“Tutto è aumentato. I prezzi lievitano e un aiuto in più serve. Per fortuna ho un lavoro ma non basta, per questo vengo qui perché almeno ho un risparmio. Fino a due anni fa non avevo mai preso in considerazione l’idea, poi però ho iniziato a venire”. Paolo ha 51 anni, lavora come corriere e vive con la moglie e il figlio ventenne. Ha appena riempito la sua busta della spesa con i prodotti distribuiti dai volontari di Pane Quotidiano. Anche lui fa parte di quelle migliaia di persone che ogni giorno, dal lunedì al sabato, si mettono in coda in viale Toscana a Milano.

Già alle sei del mattino in tanti cominciano ad affollare quel marciapiede. Attendono l’apertura dei cancelli della struttura di Pane Quotidiano, l’Onlus che assicura generi alimentari di prima necessità a chi ne ha bisogno. Ad accoglierli trovano i numerosi volontari con le loro felpe arancioni: sacchetto alla mano percorrono le postazioni e ricevono pasta, latte, frutta e tutti i prodotti che quel giorno sono disponibili per la distribuzione. In quel via vai di persone c’è di tutto: giovani, adulti, anziani, stranieri, italiani, senza fissa dimora, famiglie, disoccupati, lavoratori e pensionati. Ci sono tutti i volti della povertà, da quella assoluta dei senzatetto a chi una casa ce l’ha e magari anche un’entrata economica ma non riesce più ad arrivare alla fine del mese. In quella coda c’è la vecchia e la nuova povertà.

Entrare in un supermercato per alcuni di loro è impossibile, per altri sempre più difficile, quasi un lusso. Pochi giorni fa l‘Istat ha parlato ottimisticamente di “fase di rapido rallentamento” dell’inflazione. Ma il potere di acquisto dei consumatori precipita sempre più velocemente: il rincaro del cosiddetto “carrello della spesa“ (cioè i beni alimentari, per la cura della casa e della persona) è stato addirittura del 13% contro il 12% di gennaio. A chi è in coda in viale Toscana non serve però aver letto quel report per comprendere la complessità dell’attuale contesto economico. Gianni ha 56 anni e dagli ultimi tre anni va avanti con contratti stagionali di pochi mesi. A fine marzo percepirà l’ultima mensilità dell’indennità di disoccupazione: “La pensione è lontana, un miraggio, neppure ci penso. Per me vivere è ormai guardare cosa succede giorno dopo giorno”, racconta uscendo dai cancelli di Pane Quotidiano. Parla della pensione come fosse una meta irraggiungibile, un sogno. In realtà però in fila come lui, in attesa di ricevere gli alimenti, ci sono proprio tanti pensionati.

“Prima venivo meno, adesso vengo qui quasi tutti i giorni perché i prezzi sono aumentati e le bollette sono esorbitanti”, racconta Federica. “Fare la spesa è diventata ormai una cosa problematica e non si può vivere con 603 euro”, spiega. Ha 76 anni, è una ex commerciante e poi, chiusa l’attività, è stata anche dipendente ma “mi facevano contratti Co.co.co, a chiamata o a progetto”. “Sono fortunata rispetto a tanti altri – racconta – perché quando lavoravo sono riuscita ad acquistare una casa. Oggi però – aggiunge – per lo Stato avere un’abitazione di proprietà è una rendita, un sorta di lusso, senza però considerare quanto ti costa”. Così, nel corso degli anni, “quei pochi risparmi messi da parte” sono stati “fatti fuori” così come qualche orecchino e anello che possedeva: “Non si può andare avanti così”, conclude con un malinconico sorriso.

Filippo ha 72 anni, tre bypass e diverse patologie. La sua pensione ammonta a circa 800 euro al mese dopo una vita di lavoro come cameriere. “Noi pensionati siamo molto in difficoltà – afferma – perché prima dobbiamo pagare le bollette, altrimenti tagliano la luce, poi le medicine e in mano rimane pochissimo. Non arrivo a fine mese, dovrei fare un’operazione all’anca ma la posticipo perché dovrei pagare le radiografie e gli esami”. “Oggi entrare al supermercato significa spendere almeno 50 euro. Non me lo posso permettere – spiega – e venire qui per me è fondamentale, così almeno riesco a mangiare tutti i giorni”. Come lui da Pane Quotidiano arriva Giovanni accompagnato dal genero. Salta la fila perché ha 81 anni ed è sulla sedia a rotelle. Anche per lui i volontari riempiono la busta della spesa. E’ molto distratto però, ha in mano due buste. Sono bollette del gas: un sollecito di pagamento di 263 euro e un’altra fattura di 622. “Non capisco, mia moglie era sola perché io sono stato 6 mesi in ospedale”, racconta. Ai volontari che passano e lo salutano chiede, con preoccupazione, “c’è sempre la rateizzazione, vero?”.

“Con l’inizio della guerra sono aumentate le persone che hanno bisogno. Nel 2022 abbiamo registrato circa un milione e 200mila passaggi nelle nostre sedi”, spiega al fattoquotidiano.it Luigi Rossi, vicepresidente di Pane Quotidiano. “I numeri crescono e a volte facciamo fatica. Riusciamo a soddisfare tutti in termini di quantità – aggiunge – però gli alimenti non sono molto vari, sono quasi sempre gli stessi”. Nelle due sedi di Milano (viale Toscana e viale Monza) Pane Quotidiano assiste quasi quattromila persone al giorno. Un numero che viene superato il sabato. Cifre che, con il crollo del potere di acquisto, sono sempre in aumento. Perché anche chi per le istituzioni non è ufficialmente un “bisognoso” (dal lavoratore povero al pensionato) e quindi è tagliato fuori dai sussidi, non riesce più ad affrontare le spese quotidiane. Ed ecco che organizzazioni come Pane Quotidiano diventano fondamentali per tante persone. “Per dare qualche numero, è sufficiente considerare che una nostra donazione ha un valore commerciale in media di 18 euro”, spiega Luigi Rossi: “Se prendiamo l’esempio di un pensionato che percepisce mille euro e viene da noi 20 giorni al mese, vuol dire che contribuiamo con circa 360 euro. Significa che stiamo distribuendo a quel soggetto il 36% in più del suo reddito”.

“È aumentato negli ultimi tempi il numero di pensionati, ma arrivano da noi anche coppie di giovani, una categoria che prima era difficile vedere”, racconta Claudio Falavigna, coordinatore dei volontari di Pane Quotidiano. “La percezione che abbiamo è che questo trend sia in costante aumento e ci preoccupa molto”, sottolinea. “C’è tanta gente che fino a due, tre anni fa riusciva con il proprio reddito a vivere senza particolari problemi, a mangiare e andare al supermercato, ma adesso non ce la fa più”. E sullo sfondo si prospetta anche un altro fattore che rischia di aumentare le code in strutture come quelle di Pane Quotidiano. “Uno tsunami in arrivo”, lo definisce Claudio Falavigna. “Se a giugno davvero a una certa percentuale di persone verrà tolto il reddito di cittadinanza sarà un dramma sociale”, sottolinea. “Non voglio pensare a cosa possa succedere soprattutto in regioni dove c’è più povertà e dove mancano strutture come la nostra”, aggiunge. “Noi speriamo e auspichiamo che vengano trovate per tempo delle soluzioni, altrimenti – conclude – siamo al dramma”.

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