Un assistente capo della polizia penitenziaria e la moglie di un elemento di spicco della Camorra, detenuto nel carcere di Nuoro, sono stati arrestati perché, in collaborazione, facevano entrare cellulari nell’istituto di pena di Badu ‘e Carros, da cui è fuggito il boss foggiano Marco Raduano il 24 febbraio. L’inchiesta non riguarda l’evasione di Raduano, ma è iniziata la scorsa estate dopo una segnalazione della stessa Penitenziaria. I due arrestati sono Salvatore Deledda e Carmela Mele. Come spiegato dalla procuratrice di Nuoro Patrizia Castaldini, gli arresti non direttamente collegati all’evasione.

Le indagini su questa vicenda, infatti, sono precedenti alla clamorosa fuga di Raduano e risalgono alla fine dell’estate. Riguardano un passaggio di denaro per introdurre dei telefoni cellulari all’interno di Badu ‘e Carros. Gli investigatori hanno tracciato le transazioni accertando che il prezzo pagato era stato di 1200 euro, in un caso, e 250 euro, in un altro. I due sono accusati di corruzione e introduzione illecita di telefoni cellulari all’interno di una struttura carceraria.

Si parla di circa una quindicina di telefoni cellulari ritrovati nell’indagine della Squadra Mobile di Nuoro. I poliziotti, in collaborazione con la Penitenziaria sono riusciti a recuperare tutti gli apparecchi, uno trovato addosso a un detenuto e altri rinvenuti nelle celle o in spazi comuni del penitenziario, e a bonificare ogni sezione del carcere nuorese. I cellulari venivano pagati dai detenuti – quasi tutti ristretti nell’ala dell’alta sicurezza, ora indagati per ricettazione – e venivano recapitati a Nuoro all’interno dei pacchi trasportati da un corriere all’assistente capo arrestato. Per il singolo telefono si sborsavano dai 100 ai 250 euro, ma tra le transazioni tracciate anche una da 1.200 euro. Cinque i pacchi che hanno varcato il carcere e uno, rinvenuto nel corso delle perquisizioni stamattina a Napoli durante l’arresto di Carmela Mele, era pronto per la spedizione.

Gli inquirenti hanno, per ora, escluso evidenze investigative che possano far pensare che uno di questi telefoni sia stato utilizzato da Raduano per organizzare la fuga, ma gli accertamenti proseguono. Le schede telefoniche dei cellulari consegnati erano intestate a cittadini stranieri sui quali sono in corso accertamenti patrimoniali. Le stesse verifiche vengono eseguite tra Nuoro e Napoli sui conti intestati agli arrestati: Salvatore Deledda, ora rinchiuso a Bancali (Sassari) e Carmela Mele trasferita nell’ala femminile del carcere di Pozzuoli. “Il carcere è stato completamente bonificato e sono stati ricostruiti i presidi di sicurezza – ha detto il capo della Polizia Penitenziaria Amerigo Fusco inviato a Nuoro dopo l’evasione del boss pugliese Marco Raduano – Non esiste un caso Badu ‘e Carros: c’è stato un problema di gestione nel caso dell’evasione, ora superato, grazie anche all’intervento dell’amministrazione penitenziaria che si è attivata affinché possa essere ripristinato il target di sicurezza che il carcere di Badu ‘e Carros ha sempre dimostrato e continuerà a dimostrare”.

“Le due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Nuoro su richiesta della locale Procura, a seguito delle intense investigazioni della Squadra Mobile della stessa città, hanno confermato l’alta attenzione dell’ Autorità Giudiziaria su alcune criticità manifestatesi nel carcere di Badu ‘e Carros e sulla necessità di assicurare l’effettività della pena”, si legge in una nota della procura generale di Cagliari, guidata da Luigi Patronaggio. “Le indagini – prosegue la pg – anche in ordine all’ evasione di Marco Radeanu, continueranno da parte delle Procure competenti con la massima professionalità e ritmo serrato affinché nessuno si sottragga alla pena legittimamente comminata e affinché la stessa venga eseguita nel pieno rispetto delle vigenti disposizioni di legge e regolamento punendo, al contempo, ogni ipotizzabile accordo illecito intercorso all’ interno o all’ esterno dell’ istituto carcerario”.

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