Neppure 24 ore e le dichiarazioni del commissario Ue al mercato interno Thierry Breton hanno scatenato gli appetiti di forze armate e industria della difesa. Il commissario ha annunciato l’intenzione di Bruxelles di aumentare la produzione di munizioni, destinando a questo scopo un miliardo di euro. Non solo, Breton ha invitato i singoli stati ad usare una parte dei fondi del Pnrr (pensato in origine per sostenere la ripresa economica e sociale dopo la pandemia) a questo scopo. Il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso non perde tempo. “L’Europa ci dice una cosa, che dobbiamo prendere atto che qualcuno ha scatenato una guerra nel cuore dell’Europa e che la resilienza è uno degli obiettivi della comunità dell’Ue. Sono valori fondamentali che tutelano le persone, il loro diritto alla libertà e al benessere. Ha ragione il ministro della Difesa Guido Crosetto quando pone degli obiettivi che ci siamo liberamente dati insieme agli altri Paesi che aderiscono alla comune alleanza atlantica”, ha affermato oggi. Il commissario francese oggi si è recato in visita in uno stabilimento dell’azienda d’armi tedesca Rheinmetall a Unterluess, in Bassa Sassonia. “Possiamo fornire fino a 600mila proiettili di artiglieria all’anno”, ha dichiarato Armin Papperger, amministratore delegato del gruppo.

Quella di Breton rimane però al momento solo una proposta che dovrà eventualmente essere votata dal Parlamento europeo ed approvata dagli stati membri. Sebbene le prese di posizioni ufficiali per ora scarseggino, l’esito dell’iter è tutt’altro che scontato. Le normative europee vietano i finanziamenti per scopi di difesa e fissano rigidi paletti sulla modalità di spesa dei fondi. In particolare quelli su cui ha messo nel mirino, letteralmente, Breton sono quelli destinati “all’inclusione e la coesione”. Ufficialmente questi soldi servono per facilitare la partecipazione al mercato del lavoro, anche attraverso la formazione, rafforzare le politiche attive del lavoro e favorire l’inclusione sociale”. Ma il commissario sa giocare (o combattere) con le parole e quindi ci spiega: “La nostra analisi è che sia totalmente compatibile con il trattato”. Investire nella produzione di armi da inviare in Ucraina è qualcosa che ci “permetterà di difendere la nostra democrazia”. Il commissario ha anche spiegato che la destinazione di fondi per costruire ordigni potrebbe essere giustificabile se questo favorisse l’incremento dell’occupazione e lo sviluppo di nuove competenze. Questo, ha spiegato Breton “aumenterebbe la resilienza” delle economie, che era uno degli obiettivi del Pnrr.

Piatto ricco mi ci ficco. L’Esercito italiano prontamente invoca nuovi fondi sostenendo che i finanziamenti sono “inadeguati”. Non solo più munizioni per l’Ucraina, ma anche nuove risorse e poligoni per l’addestramento. A prendere la palla al balzo è il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Pietro Serino che oggi ha affermato “Le risorse nel campo dell’addestramento sono ancora insufficienti, principalmente a causa di regole di bilancio di cui la cronaca dimostra ogni giorno l’inadeguatezza e di cui la storia vorrebbe un giorno chiedere il conto. E poi mancano i poligoni, troppo pochi e troppo piccoli per soddisfare anche le nostre minime esigenze”. Insomma secondo Serino le spese per ospedali o scuole devono sottostare alle regole di bilancio, quelle per i cannoni no.

Parte alla carica anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Giuseppe Cavo Dragone: “Tutto quello che deve essere esplorato per cercare di conseguire quello che il generale Serino auspicava verrà fatto. Il nostro ministro è perfettamente consapevole e soprattutto ha la volontà di perseguire questa strada, io credo che tutto quello che sarà possibile cercheremo di ottenerlo in quest’ottica, a trecentosessanta gradi”, spiega a chi gli chiede dell’ipotesi di utilizzare anche i fondi del Pnrr, dando già per cosa fatta quella che per ora, ricordiamolo, è una semplice proposta. Risponde alla chiamata alle armi il presidente del Senato, Ignazio La Russa: “l’Esercito è indispensabile per la libertà e la sicurezza dei cittadini, ma molte volte si tende a dimenticarlo quando si parla di destinare i fondi, come quelli per l’addestramento”. L’idea non piace invece alle opposizioni. In particolare il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha chiesto al governo di non prendere nemmeno in considerazione l’idea.

Diversi governi europei hanno comunque già in programma autonomamente di rafforzare i budget per la difesa. Primo fra tutti quello tedesco che ha annunciato un imponente piano di riarmo. Un cambio di atteggiamento di cui sinora hanno beneficiato soprattutto i titoli delle aziende degli armamenti quotati in borsa. L’obiettivo di gran parte dei paesi europei è di portare la spesa per la difesa ad almeno il 2% del Pil, il livello suggerito da Stati Uniti e Nato. Per l’Italia si tratterebbe di mettere sul piatto una decina di miliardi in più rispetto agli stanziamenti attuali.

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