Il dl Superbonus è legge. L’aula del Senato ha dato il via libera definitivo al decreto con 94 voti favorevoli, 72 contrari e 2 astenuti, dopo che il governo aveva posto la fiducia. Il provvedimento quindi è passato senza nessuna modifica rispetto all’ok ricevuto alla Camera: abolisce gli sconti in fattura e le cessioni dei crediti derivanti dalle agevolazioni fiscali per l’efficientamento energetico degli edifici (oltre a vietare agli enti pubblici di acquistare i crediti già sul mercato). Lo stop è valido dall’entrata in vigore del decreto (il 16 febbraio scorso): fanno eccezione solo gli interventi per cui sia già stata presentata la Cila, ovvero la comunicazione di inizio lavori asseverata. Per il Partito democratico si tratta di un testo “confuso” che “presenta pericolose lacune” e “non ha risolto il problema della cessione dei crediti“. Il M5s lo definisce un “decreto osceno” e accusa la maggioranza di non aver dato spazio a possibili correzioni ponendo subito la fiducia: ” Tutta questa fretta per Pasqua? Chi glielo dice alle decine di migliaia di imprese che rischiano di fallire?”.

Proprio oggi per la seconda volta in poche settimane una manifestazione con oltre 500 mezzi di imprese edili della provincia di Genova e 1.500 operai hanno bloccato il capoluogo ligure attraversandola in corteo. La protesta riunisce le imprese che denunciano di rischiare il fallimento a causa dei crediti incagliati: “Abbiamo creduto allo Stato e adesso finiremo per strada”. Proprio a loro fa riferimento anche il senatore Daniele Manca, capogruppo Pd in commissione Bilancio, intervenendo in dichiarazione di voto: “Il governo non ha risolto il problema della cessione dei crediti altrimenti non ci sarebbero decine di migliaia di imprese e cittadini che protestano perché vedono messa a rischio la loro sopravvivenza“.

“Ci sono 19 miliardi di crediti che mettono a rischio 32mila imprese e i relativi lavoratori, oltre alle famiglie ed ai cittadini coinvolti – ha spiegato Manca – Il governo come intende salvaguardarli? Questo decreto non lo dice. Un grande Paese manifatturiero come il nostro non può permettersi un governo che guarda al passato. La transizione ecologica dell’economia richiede un progetto chiaro“. “Perché non è stato fatto un aggiornamento del bonus edilizio che è una priorità e un’emergenza per un Paese che ha un patrimonio edilizio datato?”, ha aggiunto il senatore democratico. “Serve l’apertura di un cantiere nuovo per un testo unico per sostenere investimenti pubblici e privati, basta fare opposizione al passato, serve responsabilità per indirizzare il Paese verso il futuro e produrre crescita“, ha concluso Manca.

La nota dei senatore Mario Turco, vicepresidente del M5s, e Marco Croatti, capogruppo M5s in Commissione finanze del Senato invece parla di un “decreto osceno”, che “avrebbe dovuto subire un’operazione di riscrittura quasi integrale“. “Troppo poco quello che è stato fatto alla Camera, con la successiva fiducia. Mentre adesso, in Senato, si decide di dare direttamente il mandato al relatore senza consentire alla Commissione finanze di votare le proposte di correzione“. I Cinquestelle sottolineano che “i tempi per l’esame parlamentare, anche in Senato, ci sarebbero tutti, perché il decreto scade il 17 aprile. Così viene archiviato in fretta e furia da Governo e maggioranza un provvedimento che porta in dote sole micro-correzioni, senza fornire un brandello di soluzione al problema dell’incaglio dei crediti fiscali, che rischia di mandare gambe all’aria migliaia di imprese e lavoratori”.

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