Pecunia non olet. “Non dobbiamo vedere i neo-Paperoni come ostili, è gente che porta i soldi in Italia fa crescere il nostro Paese”. E così il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, impegnato a preparare i decreti attuativi della delega fiscale, ora annuncia di voler creare “una cooperative compliance per le persone fisiche dove si esaminano le tematiche che questi soggetti possono avere”, come “gli investimenti in criptovalute o i trust all’estero”.

A un convegno di Agenzia delle Entrate e Assonime sull’adempimento collaborativo e altri strumenti di attrazione degli investimenti, Leo ha ricordato la videoconferenza con gli investitori inglesi sulla riforma del fisco della scorsa settimana. “Li ho visti abbastanza entusiasti“, ha sostenuto. “L’Italia è sicuramente un paese attrattivo perché abbiamo un regime fiscale favorevole per le persone fisiche” come i neo-residenti o i rimpatriati, ovvero la tassa forfettaria di 100mila euro voluta da Matteo Renzi di cui hanno approfittato calciatori e finanzieri. Ma a Leo non basta: “Perché non pensare una cooperative compliance per quelli abbastanza solidi dal punto di vista finanziario?”.

Finora la cooperative compliance, cioè il regime fiscale premiale per le società che decidono di avvalersi ex ante della collaborazione dell’Agenzia delle Entrate nel gestire il rischio fiscale, è aperta a società e imprese che hanno un giro d’affari superiore al miliardo di euro. Al momento sono 90 società ammesse in questo regime: 15 hanno aderito all’accordo preventivo nel solo 2022.

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