La decrescita è la sola strategia che può limitare gli effetti del cambiamento climatico
Quante volte abbiamo sentito parlare di crescita sui mezzi d’informazione come l’unico parametro che ci porterebbe al benessere? E quante volte abbiamo sentito bollare come folli coloro che parlavano invece di decrescita? La realtà è che sempre più scienziati stanno rendendosi conto che senza un cambio di passo non potremo contrastare il cambiamento climatico in atto, fenomeno che colpisce in modo particolarmente grave un paese fragile dal punto di vista idrogeologico come il nostro. L’Italia dovrebbe essere in prima linea per contrastare le emissioni di CO2, visto che siamo tra coloro che ne subiscono principalmente le conseguenze. Un maggiore riscaldamento globale porta a maggiore evaporazione dell’acqua, che poi ricade in modo torrenziale come accaduto in Romagna recentemente.
In questi giorni si sta tenendo presso il parlamento europeo la V conferenza “Beyond Growth”, oltre la crescita. Una società basata sulla post crescita è una necessità ineludibile, non solo contro il cambiamento climatico, tanto che anche Ipcc (Intergovernative Panel on Climate Change) ha iniziato a includere la decrescita nei suoi scenari per limitare il riscaldamento globale, ma soprattutto perché le risorse del pianeta hanno dei limiti che in molti casi abbiamo già superato.
Non tutti sono consapevoli che gli studi in questo settore nascono proprio in Italia, a Roma, grazie ad Aurelio Peccei, una personalità eclettica e di grande spessore. Peccei, come dirigente della Fiat, aveva lavorato in America Latina. Questa esperienza gli aveva portato a realizzare come il mondo occidentale stesse avvicinandosi a limiti insuperabili. Insieme a un gruppo di intellettuali di altri paesi fondò il “club di Roma” nel 1972, e il rapporto che avevano commissionato, “i limiti della crescita”, vendette oltre 10 milioni di copie.
Gli studi del club di Roma, come tutti quelli sulla decrescita, ricevettero delle feroci critiche dalla politica, anche a causa del titolo infelice della traduzione italiana (“i limiti dello sviluppo”) e le previsioni sull’esaurimento delle risorse furono bollate come catastrofiste.
Chi critica la necessità della decrescita osserva che le risorse minerarie non si sono esaurite come previsto negli anni ‘70, ma con le nuove tecnologie è stato possibile accedere ad esempio a giacimenti di petrolio sempre più in profondità e a riserve di gas prima inesplorati (il cosiddetto “shale gas”). Questo però è stato solo un palliativo. Anche se la disponibilità di energia fosse teoricamente infinita e da proveniente da fonti ad emissioni zero, rimarrebbe comunque il limite del consumo di materiali.
Secondo alcune stime, in Europa, il nostro consumo di materiali raggiunge qualcosa come 13 tonnellate pro-capite annue. Come dire che ogni cittadino europeo in media usa risorse pari al peso di tre elefanti africani. Ogni anno. È sostenibile questo? Secondo Ispra, il 95% della plastica presente nel rifiuti solidi urbani deriva da imballaggi. Davvero non la possiamo ridurre?
Se consideriamo il peso di tutti i mammiferi presenti sul pianeta, noi umani ne rappresentiamo il 36% e gli animali che alleviamo, soprattutto per cibarcene, sono un altro 58%. Quelli selvatici, che comprendono ad esempio elefanti, balene e roditori sono meno del 6%. Il 70% del peso degli uccelli presenti sul pianeta sono i polli di allevamento. La perdita di biodiversità che stiamo causando è un problema persino più grande del cambiamento climatico.
Una critica strumentale è che le strategie di decrescita colpirebbero in particolare paesi in via di sviluppo, arrestando la loro ricerca di un minimo benessere. In realtà, i paesi in via di sviluppo sono un problema marginale per il cambiamento climatico. Infatti, il 10% della popolazione più ricca è responsabile per il 49% delle emissioni, con l’1% più ricco addirittura del 17% totale, mentre il 50% della popolazione meno ricca emette solo il 12% dei gas climalteranti. Non occorre intervenire sui consumi dei poveri, occorre agire su quelli dei ricchi.
