Tenzin Peljor è un monaco che da anni si occupa di “problemi complicati del Buddismo tibetano”, come riporta il suo blog, che vanta milioni di visitatori. Peljor, vale a dire, racconta agli utenti gli abusi sessuali all’interno della sua comunità, abusi nella maggior parte delle volte avvolti in una coltre di silenzio.

Intervistato da Repubblica dopo l’episodio che ha visto protagonista il Dalai Lama in un incontro “ravvicinato” con un bambino durante un evento che aveva coinvolto una scolaresca in visita al tempio Tsuglagkhang di Dharamshala, ha raccontato di essere rimasto “scioccato” di fronte al video che riprende il leader spirituale tibetano mentre invita il ragazzo a “succhiargli la lingua”. “Mi sembrava di impazzire, ero schifato. Mi ha fatto veramente male. Non riuscivo a togliermi quell’immagine dalla testa”. Ma dopo il ribrezzo iniziale, racconta anche di aver letto un articolo “molto equilibrato” sul settimanale Spiegel e di aver cercato la versione integrale del filmato.

A detta di Peljor chi ha diffuso il video integrale avrebbe inserito emoji con abbracci e altri elementi simili e molto probabilmente in prima battuta quello che è stato recepito è stato solo un gesto affettuoso, comunque “disturbante”, ma assimilabile ad uno scherzo: Peljor ricorda infatti che il Dalai Lama “è una personalità molto calorosa, goliardica, che spesso cerca il contatto fisico”. “Ho conosciuto il Dalai Lama – continua il monaco – posso testimoniare che ha sempre la tendenza allo scherzo, al contatto fisico, me lo ricordo con i nativi americani che prendeva i gioielli che avevano indosso e se li portava a pochi centimetri dagli occhi, ridendo. Altre volte prendeva i capelli di qualcuno e se li metteva sul mento, come una barba. A volte, nel tentativo di esprimere vicinanza, può superare qualche confine. Questa volta, indubbiamente, è successo. Ma bisogna indagare sulle sue intenzioni”.

Nei giorni successivi alla vicenda, il Dalai Lama è stato anche tacciato di pedofilia e molte sono state le insinuazioni su eventuali episodi già avvenuti ma probabilmente passati sotto silenzio. “Come faccio a giudicare se qualcuno è pedofilo? Non sono uno psichiatra. Ma io, in tanti anni, non l’ho visto mai fino ad ora commettere un gesto pedofilo”, prosegue Peljor, che si preoccupa soprattutto delle condizioni e delle reazioni del bambino protagonista dello “scandalo” e dei suoi genitori.

In merito invece alle ripercussioni dell’accaduto sulla comunità buddista, Pejor racconta di una scissione tra chi cerca di difendere il proprio leader spirituale e chi invece lo condanna come “schifoso”, censurando del tutto il suo gesto. C’è anche chi difende il Dalai Lama asserendo che il saluto con la lingua sia un gesto usale nell’antico Tibet, ma secondo Pejor non è così: “il tradizionale saluto con la lingua non c’entra assolutamente niente con un invito a ‘succhiare la lingua’”. Quello che è certo è che per il lavoro di indagine sugli abusi sessuali, portato avanti anche grazie al suo blog, l’evento che sta facendo discutere e indignare il mondo rappresenta un “dramma”: “perché una comunità polarizzata tra colpevolisti e innocentisti sul Dalai Lama non ha la serenità per costruire ponti e discutere degli abusi nei monasteri e nella comunità”.

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