In un paese normale un imprenditore che ha un curriculum come quello di Santanchè non farebbe mai il ministro della Repubblica, a meno che non parliamo del Kazakistan. E lo dico perché leggendo le cronache di questi giorni sulla vita imprenditoriale di Santanchè, viene il mal di testa per la quantità di labirinti azionari, di fideiussioni, di finanziamenti opachi dall’estero, di debiti”. Sono le parole pronunciate a L’aria che tira (La7) dal giornalista Pino Corrias, che premette: “L’opportunità politica e le vicende giudiziarie sono due cose assolutamente separate. Tuttavia, come scrive oggi Giovanni Tiziani su Domani, in realtà Santanchè è indagata dalla Procura di Milano nell’inchiesta per bancarotta condotta sulle società della galassia Visibilia. Lei invece ha sempre detto di non essere indagata“.

Corrias torna sulle vicende imprenditoriali della ministra del Turismo, citando anche la questione del conflitto d’interessi sul Twiga, uno dei più noti stabilimenti balneari d’Italia, del quale la ministra si è limitata a cedere le azioni all’amico e socio Flavio Briatore e al fidanzato Dimitri Kunz: “Le aziende della Santanchè hanno debiti per 5 milioni e passa di euro con le banche, 1 milione e 900mila euro coi fornitori, 1 milione e 200mila euro con il fisco, cioè con lo Stato. E lei fa la ministra di questo Stato. Tutto questo rende incompatibile la Santanchè per il ruolo di ministro. E non dimentichiamo la questione del Twiga, visto che siamo sotto osservazione speciale della direttiva europea Bolkestein che prevede la messa a gara delle concessioni”.

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