La scienza non dice di costruire più centrali nucleari in Italia (come delira la destra al governo con l’appoggio di Calenda, purtroppo) per produrre più energia e consumare ancora più materiali, nucleare che in Italia tra l’altro non accenderebbe nemmeno una lampadina nei prossimi 20 anni e quindi inutile per contrastare il cambiamento climatico.
La scienza guarda invece con attenzione alle strategie di decrescita. Nature, la più prestigiosa rivista scientifica del mondo, ha pubblicato a dicembre un editoriale di Jason Hickel con un titolo eloquente: “La decrescita può funzionare – ecco come la scienza può aiutare”. Si tratta solo dell’ennesimo articolo sul tema. L’articolo di Hickel indica la strada: ridurre i consumi non necessari, creare nuovi posti di lavoro grazie all’economia verde, aumentare i servizi pubblici, ridurre l’orario di lavoro, cancellare i debiti che non potranno mai essere ripagati dei paesi in via di sviluppo.
Se una fonte autorevole come Nature valuta positivamente questa strategia, indubbiamente la politica non può ignorare che cosa dice la scienza, anche se purtroppo in questo ambiente il pensiero è spesso limitato alla prossima elezione, piuttosto che alla prossima generazione. E quindi c’è una forte opposizione ideologica alla decrescita.
Attenzione alla differenza tra “decrescita” e “recessione”. La decrescita, che possiamo anche chiamare “post crescita” o “decrescita felice”, senza che il concetto cambi, è un processo controllato di adattamento al raggiungimento dei limiti planetari. La recessione è invece un fenomeno caotico che subiscono le società basate sulla crescita, come la nostra appunto, quando la crescita non è più possibile.
Il punto non è se ci piaccia o meno parlare di decrescita. Il punto è che sarà un processo inevitabile che possiamo decidere se subire o gestire. Ma soprattutto, coglierne le opportunità prima che sia troppo tardi.
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico
La Redazione
Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il dialogo tra due presidenti davvero straordinari è promettente. È importante che nulla ostacoli l'attuazione della loro volontà politica". Lo ha dichiarato il portavoce della presidenza russa Dmitri Peskov in un'intervista alla televisione, parlando della fermezza degli Stati Uniti nei confronti di Kiev e sulle dichiarazioni ostili di Trump nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Roma, 23 feb. - (Adnkronos) - Resterà per sempre il cantante di "Bandiera gialla", canzone simbolo della musica leggera degli anni '60: Gianni Pettenati è morto nella sua casa di Albenga (Savona) all'età di 79 anni. L'annuncio della scomparsa, avvenuta nella notte, è stato dato con un post sui social dalla figlia Maria Laura: "Nella propria casa, come voleva lui, con i suoi affetti vicino, con l'amore dei suoi figli Maria Laura, Samuela e Gianlorenzo e l'adorato gatto Cipria, dopo una lunga ed estenuante malattia, ci ha lasciato papà. Non abbiamo mai smesso di amarti. Ti abbracciamo forte. Le esequie si terranno in forma strettamente riservata".
Nato a Piacenza il 29 ottobre 1945, Gianni Pettenati debutta nel 1965, vincendo il Festival di Bellaria ed entra a far parte del gruppo degli Juniors e nel 1966, accompagnato dallo stesso gruppo, incide il suo primo 45 giri, una cover di "Like a Rolling Stone" di Bob Dylan intitolata "Come una pietra che rotola", seguita da quello che rimane il suo maggiore successo "Bandiera gialla", versione italiana di "The pied piper" incisa lo stesso anno da Patty Pravo (in lingua originale, come lato B del singolo "Ragazzo Triste" per la promozione del locale Piper Club di Roma, diventando il brano simbolo della famosa discoteca), diventata un evergreen, immancabile quando si gioca al karaoke o nelle serate revival nelle discoteche e nelle feste. Il 45 giri successivo, nuovamente con gli Juniors, è "Il superuomo" (cover di "Sunshine superman" di Donovan), mentre sul lato B del disco compare "Puoi farmi piangere" (cover di "I put a spell on you" di Screamin' Jay Hawkins, incisa con l'arrangiamento della versione di Alan Price), con il testo italiano di Mogol. Sempre nel 1967 Pettenati partecipa al Festival di Sanremo con "La rivoluzione", a Un disco per l'estate con "Io credo in te", al Cantagiro con "Un cavallo e una testa" (scritta da Paolo Conte) e a Scala Reale sul Canale Nazionale della Rai in squadra con il vincitore di quell'anno, Claudio Villa, e con Iva Zanicchi, battendo Gianni Morandi, Sandie Shaw e Dino.
