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Concorso esterno, stop di Meloni al ministro Nordio: “Lo comprendo, però mi concentrerei su altre priorità”. Lui: “Perfetta sintonia”

Mi concentrerei su altre priorità“. Giorgia Meloni prova a mettere la parole fine sul tema della “rimodulazione” del concorso esterno in associazione mafiosa lanciato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. La presidente del Consiglio stoppa così le uscite pubbliche del Guardasigilli che tanto imbarazzo avevano creato nel governo: “Sul tema del concorso esterno io comprendo benissimo sia le valutazioni che fa il ministro Nordio, sempre molto preciso, sia le critiche che possono arrivare, però mi concentrerei su altre priorità“, afferma al termine della visita al Parco archeologico di Pompei. Frasi che costringono lo stesso ministro della Giustizia a intervenire con una nota per sottolineare la “perfetta sintonia” con Meloni e che la modifica del concorso esterno “non fa parte del programma di governo“.

Le frasi di Mantovano – Il realtà è questo il secondo intervento di Giorgia Meloni sull’argomento. Lo aveva già fatto indirettamente mandando in avanscoperta, giovedì scorso, il suo braccio destro Alfredo Mantovano. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio era intervenuto con parole chiare e nette per stoppare le idee di Nordio: “Ai parenti delle vittime di mafia, a Salvatore Borsellino e Maria Falcone, dico che modificare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non è un tema in discussione, il governo non farà alcun passo indietro nella lotta alla criminalità organizzata. Ci sono altre priorità”, aveva detto Mantovano al Fatto Quotidiano. Una conclusione molto simile alle parole utilizzate oggi dalla presidente del Consiglio.

Crosetto rompe il fronte – Un intervento pubblico, quello di Giorgia Meloni, divenuto quasi necessario dopo che il tema dello “smantellamento” del concorso esterno – oltre ad avere spaccato la maggioranza (con Forza Italia pronta a sostenere Nordio, mentre la Lega contraria) – rischiava di minare l’unità interna di Fratelli d’Italia. A rompere il fronte del partito della premier era stato sabato Guido Crosetto. Il ministro della Difesa, considerato un membro del quartier generale meloniano, ha difeso pubblicamente Nordio: “Ha tutta la mia solidarietà perché si trova stretto nella morsa tra chi vuole mantenere il potere di utilizzare la ‘giustizia’ come uno strumento di lotta politica e chi ha paura di sfidare l’ingiustizia facendo una scelta giusta, perché teme ‘ritorsioni’”. Ha commenta su Twitter Crosetto.

Nordio: “Nessun dissidio” – L’intervento pubblico di Giorgia Meloni viene seguito da una nota dello stesso Carlo Nordio. “Con la premier siamo e siamo sempre stati in perfetta sintonia“, precisa il ministro della Giustizia: “Il problema del concorso esterno – ricorda – è stato da me trattato nei miei scritti di questi ultimi venti anni, è essenzialmente tecnico, e mira semmai a rafforzare la lotta contro la criminalità organizzata. Ma la sua revisione non fa parte del programma di governo, ed infatti non è stata da me nemmeno prospettata nel discorso alle Camere all’inizio del mio mandato”. Pertanto, per Nordio, non esiste alcun problema: “Le ricostruzioni fantasiose e talvolta maligne su nostri ipotetici dissidi sono vani tentativi di minare la nostra risolutezza nel portare a compimento le riforme sulla giustizia, secondo il mandato ricevuti dagli elettori, e sulle quali non vacilleremo e non esiteremo”, conclude il ministro.

Meloni in via d’Amelio – Poche ore prima i retroscena di palazzo hanno raccontato di una telefonata di Meloni al suo ministro della Giustizia chiedendogli di abbassare i toni. Ancora più imbarazzante per la premier è che un tema tanto spigoloso sia stato tirato fuori dal cilindro a pochi giorni dalle commemorazioni della Strage di via d’Amelio. E oggi per Meloni è stata anche l’occasione per confermare ai giornalisti la sua presenza alla fiaccolata per Paolo Borsellino e gli uomini della scorta. Una partecipazione data in dubbio negli ultimi giorni. “Non sono mai mancata alle commemorazioni della strage di Via d’Amelio e non mancherò neanche quest’anno“, ha detto la presidente del Consiglio. “Molti sanno perché ho cominciato a fare politica e io lo ricordo molto bene”, ha aggiunto la premier Meloni, che più volte ha ricordato pubblicamente “ho iniziato a fare politica a 15 anni, il giorno dopo la strage di via D’Amelio, nella quale la mafia uccise il giudice Borsellino”.

Granata: “Nordio inaccettabile” – Ad attaccare Nordio ci ha pensato anche Fabio Granata, ex deputato e storico esponente della destra siciliana, che della prima fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino è stato uno dei promotori. “Quello del concorso esterno è uno strumento importantissimo, non a caso individuato proprio da Falcone e Borsellino. È inaccettabile che il problema del ministro della Giustizia non sia la mafia, ma i magistrati e le Procure”, ha detto Granata in un’intervista a Repubblica. Granata ricorda con soddisfazione le dichiarazioni programmatiche di Meloni con “riferimento diretto a Borsellino, un fatto di grande coerenza con la vita e il percorso” della premier. “Poi però è arrivato Nordio che ha fatto esattamente l’opposto. È inaccettabile“. Alla domanda se si aspetti le dimissioni di Nordio, Granata risponde: “Penso che questo idillio con Meloni, ammesso che di idillio si possa parlare, non durerà ancora a lungo“.

Ma Ronzulli rilancia – Nella maggioranza però c’è chi non demorde. Forza Italia prosegue per la sua strada continuando a spalleggiare il ministro della giustizia: “Il nostro appoggio al ministro Nordio è senza riserve, senza se e senza ma. Peraltro il concorso esterno è un reato che c’è solo in Italia e che non ha motivo di esistere”, ribadisce la presidente dei senatori di Forza Italia, Licia Ronzulli, a Omnibus su La7. “O si è mafiosi o non lo si è – prosegue – o si concorre, e quindi si è mafiosi, oppure no. Poco importa che il contributo venga dall’esterno. C’è una riforma che deve andare avanti nell’interesse dei cittadini, per un processo giusto sia in ambito civile sia penale. Noi – conclude Ronzulli – non vogliamo uno scontro con la magistratura ma l’intervento riformatore va fatto”.