L’enorme scritta Dux è riapparsa sul pennone di roccia che domina il borgo di Villa Santa Maria, in provincia di Chieti. Come già accade nel 2019, la scritta fascista è tornata visibile in seguito a dei lavori di pulizia del pendio. Lavori che il sindaco Giuseppe Finamore rivendica con orgoglio: “L’ho fatta ripulire durante i lavori per la creazione di altre vie di risalita per i rocciatori. Sono stati usati acqua e una spazzola di ferro, tutto qui. A noi quella scritta, a cui siamo abituati da sempre, non dà alcun fastidio”, spiega il primo cittadino ad Adnkronos. “Nessuna apologia di reato, nessuna volontà di esaltare quella scritta. Che sta lì ormai da tantissimo tempo ed è, per questo, un pezzo della nostra storia“, sostiene ancora Finamore.

La scritta che appare sul pendio è un’incisione risalente agli anni ’40, che non è mai stata rimossa in modo permanente: era solo stata coperta dagli interventi di messa in sicurezza degli anni ’90. “Fu realizzata, come accaduto pure in altri luoghi d’Italia, dai nostri scalpellini in un determinato periodo”, sottolinea Finamore. Che sembra aver ripetuto la mossa di 4 anni fa, quando aveva fatto riapparire le tre lettere sempre grazie a dei lavori di rivalutazione della zona rocciosa. La ricomparsa della scritta aveva dato il via a uno scontro tra il Partito democratico che aveva tirato in ballo l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini e l’amministrazione locale del sindaco Finamore. Alla fine, dopo una polemica finita in Parlamento con l’interrogazione di Camillo D’Alessandro, quella scritta era stata coperta.

Adesso è tornata, perché il sindaco resta convinto della sua idea: “La sua presenza non riveste un significato particolare. Ci abbiamo sempre convissuto. Chi conosce la mia storia personale sa che so benissimo i danni prodotti dal fascismo“. Proprio D’Alessandro, oggi coordinatore regionale di Italia viva, a Repubblica ha denunciato quanto accaduto: “Per la seconda volta, il sindaco ha deciso di fare riemergere la scritta ‘Dux’ impressa sulla roccia dalla propaganda fascista, cioè di un criminale che firmò le leggi razziali e condannò alla morte milioni di italiani”. “Non vorrei che per farlo siano addirittura stati impiegati fondi pubblici“, sottolinea ancora D’Alessandro. Che poi pone un quesito: “Può darsi che non ci si renda conto che proprio quel nome, proprio nel Sangro, proprio anche a Villa Santa Maria ha rappresentato dittatura, morte, dolore e fame? Quando si normalizza la vergogna che è stata, la vergogna continua a vivere”.

Anche il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, scrive: “La scritta, secondo il primo cittadino, attira i nostalgici del fascismo e quindi andrebbe considerata un’attrazione turistica. Questi fascioleghisti offendono la memoria della terra dove nacque la Brigata Majella e dove, secondo lo storico Cesare Bermani, sarebbe anche nato l’inno partigiano ‘Bella Ciao‘. Questa operazione sa di apologia del fascismo e andrebbe perseguita penalmente“.

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