Nel 1968 insieme ad Antoine entra in finale al festival di Sanremo con "La tramontana", brano molto fortunato che il cantante piacentino ha sempre riproposto nei suoi concerti. Seguono altri successi come "Caldo caldo", "Cin cin", "I tuoi capricci" e collaborazioni artistiche con diversi autori della canzone italiana. Critico musicale, Pettenati è autore di diversi libri sulla storia della musica leggera italiana tra cui "Quelli eran giorni - 30 anni di canzoni italiane" (Ricordi, con Red Ronnie); "Gli anni '60 in America" (Edizioni Virgilio); "Mina come sono" (Edizioni Virgilio); "Io Renato Zero" (Edizioni Virgilio); "Alice se ne va" (Edizioni Asefi). Nel 2018 era stata concessa a Pettenati la legge Bacchelli che prevede un assegno vitalizio di 24mila euro annui a favore di cittadini illustri, con meriti in diversi campi, che versino in stato di particolare necessità. (di Paolo Martini)
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti della polizia municipale.
Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il destino ha voluto così, Dio ha voluto così, se così posso dire. Una missione tanto difficile quanto onorevole - difendere la Russia - è stata posta sulle nostre e vostre spalle unite". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin ai soldati che hanno combattuto in Ucraina, durante una cerimonia organizzata al Cremlino in occasione della Giornata dei Difensori della Patria.
Kiev, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invocato l'unità degli Stati Uniti e dell'Europa per giungere a una "pace duratura", alla vigilia del terzo anniversario dell'invasione russa e sulla scia della svolta favorevole a Mosca presa da Donald Trump.
"Dobbiamo fare del nostro meglio per una pace duratura e giusta per l'Ucraina. Ciò è possibile con l'unità di tutti i partner: ci vuole la forza di tutta l'Europa, la forza dell'America, la forza di tutti coloro che vogliono una pace duratura", ha scritto Zelensky su Telegram.
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti di polizia municipale.
Beirut, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Decine di migliaia di persone si sono radunate per partecipare ai funerali di Hassan Nasrallah, in uno stadio alla periferia di Beirut. Molte le bandiere di Hezbollah e i ritratti del leader assassinato che ha guidato il movimento libanese, sostenuto dall'Iran, per oltre tre decenni. Uomini, donne e bambini provenienti dal Libano e da altri luoghi hanno camminato a piedi nel freddo pungente per raggiungere il luogo della cerimonia, ritardata per motivi di sicurezza dopo la morte di Nasrallah avvenuta in un massiccio attacco israeliano al bastione di Hezbollah a Beirut sud a settembre.
Mentre la folla si radunava, i media statali libanesi hanno riferito di attacchi israeliani in alcune zone del Libano meridionale, tra cui una località a circa 20 chilometri dal confine. L'esercito israeliano ha affermato di aver colpito nel Libano meridionale "diversi lanciarazzi che rappresentavano una minaccia imminente per i civili israeliani". Ritratti giganti di Nasrallah e di Hashem Safieddine (il successore designato di Nasrallah, ucciso in un altro attacco aereo israeliano prima che potesse assumere l'incarico) sono stati affissi sui muri e sui ponti nella parte sud di Beirut. Uno è stata appeso anche sopra un palco eretto sul campo del gremito Camille Chamoun Sports City Stadium, alla periferia della capitale, dove si svolgeranno i funerali dei due leader.
Lo stadio ha una capienza di circa 50mila persone, ma gli organizzatori di Hezbollah hanno installato decine di migliaia di posti a sedere extra sul campo e all'esterno, dove i partecipanti potranno seguire la cerimonia su uno schermo gigante. Hezbollah ha invitato alla cerimonia alti funzionari libanesi, alla presenza del presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Quest'ultimo, in un discorso da Beirut, ha descritto i leader assassinati come "due eroi della resistenza" e ha giurato che "il cammino della resistenza continuerà".
