Moda e Stile

Giada Nava e il rilancio di Exilia: “Durante il lockdown non riuscivo più a trovare la lingerie che usavo, così ho salvato l’azienda che la produceva”

Monzese, classe 1968, a cinquant’anni non ha esitato a rimettersi in gioco: così - in pieno lockdown - ha rilevato Exilia, brand di lingerie Made in Italy con quasi 50 anni di storia alle spalle, rilanciando la produzione e traghettando il marchio nella contemporaneità

di Ilaria Mauri

Per me è tutto nuovo”, mi dice Giada Nava davanti ad una tazza di tè fumante, in una fredda mattina di novembre. È il giorno del suo primo press day, in cui presenta alla stampa la nuova collezione P/E 2023 di Exilia, storico brand di lingerie Made in Italy che lei ha deciso di rilevare e salvare, rilanciando la produzione e traghettando il marchio nella contemporaneità. “Fino a due anni fa facevo tutt’altro mestiere poi, un po’ per caso, un po’ per destino, mi sono ritrovata a diventare da cliente a proprietaria di Exilia. E così, dopo aver lavorato tutta la vita con i bulloni adesso faccio mutande, reggiseni, corsetti e costumi da bagno”, spiega. Monzese, classe 1968, a cinquant’anni non ha esitato a rimettersi in gioco, animata da una fervente passione e da un sincero desiderio di fare qualcosa, in prima persona, per tutelare quell’eccellenza artigianale tutta italiana che fa grande il nostro Paese nel mondo. Tutto è iniziato durante il lockdown: “La mia famiglia ha un’azienda storica metalmeccanica, fondata da mio nonno 80 anni fa. Ci abbiamo lavorato tutti in famiglia (mio padre, mio fratello…) e fino a poco tempo fa era tutta la mia vita. Quando sono entrati due dei miei figli, ho deciso di fare un passo indietro e prendermi una pausa. Poi è arrivato il Covid, la grande paura che ha spinto tutti a fare delle riflessioni. I negozi di intimo erano rimasti aperti durante il lockdown in quanto attività essenziali ma un giorno all’altro non ho più trovato in giro la biancheria che uso da sempre. Ho iniziato a chiedere maggiori informazioni in boutique e mi sono ritrovata a parlare al telefono con il rappresentante di Exilia nel Lazio. È stato lui a rivelarmi che i fondatori del brand, Sanzio e Maria Paolucci, ormai ottantenni, avevano deciso di fermare definitivamente la produzione e mettere l’azienda in liquidazione, visto oltretutto che anche i loro figli avevano perso lo stimolo”.

Giada non ci ha pensato un attimo e appena è stato possibile ha preso un treno per Bologna, destinazione San Lazzaro di Savena, dove si trova la sede di Exilia. “Quando sono arrivata ho trovato tutto fermo, tutto spento. Un paesaggio surreale un po’ dovuto al lockdown e un po’ al fatto che la produzione era stata fermata. Per me è stato un colpo al cuore: ho capito che l’Italia non poteva perdere una realtà artigianale del genere, con quasi 50 anni di storia alle spalle all’insegna dell’eccellenza”. E così ha incontrato i proprietari, “due signori d’altri tempi”; ha parlato con il personale, “trenta dipendenti quasi tutti in età pensionabile”; ma – soprattutto – ha comprato l’azienda, investendo in un piano di rilancio incentrato su innovazione e salvaguardia della tradizione. Il primo passo è stato ripartire da zero: ha creato una nuova squadra, affiancando alle macchiniste storiche una nuova capo-modellista (ex La Perla) e dei giovani talenti; ha comprato un nuovo capannone per espandere l’attività anche attraverso l’e-commerce ma, soprattutto, ha fatto un grande lavoro di studio degli archivi. “Per me è importante tutelare la tradizione delle lavorazioni perché è la cosa che mi ha fatto subito amare Exilia da cliente. Ma, al contempo, da imprenditrice, so che è importante conciliarla con le esigenze dei tempi attuali”, sottolinea la signora Nava.

“Tutta la nostra filiera è italiana: dai tessuti alle componenti fino al taglio. Questo ci garantisce un’altissima qualità a cui abbiniamo la nostra creatività. Abbiamo creato una linea di capi ‘fuori acqua’, cioè camicie, pantaloni, maglie e abiti trasversali, perfetti per una donna sempre in movimento che ha bisogno di pochi capi multifunzione nel bagaglio a mano”. Come il costume Keros: è, appunto, un costume, ma è perfetto anche come body e sottogiacca. Ma il vero centro resta il tulle: “Il tulle di Exilia è ciò da cui tutto ha avuto inizio. Il mio amore per questo marchio è legato proprio a questo tessuto morbido, avvolgente e impalpabile, che rende la lingerie una vera seconda pelle. È fatto ancora a telaio e io ho voluto rendergli omaggio inserendolo anche in tanti altri capi, a fare da fil rouge: nei costumi per definire la silhouette, nei leggings sportivi per dargli quel tocco chic, ma soprattutto nei corsetti, vero accessorio di stile da portare sopra a maglie e camicie, non sotto”. L’idea è quella di partire dalla lingerie per costruire un vero e proprio guardaroba funzionale, pochi pezzi versatili e adattabili a seconda dell’occasione, come la camicia bianca che indossa Giada. All’insegna di una femminilità sensuale ma non sfacciata, di una bellezza elegante e sofisticata che piace alle giovani ma anche alle signore più grandi. “Mettiamo grande attenzione in ogni dettaglio: le etichette sono cucite a mano così se ti danno fastidio le puoi togliere senza distruggere le mutande. Tutto è fatto in Italia, lavorato in pulizia, cioè con il dritto uguale al rovescio, materiali e tinture impeccabili. Anche gli elastici sono frutto di una ricerca dell’eccellenza”.

L’entusiasmo di questa donna è contagioso e travolgente: proprio quando era pronta a farsi da parte la vita l’ha portata di nuovo in pista, offrendole l’occasione di mettere a disposizione le competenze imprenditoriali apprese in famiglia per salvare le fatiche di tutta la vita di un’altra famiglia, quella dei signori Paolucci. Oggi Exilia è tornata sul mercato come specifica eccellenza del settore con un piano industriale che mette al centro dell’attenzione competenze uniche, savoir-faire e importanti risorse. Alcune importanti collaborazioni (soprattutto con gruppi alberghieri) sono già state avviate e in rampa di lancio ci sono speciali capsule collection. Ma non solo. “I proprietari sono molto contenti di questo rilancio per loro inaspettato, i loro figli sono rimasti in azienda per garantire la continuità così come tanti artigiani che hanno passato tutta la vita in quei locali. La produzione è tutta al femminile, sono capi fatti da donne per altre donne. Abbiamo in mente tanti progetti: lotto, e continuerò a lottare sempre, per salvaguardare il nostro Made in Italy”.

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