Peggiorano le prospettive economiche dell’area euro. Gli indici Pmi (purchasing management index, ossia la raccolta degli orientamenti dei responsabili degli acquisti aziendali) che monitorano l’attività economica hanno segnalato oggi un calo superiore alle attese. In ottobre l’S&P Pmi manifatturiero è sceso da 48,4 a 47,9, ben al di sotto di quota 50 che segna lo spartiacque tra espansione e contrazione dell’economia. L’indicatore relativo ai servizi cala da 48,8 a 48,2. Il risultato complessivo è un Pmi composito che scende da 48,1 a 47,6. I dati indicano “un’ intensificazione della fase negativa dell’economia tedesca all’inizio del quarto trimestre” che “rafforza i segnali di una recessione imminente nella principale economia dell’area euro” secondo l’economista di S&P Global Phil Smith.

In particolare l’indice tedesco è precipitato a 45,7 punti, ben al di sotto dei 47 punti attesi. L’indice dei servizi è risultato, come nelle attese, a 44,9, ma il Pmi complessivo sull’attività economica segnala una decisa contrazione a 44,1 da 45,7 di settembre, contro le attese per un rallentamento più soft a 45,5. Ieri a Alfred Kammer, responsabile per l’Europa del Fondo monetario internazionale ha avvertito che nei mesi invernali la metà dei paesi euro si troverà in recessione tecnica (ossia con due trimestri consecutivi di arretramento del Pil). Le stime sul Pil italiano sono di + 3,2% nel 2022, – 0,2% nel 2023 e + 1,3% nel 2024.

Il pessimismo non contagia però gli amministratori delegati di 1.300 tra le più grandi aziende al mondo interpellati dalla società di consulenza Kpmg. Più di 4 su 5 a livello globale (86%) prevedono l’arrivo di una fase recessiva, ma il 58% si aspetta che questa sarà leggera e breve. Il 73% dei ceo prevede che la recessione interromperà la crescita prevista della propria organizzazione, ma tre quarti (76%) hanno già adottato misure precauzionali in vista di una recessione incombente.

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