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Marco Bella
Già deputato, ricercatore in Chimica Organica
Ambiente & Veleni - 20 Maggio 2023
La decrescita è la sola strategia che può limitare gli effetti del cambiamento climatico
Quante volte abbiamo sentito parlare di crescita sui mezzi d’informazione come l’unico parametro che ci porterebbe al benessere? E quante volte abbiamo sentito bollare come folli coloro che parlavano invece di decrescita? La realtà è che sempre più scienziati stanno rendendosi conto che senza un cambio di passo non potremo contrastare il cambiamento climatico in atto, fenomeno che colpisce in modo particolarmente grave un paese fragile dal punto di vista idrogeologico come il nostro. L’Italia dovrebbe essere in prima linea per contrastare le emissioni di CO2, visto che siamo tra coloro che ne subiscono principalmente le conseguenze. Un maggiore riscaldamento globale porta a maggiore evaporazione dell’acqua, che poi ricade in modo torrenziale come accaduto in Romagna recentemente.
In questi giorni si sta tenendo presso il parlamento europeo la V conferenza “Beyond Growth”, oltre la crescita. Una società basata sulla post crescita è una necessità ineludibile, non solo contro il cambiamento climatico, tanto che anche Ipcc (Intergovernative Panel on Climate Change) ha iniziato a includere la decrescita nei suoi scenari per limitare il riscaldamento globale, ma soprattutto perché le risorse del pianeta hanno dei limiti che in molti casi abbiamo già superato.
Non tutti sono consapevoli che gli studi in questo settore nascono proprio in Italia, a Roma, grazie ad Aurelio Peccei, una personalità eclettica e di grande spessore. Peccei, come dirigente della Fiat, aveva lavorato in America Latina. Questa esperienza gli aveva portato a realizzare come il mondo occidentale stesse avvicinandosi a limiti insuperabili. Insieme a un gruppo di intellettuali di altri paesi fondò il “club di Roma” nel 1972, e il rapporto che avevano commissionato, “i limiti della crescita”, vendette oltre 10 milioni di copie.
Gli studi del club di Roma, come tutti quelli sulla decrescita, ricevettero delle feroci critiche dalla politica, anche a causa del titolo infelice della traduzione italiana (“i limiti dello sviluppo”) e le previsioni sull’esaurimento delle risorse furono bollate come catastrofiste.
Chi critica la necessità della decrescita osserva che le risorse minerarie non si sono esaurite come previsto negli anni ‘70, ma con le nuove tecnologie è stato possibile accedere ad esempio a giacimenti di petrolio sempre più in profondità e a riserve di gas prima inesplorati (il cosiddetto “shale gas”). Questo però è stato solo un palliativo. Anche se la disponibilità di energia fosse teoricamente infinita e da proveniente da fonti ad emissioni zero, rimarrebbe comunque il limite del consumo di materiali.
Secondo alcune stime, in Europa, il nostro consumo di materiali raggiunge qualcosa come 13 tonnellate pro-capite annue. Come dire che ogni cittadino europeo in media usa risorse pari al peso di tre elefanti africani. Ogni anno. È sostenibile questo? Secondo Ispra, il 95% della plastica presente nel rifiuti solidi urbani deriva da imballaggi. Davvero non la possiamo ridurre?
Se consideriamo il peso di tutti i mammiferi presenti sul pianeta, noi umani ne rappresentiamo il 36% e gli animali che alleviamo, soprattutto per cibarcene, sono un altro 58%. Quelli selvatici, che comprendono ad esempio elefanti, balene e roditori sono meno del 6%. Il 70% del peso degli uccelli presenti sul pianeta sono i polli di allevamento. La perdita di biodiversità che stiamo causando è un problema persino più grande del cambiamento climatico.
Una critica strumentale è che le strategie di decrescita colpirebbero in particolare paesi in via di sviluppo, arrestando la loro ricerca di un minimo benessere. In realtà, i paesi in via di sviluppo sono un problema marginale per il cambiamento climatico. Infatti, il 10% della popolazione più ricca è responsabile per il 49% delle emissioni, con l’1% più ricco addirittura del 17% totale, mentre il 50% della popolazione meno ricca emette solo il 12% dei gas climalteranti. Non occorre intervenire sui consumi dei poveri, occorre agire su quelli dei ricchi.
