È “inadatto” a sostenere il processo perché affetto da demenza senile e quindi Félicien Kabuga, il presunto finanziatore del genocidio del 1994 in Ruanda, oggi ottantenne, non affronterà alcun processo. E, di conseguenza, non sarà condannato. Lo ha stabilito il Tribunale dell’Onu con sede all’Aia, convinto che “ha concluso che Kabuga non è in grado di partecipare in modo significativo al suo processo e che è altamente improbabile che riacquisti l’idoneità in futuro”. Il tribunale ha dichiarato di essere alla ricerca di un’alternativa “che assomigli il più possibile a un processo, ma senza la possibilità di una condanna“.

I giudici delle Nazioni Unite avevano già annunciato la sospensione del processo a marzo, mentre decidevano se Kabuga fosse abbastanza in salute per rimanere sul banco degli imputati. Arrestato nel 2020 vicino a Parigi dopo 25 anni di latitanza, Kabuga è accusato in particolare di aver partecipato alla creazione della milizia hutu Interahamwe, il braccio armato del regime genocidario hutu. Quando il processo a Kabuga si è aperto nel settembre 2022, i pubblici ministeri lo hanno accusato di aver svolto un ruolo chiave nel genocidio, in particolare consegnando machete in massa e gestendo la famigerata Radio Télévision Libre des Mille Collines (RTLM), che trasmetteva appelli all’omicidio dei Tutsi.

L’uomo d’affari si è rifiutato di comparire in tribunale o a distanza all’inizio del processo e ha partecipato in videoconferenza, su una sedia a rotelle, dal centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia. Si è dichiarato non colpevole delle accuse di essere stato coinvolto nella stazione radio radicale hutu che incitava a uccidere gli “scarafaggi” tutsi durante il massacro del 1994, in cui morirono 800mila persone. Ha anche negato di aver fornito machete o di aver sostenuto in altro modo la milizia hutu Interahamwe.

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