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Il giallo della baronessa di Rothschild: un cold case dagli oscuri legami con i salotti romani, la morte di Roberto Calvi e la scomparsa di Emanuela Orlandi

Un giallo ancora irrisolto che intreccia i più torbidi segreti dei salotti romani

di Alessandra De Vita

Jeannette Bishop, la baronessa Rothschild, è una bellissima donna di 40 anni quando il 29 novembre 1980 svanisce in una tormenta di neve tra i monti sibillini, nel maceratese, insieme alla sua fidata assistente, la segretaria friulana Gabriella Guerin. Dopo poco più di un anno verranno ritrovati gli scheletri calcificati della nobildonna e della Guerin. Un giallo ancora irrisolto che intreccia i più torbidi segreti dei salotti romani.

La vita – La bella baronessa è nata a Minster, in Inghilterra. Figlia di una parrucchiera, a 16 anni si traferisce a Londra per avanzare verso i gradini più alti della scala sociale. Inizia come ballerina, poi tenta la carriera in tivù, nella Bbc dove inizia a condurre un programma. A un ricevimento incrocia lo sguardo del barone Evelyn de Rotschild che ne resta folgorato. I due si sposano nel 1966, ma divorziano appena cinque anni dopo. Appassionata di arredamento e di antiquariato, Jeannette apre a Londra uno studio di design. Incontra l’imprenditore e avvocato Stephen May che diventerà, nel ’77, il suo secondo marito ma per tutti resterà sempre la baronessa Rotschild. Durante uno dei frequenti viaggi in Italia, la coppia decide di acquistare un casolare nelle Marche, a Sarnano, nella frazione di Schito.

La scomparsa – È il 29 novembre del 1980. La baronessa e la sua segretaria Gabriella Guerin sono a Sarnano ma alloggiano in hotel, nella tenuta procedono intanto i lavori di ristrutturazione. Nevica fortemente ma ugualmente decidono di fare un giro in montagna, prendono l’auto, una Peugeot 104, direzione Sassotetto. Sono le 17 del pomeriggio quando vengono viste per l’ultima volta nella piazza del paese. Non rientreranno la sera all’albergo “Ai pini”. Per giorni carabinieri con unità cinofile ed elicotteri al seguito setacciano i boschi alla ricerca dei corpi fino a quando, il 18 dicembre, viene ritrovata l’auto, sepolta dalla neve, nei dintorni della baita Galloppa. Dalle impronte rinvenute, si ipotizza che Jeanette e Gabriella abbiano utilizzato la villa come rifugio a causa della nevicata abbondante. I tabloid inglese iniziano a parlare di “giallo”.

Il ritrovamento – “Nothing? It’s impossible!”: è il 27 gennaio del 1982 e Stephen May è infuriato perché non c’è traccia della sua amata moglie sui monti sibillini. Fino a che, quella mattina, approfittando di uno squarcio tra le nubi due cacciatori di cinghiali, Domenico Panunti e Corrado Erminia, in un bosco tra il Lago di Fiastra e l’eremo di San Liberato, si imbattono nelle borse e negli scheletri delle due donne. Le loro ossa sono state corrose dai cinghiali e non sono neanche tutte. L’esame legale accerta che sia Jeannette che Gabrielle sono morte sul luogo del ritrovamento. Dopo mesi, viene arrestato il commerciante brasiliano di pietre preziose José Rodriguez May, poi viene rilasciato.

Il movente – Non si tratta di un sequestro, nessun riscatto è stato avanzato. Improbabile che, con la tormenta in corso, le due donne siano scese dal veicolo per passeggiare nel bosco. L’ipotesi della morte per assideramento durante una passeggiata nella bufera è davvero inaccettabile – un’imprudenza poco credibile – e viene subito soppiantata dalla pista dell’omicidio. Non manca il movente. La baronessa era venuta a conoscenza di pericolose verità su presunti traffici illegali. Manca anche la prova della sua sopravvivenza dopo la sera della scomparsa: il suo orologio da polso, un Omega automatico, rivenuto insieme ai suoi resti, è fermo al 12 dicembre 1980. Cosa è accaduto in quelle due settimane?

Le indagini – Il giudice Alessandro Iacoboni, nemmeno 30enne, guida le indagini. Si scava nel privato della sventurata commessa, doveva incontrare qualcuno? È stata assassinata perché in possesso di informazioni scottanti? Il giorno prima della scomparsa di Jannette, c’era stato un maxi furto alla casa d’aste Christies’ di Roma, in Piazza Navona. Si teme che la morte dell’ex moglie di Rotschild sia collegata al colpo da cinque miliardi. La pista della disgrazia non regge più. Sia lei che l’amica sono state viste con due uomini quel giorno. Dei messaggi anonimi tra le righe dei telegrammi ritrovati appartenenti alla donna portano a un appartamento in via Tito Livio, a Roma, dove viene convocato anche un parente di un industriale, poi ripescato cadavere nel Tevere. Un altro telegramma pervenuto alla sede di Christie’s indica che il bottino lo si può recuperare allo stesso indirizzo, dove per un periodo ha vissuto anche Pippo Calò, il cassiere delle famiglie della mafia sicula. Jeannette e la sua amica potrebbero essere state testimoni di qualcosa di troppo torbido.

Il collegamento con Roberto Calvi – Nella vicenda della baronessa si insinua l’istruttoria di un’altra vicenda inquietante, quella di Roberto Calvi, il banchiere di Dio “suicidato” a Londra, sotto il ponte dei Frati neri, dopo il crack del Banco Ambrosiano. Nel furto, titola un articolo del Corriere delle Sera in quei giorni, ci sarebbe anche un pegno di 16 miliardi di gioielli dato a Calvi. Il giallo d’alto rango che ha origini all’ombra della Cupola viene collegato anche alla morte dell’antiquario Sergio Vaccari, assassinato a Londra in quel periodo, nella cui abitazione viene trovata la foto di un orologio del ‘700 rubato da Christie’s. Le coincidenze non mancano. Le connessioni tra l’antiquario e il banchiere assassinato nel giugno del 1982 fanno sì che sui monti Sibillini arrivino gli uomini di Scotland Yard. Il 25 settembre 1989 Iacoboni conclude che si tratta un duplice omicidio con cause e responsabili ignoti. Muore senza trovare risposte alle sue ottime ricostruzioni. L’antiquario assassinato non è l’unico collegamento con Roberto Calvi. Appena un anno dopo, su forte sollecitazione dei Servizi Segreti, la famiglia di Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina Vaticana rapita a Roma all’uscita dalla scuola di musica nel cuore di Roma, si affida all’avvocato Gennaro Egidio, lo stesso che ha seguito la vicenda di Jeannette. A pagare la sua importante parcella per gli Orlandi saranno gli stessi Servizi salvo poi negare questa circostanza agli inquirenti.

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