Prima l’irruzione delle forze israeliane nel campo profughi di Jenin, poi la vendetta dell’attacco alla sinagoga per la quale Hamas ha esultato. Ma in Israele non c’è tregua. Un attacco a colpi di arma da fuoco è avvenuto a Gerusalemme, alle pendici delle mura della Città vecchia nel rione a popolazione mista di Silwan (Città di Davide). Due israeliani, padre e figlio, sono stati feriti da un palestinese di 13 anni residente a Gerusalemme est, poi “neutralizzato” dalla polizia. L’emittente Kan lo ha identificato come Muhammad Aliyat. Le persone rimaste coinvolte nell’agguato, avvenuto 14 ore dopo quello condotto presso una sinagoga, sono un ragazzo di 22 anni definito “in condizioni gravi” e un 45enne. Entrambi sono stati portati in ospedale. Anche in questo caso il portavoce del movimento islamico palestinese di Hamas, Hasem Kassem, è intervenuto elogiando l’attacco, una “azione eroica” che rappresenta ”una conferma” di come continuerà “la resistenza in tutti i Territori occupati”, oltre a essere “una risposta ai crimini commessi dall’occupante contro il nostro popolo nei luoghi sacri”. Intanto, dopo l’attentato alla sinagoga di Gerusalemme est, costato la vita a sette persone, la polizia israeliana ha arrestato 42 persone nel quartiere dell’attentatore 21enne ad At-Tur, a Gerusalemme est, tra cui membri della sua famiglia, vicini e conoscenti dell’uomo, per essere interrogati. Inoltre 22 palestinesi affiliati alla Jihad Islamica detenuti in un carcere nel nord di Israele sono stati trasferiti in isolamento dopo aver festeggiato per l’attentato.

L‘Unione europea, con una nota dell’alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell, fa sapere di essere “sconvolta dal terribile attacco terroristico di ieri in una sinagoga di Gerusalemme, che ha ucciso almeno sette persone e ne ha ferite molte e dall’attacco di questa mattina a Gerusalemme Est, che ha lasciato due feriti, di cui una gravemente. L’Ue condanna fermamente questi atti di folle violenza e odio. Questi terribili eventi – ha continuato – dimostrano ancora una volta quanto sia urgente invertire la spirale di violenza e impegnarsi in sforzi significativi per riavviare i negoziati di pace: invitiamo tutte le parti a non reagire alle provocazioni”. Anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è detto “profondamente sconvolto” dai “terribili” attacchi a Gerusalemme in un messaggio sul suo account Twitter. “Ci sono stati morti e feriti nel cuore di Israele”, ha scritto riferendosi all’attentato che ha ucciso ieri sette persone davanti a una sinagoga, oltre a quello di questa mattina con due feriti. “I miei pensieri sono con le vittime e le loro famiglie, la Germania sta con Israele”, ha aggiunto.

Gli attacchi degli ultimi giorni – L’attentato alla sinagoga – condannato dagli Usa che l’hanno definito ‘orribile’ e dall’Italia con il ministro Tajani che ha parlato di “atto di terrore orrendo” – è arrivato all’indomani di una notte ad alta tensione dopo i fatti di Jenin con razzi lanciati da Gaza nel sud di Israele e attacchi in risposta dell’aviazione israeliana. La Jihad islamica ha rivendicato il lancio dei 7 razzi partiti dall’enclave palestinese verso le zone ebraiche a ridosso della Striscia, dove erano appena risuonate le sirene di allarme mandando i residenti dei rifugi. La maggior parte dei razzi sono stati intercettati dal sistema di difesa antimissili Iron Dome e gli altri sono caduti in zone aperte. In risposta, l’aviazione israeliana ha colpito, a più riprese, obiettivi di Hamas (considerata responsabile di tutto quello che origina da Gaza) nella Striscia. Tra questi, una “importante” base nel nord e una struttura sotterranea per la costruzione dei razzi nel campo profughi di Maghazi, nella parte centrale di Gaza. Il portavoce della Jihad Tarek a-Salmi da parte sua ha spiegato che si è trattato di un “avvertimento” destinato ad Israele per chiarire che le fazioni armate di Gaza seguono da vicino gli sviluppi in Cisgiordania e a Gerusalemme. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha ribattuto che le forze di sicurezza israeliane hanno avuto l’ordine di “prepararsi all’azione con una varietà di misure offensive e obiettivi di alta qualità nel caso fosse necessario continuare ad agire”. Un monito ribadito dal premier Benyamin Netanyahu: “Mi impegno di fronte a voi quale primo ministro dell’unico Stato ebraico – ha detto per il Giorno della Memoria – che noi resteremo vigili, forti e non permetteremo mai che la Shoah si ripeta”. “Ancora oggi – ha aggiunto – c’è chi, a giorni alterni, fa appello alla nostra distruzione. Noi però non ci faremo prendere dalla paura e non permetteremo a quei tiranni di intimidirci”. Ora toccherà agli Stati Uniti lavorare. Dopo le visite del capo della Cia William Burns e del Consigliere della Sicurezza nazionale Jake Sullivan, ad arrivare lunedì nella regione sarà Antony Blinken. Il segretario di Stato Usa vedrà sia Netanyahu sia il presidente palestinese Abu Mazen, che dopo Jenin ha interrotto il vitale coordinamento di sicurezza con Israele.

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