La scienza non dice di costruire più centrali nucleari in Italia (come delira la destra al governo con l’appoggio di Calenda, purtroppo) per produrre più energia e consumare ancora più materiali, nucleare che in Italia tra l’altro non accenderebbe nemmeno una lampadina nei prossimi 20 anni e quindi inutile per contrastare il cambiamento climatico.
La scienza guarda invece con attenzione alle strategie di decrescita. Nature, la più prestigiosa rivista scientifica del mondo, ha pubblicato a dicembre un editoriale di Jason Hickel con un titolo eloquente: “La decrescita può funzionare – ecco come la scienza può aiutare”. Si tratta solo dell’ennesimo articolo sul tema. L’articolo di Hickel indica la strada: ridurre i consumi non necessari, creare nuovi posti di lavoro grazie all’economia verde, aumentare i servizi pubblici, ridurre l’orario di lavoro, cancellare i debiti che non potranno mai essere ripagati dei paesi in via di sviluppo.
Se una fonte autorevole come Nature valuta positivamente questa strategia, indubbiamente la politica non può ignorare che cosa dice la scienza, anche se purtroppo in questo ambiente il pensiero è spesso limitato alla prossima elezione, piuttosto che alla prossima generazione. E quindi c’è una forte opposizione ideologica alla decrescita.
Attenzione alla differenza tra “decrescita” e “recessione”. La decrescita, che possiamo anche chiamare “post crescita” o “decrescita felice”, senza che il concetto cambi, è un processo controllato di adattamento al raggiungimento dei limiti planetari. La recessione è invece un fenomeno caotico che subiscono le società basate sulla crescita, come la nostra appunto, quando la crescita non è più possibile.
Il punto non è se ci piaccia o meno parlare di decrescita. Il punto è che sarà un processo inevitabile che possiamo decidere se subire o gestire. Ma soprattutto, coglierne le opportunità prima che sia troppo tardi.
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Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il dialogo tra due presidenti davvero straordinari è promettente. È importante che nulla ostacoli l'attuazione della loro volontà politica". Lo ha dichiarato il portavoce della presidenza russa Dmitri Peskov in un'intervista alla televisione, parlando della fermezza degli Stati Uniti nei confronti di Kiev e sulle dichiarazioni ostili di Trump nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Roma, 23 feb. - (Adnkronos) - Resterà per sempre il cantante di "Bandiera gialla", canzone simbolo della musica leggera degli anni '60: Gianni Pettenati è morto nella sua casa di Albenga (Savona) all'età di 79 anni. L'annuncio della scomparsa, avvenuta nella notte, è stato dato con un post sui social dalla figlia Maria Laura: "Nella propria casa, come voleva lui, con i suoi affetti vicino, con l'amore dei suoi figli Maria Laura, Samuela e Gianlorenzo e l'adorato gatto Cipria, dopo una lunga ed estenuante malattia, ci ha lasciato papà. Non abbiamo mai smesso di amarti. Ti abbracciamo forte. Le esequie si terranno in forma strettamente riservata".
Nato a Piacenza il 29 ottobre 1945, Gianni Pettenati debutta nel 1965, vincendo il Festival di Bellaria ed entra a far parte del gruppo degli Juniors e nel 1966, accompagnato dallo stesso gruppo, incide il suo primo 45 giri, una cover di "Like a Rolling Stone" di Bob Dylan intitolata "Come una pietra che rotola", seguita da quello che rimane il suo maggiore successo "Bandiera gialla", versione italiana di "The pied piper" incisa lo stesso anno da Patty Pravo (in lingua originale, come lato B del singolo "Ragazzo Triste" per la promozione del locale Piper Club di Roma, diventando il brano simbolo della famosa discoteca), diventata un evergreen, immancabile quando si gioca al karaoke o nelle serate revival nelle discoteche e nelle feste. Il 45 giri successivo, nuovamente con gli Juniors, è "Il superuomo" (cover di "Sunshine superman" di Donovan), mentre sul lato B del disco compare "Puoi farmi piangere" (cover di "I put a spell on you" di Screamin' Jay Hawkins, incisa con l'arrangiamento della versione di Alan Price), con il testo italiano di Mogol. Sempre nel 1967 Pettenati partecipa al Festival di Sanremo con "La rivoluzione", a Un disco per l'estate con "Io credo in te", al Cantagiro con "Un cavallo e una testa" (scritta da Paolo Conte) e a Scala Reale sul Canale Nazionale della Rai in squadra con il vincitore di quell'anno, Claudio Villa, e con Iva Zanicchi, battendo Gianni Morandi, Sandie Shaw e Dino.
