La Polonia scende in piazza contro il carovita e “le menzogne del potere e la corruzione“. In 500mila hanno manifestato domenica a Varsavia mentre il Paese si avvicina sempre più alle elezioni politiche del prossimo autunno. E le richieste vanno verso una maggiore democrazia, tolleranza e riconoscimento dei diritti sociali, come richiesto dall’Unione europea arrivata più volte allo scontro con il governo di estrema destra sullo Stato di diritto.

“La prima cosa da fare per iniziare la strada verso la vittoria è fare i conti per sapere quanti siamo”, ha detto lo storico leader di Solidarnosc Lech Walesa, primo presidente democraticamente eletto della Polonia e Premio Nobel per la pace nel discorso di avvio della marcia. E i conti li hanno poi fatti gli organizzatori e il municipio della capitale: mezzo milione di partecipanti, probabilmente il numero più alto dalla fine del comunismo. A chiedere ai polacchi di scendere in piazza è stato Donald Tusk, premier della Polonia tra il 2007 e il 2014 ed ex presidente del Consiglio europeo tra il 2014 e il 2019, diventato ora il leader del maggiore partito di opposizione. In questi giorni Tusk sembra essere più che mai nel mirino dal partito conservatore Pis di Jaroslaw Kaczynski, al governo, che ha voluto una legge, già accolta dal Parlamento, che non a caso viene chiamata dai media ‘lex anti-Tusk’. Si tratta di un testo che mira a escludere dalla vita pubblica gli esponenti politici responsabili delle “influenze russe” sulla sicurezza interna polacca fra gli anni 2007 e 2022. Il presidente Andrzej Duda l’ha firmata la settimana scorsa salvo poi – in seguito ad aspre critiche, a cominciare da quelle del presidente americano Joe Biden e del Parlamento europeo – fare marcia indietro, presentando una serie di emendamenti.

“Questo è il mio giuramento di fronte a voi: vi guiderò alla vittoria” alle prossime elezioni, ha detto Tusk alla folla al temine della manifestazione, riunita infine nella piazza del Castello reale, con centinaia di bandiere polacche ed europee. L’ex premier si è anche impegnato per “una resa dei conti” sostenendo che la manifestazione di oggi ha dato nuova speranza alla società polacca “nonostante le divisioni seminate dal potere negli ultimi anni”.

La data del 4 giugno non è stata scelta a caso, dato che in Polonia vi si celebra la Giornata della libertà e dei diritti civili, in concomitanza con l’anniversario delle prime elezioni parzialmente libere e vinte da Solidarnosc. Ma al di là di ogni simbolismo, il primo ministro Mateusz Morawiecki ha criticato le proteste, paragonandole a a un “circo” e affermando che lo fa “un po’ ridere quando le vecchie volpi che sono in politica da anni organizzano una marcia antigovernativa e la presentano come una protesta civica spontanea”.

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