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Bolsonaro rientra in Brasile dopo tre mesi negli Stati Uniti. Il piano del suo partito per conquistare a valanga i municipi

Questa volta pare sia vero. Dopo quasi tre mesi di permanenza negli Stati Uniti e numerosi enigmatici andirivieni, Jair Bolsonaro, l’ex presidente brasiliano, ma anche ex militare ed ex cercatore d’oro, atterrerà a Brasilia, la capitale, il 30 marzo, quando era previsto che Inácio Lula da Silva, l’attuale capo di Stato del Brasile, avrebbe dovuto essere in visita ufficiale in Cina, ma, all’ultimo momento, a causa di una broncopolmonite batterica, l’attesissimo viaggio e incontro con il suo omologo Xi Jinping sarebbe stato rimandato a maggio.

La permanenza di Lula in Brasile, probabilmente, frustrerà i piani di Bolsonaro e Valdemar da Costa Neto, il presidente del “Partido Liberal” (Pl), il partito dell’ex capitano, i quali contavano con l’assenza di Lula a Brasilia, per un ritorno dell’ex capo di stato in grande stile. Se non ci saranno ulteriori imprevisti, Costa Neto ha confermato il rimpatrio di Bolsonaro e organizzerà una calda e gremita accoglienza all’ex presidente che, questa volta, volerà in classe economica e non come avvenne il 29 dicembre, quando usò l’aereo presidenziale, per fuggire dal Brasile, dove il primo gennaio avrebbe dovuto passare democraticamente le consegne presidenziali a Lula, il vincitore, anche se di stretta misura, al ballottaggio presidenziale tenutosi a novembre.

Bolsonaro arriverà a Brasilia giovedì 30 marzo alle 7:30: “Vi aspettiamo, Capitano, affinché insieme possiamo lottare per un Brasile più giusto e libero”, ha dichiarato Valdemar in un comunicato pubblicato sui social network del partito. Bolsonaro ha varie inchieste giudiziarie che pesano sulla sua testa, ma la decisone di tornare in Brasile, mostra che potrebbero esserci accordi occulti con i suoi oppositori, per cui l’ex presidente – non godendo più dell’immunità politica – probabilmente, non sarà arrestato, ma risulterà incandidabile a incarichi politici futuri. La fuga di Bolsonaro negli Stati Uniti era dovuta non solo al timore d’essere arrestato in Brasile, ma anche nella speranza di vedere un crollo della democrazia brasiliana, soprattutto dopo i moti bolsonaristi dell’otto gennaio a Brasilia, dove migliaia di dimostranti hanno tentato di aprire il cammino per un golpe, naufragato grazie alla sagacia e al sangue freddo del presidente Lula, il quale si è rifiutato di dichiarare la “Garanzia della legge e dell’ordine” che avrebbe consentito “democraticamente” l’uso delle Forze armate per ristabilire l’ordine. Forse, il ritorno improvviso di Bolsonaro in patria potrebbe avere contribuito non poco alla rinuncia di Lula, affetto da polmonite, a lasciare nei prossimi giorni il Brasile.

Il Paese continua ad essere estremamente polarizzato. Il governo Lula, rimane alla mercé della logica politica nell’ampia coalizione di partiti che consentono al governo di “surfare” in un parlamento e un senato dominato dalla destra e da forze bolsonariste. Nonostante Bolsonaro potrà restare ineleggibile, il Pl ha un piano per utilizzare l’immagine dell’ex presidente e della “first lady”, Michelle Bolsonaro: l’obiettivo del partito è quello di triplicare il numero di municipi conquistati alla fine delle elezioni comunali del prossimo anno, passando dagli attuali 343 ad almeno mille. Le elezioni comunali del 2024 saranno d’estrema importanza e avranno il sapore di un vero suffragio politico e presidenziale, in cui il Partido dos Trabalhadores, il Pt di Lula, affronterà nuovamente, senza esclusioni di colpi, le forze politiche bolsonariste.

Valdemar vuole che Bolsonaro e Michelle inizino a viaggiare nella prima metà dell’anno per raccogliere consensi e rafforzare le candidature del partito per il futuro suffragio. Il Pl ha già commissionato un sondaggio, per adeguare il discorso che il presidente dovrebbe tenere nei suoi viaggi in Brasile. Bolsonaro e Michelle dovranno fare apparizioni e partecipare a eventi con un vasto pubblico, per aggiornare l’immagine dell’ex capitano, come leader supremo della destra brasiliana, capace di trasformare gli alleati in candidati competitivi. L’ex first lady – sempre più pressata dai suoi sostenitori, per candidarsi all’elezione presidenziale del 2026, dovrà riprodurre il modello che assunse nella campagna presidenziale del coniuge nel 2022, quando le era stato affidato l’arduo compito di tentare d’invertire l’appeal del pubblico femminile nei confronti del marito maschilista.

Il ritorno in patria di Bolsonaro sarebbe dovuto avvenire non solo in concomitanza con il viaggio di Lula in Cina, ma anche in coincidenza con le polemiche che colpiscono recentemente il presidente brasiliano, a causa dei suoi commenti che mettono in dubbio l’autenticità delle minacce di morte che avrebbe fatto il Pcc – la potente organizzazione criminale a carattere mafioso brasiliana – al giudice Sergio Moro, l’ex responsabile dell’inchiesta giudiziaria Lava Jato, il quale condannò ingiustamente Lula per corruzione. Le sentenze del parziale giudice furono totalmente annullate dal Supremo tribunale federale nel 2021, dopo che il presidente trascorse 580 giorni in prigione a Curitiba. Le sentenze del giudice Moro – considerate ingiuste e parziali anche dall’Onu – non solo impedirono a Lula di concorrere all’elezione presidenziale nel 2018, ma consentirono all’ex capitano Bolsonaro e più di 8mila militari di andare al potere, assieme a Moro, il quale divenne ministro della Giustizia in Brasile.