A quasi un mese dal suo arresto, Eva Kaili ha potuto rivedere la figlia di 22 mesi. La bambina è stata portata nel carcere di Haren dal nonno Alexandros, in un primo momento coinvolto anche lui nell’inchiesta della procura federale di Bruxelles: era stato fermato con una valigia piena di contanti e poi rilasciato. Quel denaro, secondo Eva Kaili, era di Antonio Panzeri: non era la prima volta che l’ex eurodeputato del Pd lasciava contanti in casa sua. “Forse a causa della mia immunità”, ha detto l’ex vicepresidente dell’Europarlamento agli inquirenti belgi, come ha raccontato il fattoquotidiano.it.

La politica greca, detenuta dal 10 dicembre per lo scandalo Qatargate, oggi è riuscita a rivedere la figlia avuta da Francesco Giorgi, l’ex assistente parlamentare di Panzeri, finito pure lui al centro dell’inchiesta anticorruzione della procura federale di Bruxelles. L’avvocato di Kaili, Michalis Dimitrakopoulos, aveva chiesto che madre e figlia potessero vedersi già a Natale. Le autorità belghe avevano però respinto la richiesta, argomentando che non c’era abbastanza personale. “Volevano fare pressione perché confessasse”, ha sostenuto il legale ellenico.

L’incontro tra Kaili e sua figlia è avvenuto alla vigilia di una settimana che, sul piano europarlamentare, potrebbe riservare novità. Martedì il Qatargate sarà affrontato dalla commissione speciale Inge dell’Eurocamera, istituita proprio con il mandato di occuparsi delle ingerenze straniere in Ue. Sinora erano state soprattutto Russia e Cina a finire sotto la lente della commissione presieduta dal socialista Raphaël Glucksmann. Martedì, in una riunione tra i coordinatori dell’organo (ciascuno dei quali rappresenta un gruppo al Pe) sul tavolo finiranno le possibili ingerenze di Qatar e Marocco nelle attività dell’Eurocamera: ingerenze che sono al centro dell’inchiesta del giudice istruttore Michel Claise.

Giovedì, invece, Roberta Metsola darà di fatto il via al primo step della stretta sulle lobby annunciata sull’onda dello scandalo. La presidente dell’Eurocamera presenterà una prima bozza della misura ai capigruppo del Pe. I binari su cui intende muoversi sono diversi. Si va da una maggiore tutela per i whistleblowers al divieto di accesso alle aree dell’Eurocamera per i lobbisti non iscritti al registro per la trasparenza. Viaggi e incontri degli eurodeputati con esponenti di Paesi terzi dovranno inoltre essere rigidamente annunciati e documentati ed uno stretto monitoraggio verrà messo in campo anche per gli ex eurodeputati che proseguono la loro carriera a Bruxelles e Strasburgo come lobbisti. Come è stato per Panzeri, che finora appare come la mente della rete di mazzette che ha travolto il Parlamento Ue. Panzeri, come Giorgi e Niccolò Figà-Talamanca è in attesa di nuova udienza nei prossimi giorni. Il 22 gennaio il tribunale di Bruxelles riesaminerà la richiesta di custodia cautelare per Kaili. Il 16 gennaio, intanto, comincerà la procedura d’urgenza per la revoca dell’immunità parlamentare per due eurodeputati, come richiesto dagli inquirenti di Bruxelles: i nomi verranno ufficialmente comunicati dalla presidente all’apertura della Plenaria, ma secondo fonti interne all’istituzione Ue sono quelli di Andrea Cozzolino del Pd e Marc Tarabella, socialista belga iscritto anche ad Articolo 1.

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