“Inutile proporre Alberto Moravia all’esame di maturità se a scuola non si studia”. E’ il parere unanime di professori, scrittori e studenti. La traccia con un brano de “Gli indifferenti” pubblicato nel 1929, è stata considerata dai più infattibile, lontana dalla realtà, distante dai ragazzi. Una critica che pone una riflessione seria sul “programma” che viene svolto nell’ultimo anno e nel triennio della secondaria superiore dove ci ricorda Marco Lodoli, scrittore e professore in un professionale a “Torre Maura” è “difficile che qualcuno sfondi il muro degli anni Venti del Novecento”. A dire la sua su questa traccia per IlFattoQuotidiano.it è l’autore e professore Eraldo Affinati: “Tutto dipende dai docenti. Moravia è stato, quando viveva, lo scrittore per antonomasia ma pian piano è stato quasi rimosso. Il fatto che sia tornato grazie alla maturità ha sicuramente sorpreso i ragazzi che sono rimasti spiazzati”.

Così la pensa anche Lodoli: “Tutto il programma è sbilanciato all’indietro, al passato. In quinta non si arriva a studiare nemmeno Pavese, Svevo, Pirandello, purtroppo. Più facile che gli studenti conoscano Quasimodo che Moravia. Mi è capito qualche collega che magari nel biennio ha letto qualche racconto del giornalista, poeta, romano ma è raro. Non è una preclusione ideologica degli insegnanti ma una prassi. I diciottenni non conoscono quasi nessun autore del Novecento. Sarebbe bello si arrivasse a studiare Pasolini ma nella realtà non lo fa nessuno”.

Anche il fronte di chi è in commissione è molto dubbioso sulla scelta del ministero. Giovanna Mezzatesta, preside del liceo “Bottoni” a Milano , stamattina era al classico “Parini”: “E’ un autore che viene volto nella misura in cui si fa il Novecento. Lo leggeva la mia generazione. Oggi si fermano a Pirandello, purtroppo. Quelli più avanzati arrivano a Saba. Qualcuno ha provato a farlo ma tutto ciò ci dice che bisogna cambiare la testa dei professori, che non devono continuare a portarci in quinta Manzoni e Foscolo”. Nemmeno al “Parini” sono tanti ad aver avuto il “coraggio” di prendere in mano la traccia di Moravia. Non parliamo del liceo di Castelbuono dove è presidente di commissione Chiara Di Prima, dirigente al “Galileo Galiei” di Palermo: “Mi aspettavo che qualcuno lo scegliesse e invece nessuno ha optato per Moravia. E dire che sono in un liceo. Non lo conoscono, non avevano argomentazioni sufficienti per affrontarlo. Non hanno nemmeno considerato la traccia sono andati oltre preferendo il tema su Piero Angela o su WhatsApp, molto pericoloso”.

E i ragazzi? I primi che hanno finito bocciano la proposta di Moravia. Riccardo Leone del “Majorana” di Brindisi ci dice: “Non l’ho mai studiato a scuola. Ho visto qualche suo libro ma non ho mai letto nulla. Dal punto di vista scolastico era arduo per noi fare quella traccia”. Federico Centuori, suo compagno aggiunge: “Una proposta pericolosa anche dal punto di vista politico. Abbiamo temuto di poter essere penalizzati se avessimo affrontato quel tema con un nostro punto di vista critico”.

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