E’ guerra tra il ministero dell’Istruzione e del Merito e la Regione Campania sul dimensionamento delle scuole. Il taglio di istituti (che non significa cancellamento dei plessi ma riduzione delle reggenze dei presidi e del personale di segreteria) previsto dall’esecutivo in Legge di Bilancio vede l’opposizione di diversi Governatori, in primis Vincenzo De Luca che nei giorni è tornato ad alzare la voce contro il ministro Giuseppe Valditara che stamattina è intervenuto con un comunicato per provare a chiarire la questione. A dividere Napoli e Roma è il criterio di dimensionamento.

Secondo De Luca e l’assessore all’Istruzione regionale Lucia Fortini il ministero poteva e può usare il parametro che assegna in via esclusiva dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi alle scuole con almeno 500 studenti (300 se situate nelle piccole isole, nei comuni montani o nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche). Un indice che il titolare del dicastero di viale Trastevere ha scelto di archiviare: “Si tratta di un criterio provvisorio, in deroga al normale parametro 600/400 alunni, introdotto per fare fronte alla pandemia per gli anni scolastici 2021/2022, 2022/2023, 2023/2024 e che, dopo questo periodo, non avrà più copertura finanziaria (legge del 30/12/2020 n. 178 e legge 30/12/2021 n. 234)”, spiega Valditara.

Il ministro si toglie pure un sassolino: “Nell’anno scolastico 2022/2023 la Campania presenta il numero più alto di scuole al di sotto dei parametri ordinari: 108 su 617 a livello nazionale. Stesso primato avrà la Regione nel 2023/2024, con 102 scuole su 644 a livello nazionale sotto i parametri. Quindi, la pianificazione della rete scolastica campana è stata condotta negli ultimi anni senza prestare la necessaria attenzione al contenimento del numero delle istituzioni scolastiche sottodimensionate”.

E continua: “Secondo i dati Istat sulla popolazione 3-18 anni (elemento che la Regione sembra ignorare) la Campania sarà interessata da un severo calo degli alunni: nel 2024 -17.239 e nel 2025 -19.456, per un totale di 36.695 studenti in meno. Il calo, combinato con il parametro ordinario 600/400 che sarebbe tornato nuovamente operativo nel 2024/2025, avrebbe fatto avere alla Campania 832 scuole normodimensionate”.

Un dato, quest’ultimo che è stato corretto dal Governo con un incremento di sette unità. Numeri che conosce bene il presidente della Regione campana che, tuttavia, non ne vuole sapere di questi nuovi indici applicati dal ministro: “Allo stato, non esiste alcun riferimento normativo o procedurale dell’Europa che, in relazione al Pnrr, preveda tagli del numero di scuole. Alla Campania spettano almeno 865 autonomie e non 839 come previsto, e anzi quasi “concesso”, dal ministero. La Regione conferma dunque la massima attenzione e la mobilitazione annunciata, a difesa della scuola campana”.

A dare una risposta a Valditara ci pensa Fortini che, contattata da ilfattoquotidiano.it replica al ministro: “Il fatto che si sia scelta una diminuzione dei parametri è una decisione politica. Il ministro dice che è l’Europa che ce lo chiede ma ci riferisse qual è la pagina e qual è il documento a cui fa riferimento perché noi non lo conosciamo. Sono stati votati dagli italiani e possono fare quel che vogliono ma se ne assumano la responsabilità”.

Non solo. L’assessore Fortini sottolinea un aspetto di non poca rilevanza: “Il parametro medio di studenti per una scuola è stato deciso dal Mef. Vi pare possibile? Un conto è un professionale, un altro un classico. Nella Legge di Bilancio si dice che bisogna valorizzare le zone montane, le isole e poi c’è un parametro unico per tutta l’Italia? La dispersione scolastica è un criterio di cui tenere conto o no? Mi dicono che posso definire come Regione una rete di istituti senza vincoli dimensionali ma io dove taglio a Napoli? Dovrei mettere insieme mondi differenti, creando strutture di tremila studenti per consentire a una scuola di Salerno di mantenere la reggenza”. E’ già si prospettano ricorsi al Tar.

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