Prima il dialogo con il mercantile Basilis, l’imbarcazione più vicina, poi i contatti con il Joint Rescue Coordination Center di Tripoli e con il Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma. La Sea Watch ha diffuso l’audio dei colloqui intercorsi tra il suo aereo Sea Bird, che ha avvistato l’imbarcazione con a bordo 47 persone che si è rovesciata sabato 12 marzo in acque libiche causando 30 dispersi, e i protagonisti dell’operazione per aiutare il barchino in difficoltà. L’accusa dell’Ong è anche verso l’Italia: “L’equipaggio di terra di Sea Watch – scrive l’Ong – ha chiamato il centro di coordinamento di Roma MRCC Rome, per comunicare che il centro libico non era in grado di inviare una motovedetta per soccorrere. Quando è stato chiesto chi potesse coordinare i soccorsi, visto che la Libia non era in grado, l’ufficiale italiano ha riagganciato il telefono”. La barca alla deriva si è poi ribaltata durante il trasbordo delle persone sul mercantile Froland, intervenuto in soccorso. Solo 17 persone sono state tratte in salvo.
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