Per Pasquale Angelosanto catturare mafiosi non è una novità. Generale di divisione, 63 anni, originario della Ciociaria, dal 2017 è comandante del Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei Carabinieri, la struttura anticrimine d’elite dell’Arma. È lui ad aver coordinato il blitz alla clinica Maddalena di Palermo che ha portato all’arresto di Matteo Messina Denaro. E in carriera ha fatto lo stesso con centinaia di criminali di altissimo livello, fin da quando, nel lontano 1992 – da comandante del Nucleo operativo del Gruppo Napoli II – portò in carcere in modo incruento il latitante Carmine Alfieri, considerato il capo della camorra. Un impegno che a oggi gli è valso numerose onorificenze in ambito militare e civile, fra cui i titoli di Cavaliere e Ufficiale al merito della Repubblica.

“Il lavoro è stato caratterizzato da rapidità e riservatezza. Nel volgere di poche settimane abbiamo individuato la data di oggi, in cui il ricercato si sarebbe sottoposto a degli accertamenti clinici e a delle terapie”, ha detto in conferenza stampa insieme al procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e all’aggiunto Paolo Guido. C’è la mente di Angelosanto anche dietro le indagini sugli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi a opera delle Brigate Rosse, o quelle sulle attività illecite della ‘ndrina Ruga–Gallace–Novella che operava nel litorale romano fra Anzio e Nettuno (Roma). Dal 2002 al 2007 è stato direttore del Raggruppamento operativo centrale del Sisde, l’agenzia d’intelligence per l’interno (ora Aisi).

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Paolo Guido, chi è il procuratore aggiunto di Palermo che ha coordinato le indagini su Messina Denaro

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