Favoreggiamento personale. È questa l’accusa che si legge nella chiusura indagini della Procura di Bari nei confronti del giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Nicola Pepe, per cui con tutta probabilità verrà chiesto il rinvio a giudizio. Nella fattispecie, Pepe è accusato di aver rivelato al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (all’epoca dei fatti indagato per finanziamento illecito ed abuso d’ufficio in relazione alla campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017) della imminente perquisizione domiciliare e presso gli uffici della presidenza regionale, con sequestro ed acquisizione di documenti, da parte della Guardia di Finanza.

Nicola Pepe il 9 aprile del 2019 – secondo la pm Savina Toscani – andò preso la sede della presidenza della Regione Puglia e riferì a Emiliano quanto aveva appreso poco prima nella redazione della Gazzetta, rivelando l’imminenza di una perquisizione da parte della Guardia di Finanza e della nuova ipotesi di reato che sarebbe stata contestata al governatore, ovvero l’abuso d’ufficio, che si aggiungeva al finanziamento illecito ai partiti. Emiliano, nello stesso giorno della rivelazione, denunciò i fatti alla magistratura per rivelazione del segreto d’ufficio. Pepe è accusato, con la sua rivelazione e nonostante la denuncia di Emiliano, di aver provocato “un grave nocumento all’attività investigativa” consistita nel rinvio delle perquisizioni e nella conoscenza da parte degli indagati dell’indagine a loro carico e dei provvedimenti da eseguirsi.

Un comportamento, quello addebitato a Pepe dai magistrati, su cui è intervenuto anche l’ordine dei giornalisti della Puglia con una nota a firma del presidente Piero Ricci: “Nessun comportamento deontologicamente scorretto da parte dei suoi iscritti sarà tollerato dall’Ordine dei giornalisti della Puglia. Anche in questo caso vale la presunzione di non colpevolezza – ha sottolineato il presidente – ma ricordo, soprattutto agli iscritti, che si può essere sanzionati anche se il comportamento non si dovesse configurare come reato ma come illecito disciplinare. Per questo il caso sarà segnalato al consiglio di disciplina territoriale per le attività istruttorie – ha detto ancora – compresa la richiesta alla magistratura degli atti non coperti da segreto, per accertare se le accuse configurino oltre che una lesione del patto di lealtà con i lettori, anche una violazione degli obblighi di lealtà nei confronti dei colleghi“.

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