Nel 1968 insieme ad Antoine entra in finale al festival di Sanremo con "La tramontana", brano molto fortunato che il cantante piacentino ha sempre riproposto nei suoi concerti. Seguono altri successi come "Caldo caldo", "Cin cin", "I tuoi capricci" e collaborazioni artistiche con diversi autori della canzone italiana. Critico musicale, Pettenati è autore di diversi libri sulla storia della musica leggera italiana tra cui "Quelli eran giorni - 30 anni di canzoni italiane" (Ricordi, con Red Ronnie); "Gli anni '60 in America" (Edizioni Virgilio); "Mina come sono" (Edizioni Virgilio); "Io Renato Zero" (Edizioni Virgilio); "Alice se ne va" (Edizioni Asefi). Nel 2018 era stata concessa a Pettenati la legge Bacchelli che prevede un assegno vitalizio di 24mila euro annui a favore di cittadini illustri, con meriti in diversi campi, che versino in stato di particolare necessità. (di Paolo Martini)
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti della polizia municipale.
Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il destino ha voluto così, Dio ha voluto così, se così posso dire. Una missione tanto difficile quanto onorevole - difendere la Russia - è stata posta sulle nostre e vostre spalle unite". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin ai soldati che hanno combattuto in Ucraina, durante una cerimonia organizzata al Cremlino in occasione della Giornata dei Difensori della Patria.
Kiev, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invocato l'unità degli Stati Uniti e dell'Europa per giungere a una "pace duratura", alla vigilia del terzo anniversario dell'invasione russa e sulla scia della svolta favorevole a Mosca presa da Donald Trump.
"Dobbiamo fare del nostro meglio per una pace duratura e giusta per l'Ucraina. Ciò è possibile con l'unità di tutti i partner: ci vuole la forza di tutta l'Europa, la forza dell'America, la forza di tutti coloro che vogliono una pace duratura", ha scritto Zelensky su Telegram.
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti di polizia municipale.
Beirut, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Decine di migliaia di persone si sono radunate per partecipare ai funerali di Hassan Nasrallah, in uno stadio alla periferia di Beirut. Molte le bandiere di Hezbollah e i ritratti del leader assassinato che ha guidato il movimento libanese, sostenuto dall'Iran, per oltre tre decenni. Uomini, donne e bambini provenienti dal Libano e da altri luoghi hanno camminato a piedi nel freddo pungente per raggiungere il luogo della cerimonia, ritardata per motivi di sicurezza dopo la morte di Nasrallah avvenuta in un massiccio attacco israeliano al bastione di Hezbollah a Beirut sud a settembre.
Mentre la folla si radunava, i media statali libanesi hanno riferito di attacchi israeliani in alcune zone del Libano meridionale, tra cui una località a circa 20 chilometri dal confine. L'esercito israeliano ha affermato di aver colpito nel Libano meridionale "diversi lanciarazzi che rappresentavano una minaccia imminente per i civili israeliani". Ritratti giganti di Nasrallah e di Hashem Safieddine (il successore designato di Nasrallah, ucciso in un altro attacco aereo israeliano prima che potesse assumere l'incarico) sono stati affissi sui muri e sui ponti nella parte sud di Beirut. Uno è stata appeso anche sopra un palco eretto sul campo del gremito Camille Chamoun Sports City Stadium, alla periferia della capitale, dove si svolgeranno i funerali dei due leader.
Lo stadio ha una capienza di circa 50mila persone, ma gli organizzatori di Hezbollah hanno installato decine di migliaia di posti a sedere extra sul campo e all'esterno, dove i partecipanti potranno seguire la cerimonia su uno schermo gigante. Hezbollah ha invitato alla cerimonia alti funzionari libanesi, alla presenza del presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Quest'ultimo, in un discorso da Beirut, ha descritto i leader assassinati come "due eroi della resistenza" e ha giurato che "il cammino della resistenza continuerà".