Cultura

Valentina Lisitsa, annullato il concerto della pianista ucraina pro-Putin alla Fenice di Venezia. Scoppia la polemica: “Ha suonato nella Mariupol occupata”

Lisitsa è una fuoriclasse che appena sfiora i tasti con le sue dita crea l’incanto. Che si tratti di Ciaikovskij o Beethoven, ancor meglio di Rachmaninov. Ma è ucraina di Kiev e ha suonato per i russi nella Mariupol occupata lo scorso 9 maggio. E proprio quell’immagine di lei, intenta a suonare nella città bombardata, ha fatto il giro del mondo grazie a un tweet

di Simona Griggio

“Abbiamo ricevuto minacce pesanti sui social. Molto violente. Rivolte a noi come associazione ma anche al personale del teatro La Fenice che ci ospita. Ma, lo ribadisco, non eravamo a conoscenza della posizione filo putiniana di Valentina Lisitsa”. Lo dichiara a FqMagazine Sonia Finzi, presidente di Musikamera, la realtà associativa che organizza nelle sale apollinee del teatro veneziano una serie di concerti di musica da camera. Ad aprile era in programma un concerto della grande eccellenza mondiale Valentina Lisitsa: ‘The Queen of Rachmaninov’ come lei stessa si definisce sul suo profilo Facebook. Invece il concerto è stato annullato. Non si farà. Troppe le polemiche che sono scoppiate per la sua manifesta adesione alla politica di Putin, un’adesione di cui i rappresentanti di Musikamera non erano a conoscenza. “E’ stata una leggerezza – puntualizza Finizi – siamo molto amareggiati”.

Lisitsa è una fuoriclasse che appena sfiora i tasti con le sue dita crea l’incanto. Che si tratti di Ciaikovskij o Beethoven, ancor meglio di Rachmaninov. Ma è ucraina di Kiev e ha suonato per i russi nella Mariupol occupata lo scorso 9 maggio. E proprio quell’immagine di lei, intenta a suonare nella città bombardata, ha fatto il giro del mondo grazie a un tweet. “Questa è Valentina Lisitsa e pare che stia per fare un concerto al prestigioso Teatro La Fenice di Venezia. È conosciuta per le sue posizioni pro Putin e ha perfino fatto un concerto in maggio nella Mariupol occupata”. A pubblicarlo sul social l’ucraina Mariia Kramarencko. Da quel momento in poi la situazione si è fatta incandescente. L’associazione deve tenere in considerazione che “la parte politica della pianista, ancorché eccellenza mondiale, sovrasta quella artistica”, chiarisce Finzi. Lisitsa ha sempre espresso opinioni politiche molto critiche rispetto alla linea di Kiev. E’ molto seguita sui social e alcuni dei suoi concerti hanno ottenuto milioni di visualizzazioni su YouTube. Il 2 agosto ha suonato a Mosca davanti l’ambasciata ucraina. Un evento di protesta in ricordo degli antifascisti massacrati a Odessa nel 2014 da parte dei militanti nazisti ucraini. Il video è su Facebook.

La serie di talenti mondiali dichiaratamente pro Putin e manifestamente allontanati è significativa. Il primo è stato il direttore d’orchestra russo Valery Gergiev, allontanato dal teatro alla Scala, per le sue posizioni manifestamente pro Putin. Ora tocca al ballerino ucraino (russo di adozione) Sergei Polunin, che il teatro Arcimboldi di Milano ha deciso di non ospitare nel già rinviato “Rasputin dance drama”. Anche lui dichiaratamente filoputiniano, e non solo per il tatuaggio del volto di Putin che si era fatto tatuare sul petto. Ma anche per la sua recente campagna di raccolta fondi per l’esercito russo.

Il clima è incandescente. Ospitare Valentina Lisitsa sarebbe stato impossibile. “Abbiamo scritto alla pianista – spiega Finzi al Corriere del Venetole abbiamo detto che abbiamo ritenuto di rinviare il concerto in altri momenti in cui commenti e osservazioni nei suoi confronti potranno essere mossi esclusivamente da pensieri di carattere artistico e non politico” . E lei come la presa? “Non l’ha presa benissimo. Ha subito risposto ufficialmente a Musikamera chiarendo che la musica e l’arte sono al di sopra della politica. Ma ormai la decisione è stata presa”. Il teatro La Fenice non commenta. Lascia all’associazione che ospita per la programmazione dei concerti musica da camera ogni dichiarazione. E’ Finzi a concludere: “Ci spiace che sia accaduto tutto questo. Già ai tempi delle polemiche su Gergiev alla Scala avevamo dichiarato al pubblico che la nostra associazione è super partes, che il valore della musica è sopra ogni divergenza. Ma un conto è rinnegare la cultura russa, un conto ospitare artisti apertamente schierati”.

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