Dopo i ritardi sugli asili nido, il ministero dell’Istruzione rischia di sforare le scadenze previste anche per un altro capitolo del Pnrr, quello relativo al “Potenziamento delle infrastrutture per lo sport a scuola”. Il programma, che prevede la costruzione e la messa in sicurezza di palestre negli edifici scolastici, ha già accumulato sei mesi di ritardo a causa della montagna di candidature pervenute dalle amministrazioni locali. Lo rileva la Corte dei Conti nella delibera 13/2022, approvata dal “collegio del controllo concomitante”, un meccanismo di verifica in itinere, nato con le nuove regole sulla governance del Pnrr, che permette di esaminare “in tempo reale” gli interventi, senza aspettare la conclusione dei procedimenti.

Ebbene, il collegio ha appurato che l’investimento 1.3 della missione 4 del Piano ha bucato le scadenze previste. Attenzione: non è (ancora) in pericolo il raggiungimento della tappa fissata con Bruxelles. L’aggiudicazione dell’appalto e l’inizio dei lavori è previsto entro il primo trimestre del 2024. Sono invece i passaggi intermedi stabiliti dal cronoprogramma italiano a essere state superate. Per la costruzione o la ristrutturazione di palestre o altre infrastrutture all’interno delle scuole, il Pnrr ha stanziato 300 milioni di euro, che saranno divisi tra 444 istituti, per una superficie totale di 230.400 metri quadrati. Altri 31,78 milioni sono stati aggiunti attraverso fondi nazionali.

Ora i termini che sono stati sforati dal ministero sono due: la scadenza per la pubblicazione della graduatoria dei progetti finanziati, fissata al 31 maggio 2022, e quella per la sottoscrizione delle convenzioni con gli enti beneficiari, stabilita per il 30 giugno. Con un effetto domino, il mancato conseguimento del primo obiettivo ha travolto anche il secondo. A causare il ritardo della pubblicazione della lista degli interventi ammessi è stato, stando a quanto comunicato dal ministero dell’Istruzione alla Corte dei Conti, “l’elevato numero di candidature ricevute (complessivamente 2.859)” che “ha comportato e comporta un rilevante lavoro di controllo sull’effettivo possesso dei requisiti minimi di ciascun progetto”.

Per i magistrati contabili, la sproporzione tra il valore delle domande arrivate dai comuni, pari a 2,96 miliardi di euro, e i fondi a disposizione, 300 milioni, è indice di “una difettosa programmazione della misura” confermata anche dal fatto che la grande partecipazione delle scuole elementari (86,4% delle domande inviate) non si è riflessa nell’assegnazione delle risorse (solo il 70%). Il 14 luglio le due graduatorie, una per i lavori di messa in sicurezza e l’altra per le nuove costruzioni, sono state approvate, ma solo in via provvisoria. Inoltre, dei 444 interventi ne sono stati “ammessi con riserva” 171, circa il 38%. Un’ammissione condizionata, quindi, che dipende, stando a quanto dichiarato dal ministero dell’Istruzione, dalla necessità di ottenere chiarimenti sulla proprietà delle aree interessate o su “possibili incongruenze” tra gli importi richiesti dagli enti locali e il numero di studenti beneficiari.

Ma c’è dell’altro. La maggior parte degli interventi ammessi a finanziamento “presenta o un’assenza di livello progettuale (“Nessun livello progettuale”) o si trova nella fase iniziale del “Progetto di fattibilità” mentre sono del tutto residuali gli interventi con un livello avanzato di progettazione (definitivo o esecutivo)”. Queste carenze si riflettono inevitabilmente nei tempi di realizzazione delle opere. Il fatto che nella maggioranza dei lavori autorizzati la progettazione sia assente o sia stata fatta soltanto in fase preliminare, scrivono i magistrati contabili, “rende difficilmente conseguibile per molti degli Enti locali beneficiari il rispetto del primo termine di attuazione del progetto previsto dal cronoprogramma stabilito dall’art. 4 dello schema di convenzione”. Ovvero il 31 dicembre 2022, data entro la quale i comuni devono approvare il progetto definitivo.

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