Il Covid ha inciso pesantemente sui diplomati ai tecnici e professionali che cercano lavoro: il tasso di occupazione è diminuito dell’11%. L’ascensore sociale è bloccato: al liceo vanno i figli di chi sta economicamente bene e da lì migrano nelle università, soprattutto umanistiche. L’orientamento è fallito. E l’idea del ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, di inviare una lettera alle famiglie dei ragazzi delle medie per dire loro i lavori più ricercati e le retribuzioni, è bocciata dal direttore della fondazione “Giovanni Agnelli”, Andrea Gavosto. Ecco la fotografia che esce dalla nuova edizione di Eduscopio.it, il portale con i dati aggiornati sulle scuole secondarie di secondo grado che meglio preparano agli studi universitari o al lavoro dopo il diploma.

Dal 2014 ad oggi la fondazione, ogni anno, esamina i numeri di miglia di diplomati per aiutare gli studenti e le loro famiglie nella scelta del percorso di studi dopo la terza media. Quest’anno il gruppo di lavoro, coordinato da Martino Bernardi, ha analizzato i dati di 1.289mila diplomati italiani di 7.700 scuole in tre successivi anni scolastici (2016/2017, 2017/2018, 2018-2019). Il primo aspetto sul quale soffermarsi è un campanello d’allarme che Gavosto suona con vigore: “I grafici ci dicono che il Covid ha avuto forti ripercussioni sui percorsi dei diplomati degli istituti tecnici e professionali che hanno scelto di non continuare all’università, ma di trovare lavoro: a livello aggregato, il tasso di occupazione calcolato da Eduscopio per i diplomati del 2019 che hanno cercato l’impiego in piena pandemia risulta dell’11% più basso rispetto ai diplomati del 2017. Dopo il forte calo degli apprendimenti registrato dall’Invalsi nel 2021 e 2022, la pandemia rischia dunque di lasciare segni profondi anche sulle prospettive di lavoro di questa generazione”.

Ma dove vanno a finire questi ragazzi? Gavosto non ha dubbi e lo spiega a ilfattoquotidiano.it: “Finiscono tra i Neet, tra coloro che né studiano né lavorano. Ce lo confermano anche i numeri sulle iscrizioni all’Università: dopo un incremento del 5% nel 2020/21, abbiamo registrato un nuovo calo di tre punti percentuali. Sono giovani che escono dal circuito e rientrare per loro, magari dopo qualche anno, non è per nulla facile”. Non solo. L’impatto non è stato significativo solo sui livelli occupazionali ma anche sulla tipologia dei contratti, con una riduzione della loro stabilità (-5% contratti a tempo indeterminato). Altro elemento di preoccupazione: l’ascensore sociale bloccato. Non c’è verso di cambiare rotta, è “immutabile” ci dice sconsolato Gavosto. Il classico è ormai diventato una scuola con il 75% di ragazze che poi si iscrivono ai corsi umanistici. Chi proviene da una famiglia con un tasso di istruzione elevato va al liceo e il 95% all’Università. Gli altri sono destinati ai tecnici e ai professionali, soprattutto i migranti in quest’ultimi.

Un dato positivo c’è: negli istituti tecnici, nonostante il loro prevalente intento professionalizzante, una percentuale considerevole di diplomati (in media almeno 1 su 3) preferisce la prosecuzione degli studi al livello universitario piuttosto che l’ingresso immediato nel mercato del lavoro. Entrando nello specifico la “classifica” dei licei vede al primo posto in Italia lo scientifico “Nievo” di Morbegno. Nelle singole città, invece, a Roma il classico “Giulio Cesare” prende il posto dell’ “Ennio Quirino Visconti” al primo posto. A Napoli la maglia rosa, per il classico, la indossano tre scuole: “Sannazzaro”, “Umberto I” e “Convitto Vittorio Emanuele II”. Allo scientifico, invece, il “Mercalli” da secondo nel 2021 passa al primo posto. A Milano, tra i classici resta primo in classifica il “Sacro Cuore” così come allo scientifico il “Da Vinci”. Anche in altre città non ci sono cambiamenti significativi in termini statistici ma dove si rivelano è Gavosto a spiegarci motivi: “Molto dipende dai dirigenti scolastici e in alcuni casi dall’allargamento del perimetro della scuola che magari ha compreso qualche sede nuova”.

Ciò che continua a non funzionare è l’orientamento: “Nel Pnrr – sottolinea Gavosto al nostro giornale – la scelta attuativa del Governo precedente – così come dell’attuale – è stata quella di privilegiare il lavoro da fare alla fine delle superiori ma bisogna cominciare prima: la decisione dopo la terza media diventa dirimente”. Il direttore della fondazione “Agnelli” ha una ricetta: vanno fatte emergere le attitudini dei ragazzi, non si devono dare solo informazioni. Inoltre gli studenti vanno seguiti, osservati lungo tutto il loro periodo di studio. Infine va cambiata la didattica attraverso più compiti di realtà. E l’idea di Valditara di inviare la lettera alle famiglie per dire loro i profili più ricercati sul mercato del lavoro e le retribuzioni? Bocciata: “Non serve a nulla. Stiamo parlando – dice Gavosto – a dei ragazzi e a delle famiglie che, magari, tra cinque anni avranno davanti un altro panorama economico e occupazionale. E’ totalmente inutile dare loro questi dati”.

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