Le azioni dell’Ucraina, che negli ultimi giorni ha deciso di intensificare gli attacchi sulla Russia, hanno aperto il dibattito tra le diplomazie occidentali. E se Regno Unito, Germania e Nato hanno palesemente manifestato il loro favore rispetto all’operato militare di Kiev, a rimanere fermamente contrari restano gli Stati Uniti. Gli attacchi degli ultimi giorni – da quelli su Belgorod, fino ai droni che hanno colpito Mosca e il velivolo senza pilota che si è abbattuto su una raffineria della regione di Krasnodar, sul Mar Nero – hanno suscitato come prima reazione pro Ucraina quella del ministro della Difesa britannico James Cleverly, che ha riconosciuto il suo diritto di bombardare il territorio russo. Durissima la presa di posizione dall’ambasciata russa a Mosca, secondo cui le sue dichiarazioni rappresentano “un incoraggiamento al regime di Kiev per compiere attacchi contro i nostri civili”. E l’ex presidente Dmitry Medvedev, com’è nel suo stile, si è spinto oltre per sentenziare che a questo punto ogni responsabile britannico che contribuisce allo sforzo bellico dell’Ucraina diventa “un obiettivo militare legittimo”.

Washington ha tenuto a prendere le distanze da Londra: “Gli Stati Uniti non sostengono attacchi ucraini in Russia“, e su questo sono stati “chiari privatamente e pubblicamente”, ha assicurato il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby. Ma ad allinearsi a Cleverly si è successivamente aggiunta Berlino, dove il portavoce del governo tedesco Steffen Hebestreit, in un’intervista a Deutsche Welle, ha precisato che l’Ucraina “ha il diritto di lanciare attacchi sul territorio russo quando questi si qualificano come autodifesa“. Secondo Hebestreit, “il diritto internazionale consente all’Ucraina di effettuare attacchi sul territorio della Russia a scopo di autodifesa”.

Da non dimenticare che in queste settimane imperversa la guerra diplomatica tra Russia e Germania, dopo che il mese scorso Berlino aveva deciso di ridurre di 34 unità il numero di propri funzionari nella Federazione russa, provocando una uguale risposta di Mosca. Ora la Russia ha deciso di ridurre di 280 unità, entro la data dell’1 giugno, il numero dei dipendenti dello Stato tedesco che lavorano in Russia, su un totale di oltre 600. Molti di loro sono russi, o con doppia cittadinanza, impiegati nelle sedi diplomatiche, nella scuola tedesca e al Goethe Institut. Ciò, secondo quanto ha fatto sapere il ministero degli Esteri russo, ha costretto la Germania a chiudere tre suoi consolati in Russia: a Yekaterinburg, Kaliningrad e Novosibirsk. In risposta a queste misure, Berlino ha disposto la chiusura entro il 31 dicembre di quattro dei cinque consolati russi operanti in Germania.

A Londra e Berlino, poi, è infine seguita la dichiarazione del segretario della Nato, Jens Stoltenberg, anche lui concorde col diritto di Kiev all’autodifesa oltre i confini nazionali. “Ora abbiamo esattamente la stessa posizione che avevamo all’inizio della guerra, e cioè che l’Ucraina ha il diritto di difendersi. La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina – ha detto in occasione della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’alleanza ad Oslo – è una palese violazione del diritto internazionale. Il diritto all’autodifesa è sancito dalla Carta delle Nazioni Unite e non c’è dubbio che questa è una guerra di aggressione del presidente Putin e di Mosca contro l’Ucraina, e l’Ucraina ha il diritto di difendersi”, ha ribadito Stoltenberg. “Il presidente Putin, Mosca, hanno iniziato questa guerra e loro possono porre fine a questa guerra e questo è il modo per creare pace e stabilità e per garantire che non ci sia un’ulteriore escalation della guerra. Quindi sosteniamo l’Ucraina e continueremo a sostenere l’Ucraina”, ha concluso Stoltenberg. Resta da vedere se, a fronte anche del posizionamento della Nato, Washington deciderà ora di virare sulle posizioni britanniche e tedesche.

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