonia, che hanno aderito all’ organizzazione dopo il 1997. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, offrendo un altro motivo negoziale a Mosca.

Infine, forse a rispondere all’inopportuna scelta di Zelensky di emettere un decreto dove si impedisce all’Ucraina di trattare con Putin, il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato che il suo Paese è “pronto” a cercare una soluzione diplomatica con la Russia sul conflitto in Ucraina. “Quando la Russia dimostrerà seriamente di essere disposta a intraprendere la strada del dialogo, noi saremo pronti. Noi ci saremo”, ha dichiarato in una conferenza stampa a Lima. “Il fatto è che la Russia e il Presidente Putin non hanno mostrato alcun interesse per la diplomazia”, ha anche rimproverato Blinken, ma rimane il fatto che più indizi portano a credere che da parte Usa ci sia un tentativo di arrivare a un tavolo negoziale.

Il punto sarà trovare un accordo che soddisfi entrambe le parti: Mosca non rinuncerà ai territori annessi (forse qualche concessione la potrebbe fare solo su Zaporizhia), mentre Biden che vuole a tutti i costi riguadagnare la fiducia dei suoi cittadini percossi da inflazione e crisi post Covid e che non hanno molto interesse nella politica estera, potrebbe “accontentarsi” dell’egemonia militare oramai conclamata sui paesi dell’Est Europa e, soprattutto, di quella energetica avendo di fatto troncato la dipendenza europea dalla Russia (anche attraverso Nord Stream) imponendo al Vecchio Continente gli States come interlocutore naturale per l’energia (atomica?).

E l’Ucraina? fin dall’inizio è stata considerata da molti analisti come l’agnello sacrificale e sia in caso di accordi sia in caso di guerra prolungata è destinata a perdere. L’aver accettato la mano sporca per il colpo di Stato del 2014 e l’aver continuato a voler evitare una soluzione per il Donbass prolungando la guerra civile l’ha messa sul piatto sacrificale ancora prima del febbraio scorso. Comunque vada a finire Zelensky potrebbe diventare il grande sconfitto dalla storia e forse è per questo che sta continuando a mostrare i muscoli: forse a lui la guerra a questo punto conviene.

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