Un incontro fuori dai canali ufficiali della diplomazia per dare un segnale all’amministrazione Biden e ai suoi sforzi di contenere la Cina a livello geopolitico, militare e tecnologico. Ma anche un messaggio più ampio alla politica americana in un anno elettorale che vede nel pugno duro nei confronti di Pechino l’unico fronte in cui repubblicani e democratici sono d’accordo. Xi Jinping ha steso il tappeto rosso per il “vecchio amico” Henry Kissinger, oggi centenario e Consigliere per la sicurezza nazionale e Segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford, giunto in visita a Pechino, ha incontrato anche il ministro della Difesa Li Shangfu. Un faccia a faccia cordiale che conferma l’impegno americano per rapporti più stretti con Pechino dopo mesi di altissima tensione.

“Gli Stati Uniti e la Cina dovrebbero eliminare le incomprensioni e coesistere pacificamente. La storia insegna che né gli Usa né la Cina possono permettersi il prezzo di trattarsi reciprocamente come nemici”, ha detto il centenario ex segretario di stato americano, accolto a Pechino come un “amico” e un grande saggio. Oltre che simbolica, in quanto caduta in coincidenza con il 52mo anniversario del suo viaggio segreto che spianò la strada negli anni ’70 alla normalizzazione dei rapporti fra Stati Uniti e Cina, la visita di Kissinger ha un valore anche politico. Pechino ha infatti congelato il dialogo militare con Washington a seguito delle sanzioni americane imposte a Li nel 2018 per l’acquisto di un aereo da combattimento dal maggiore esportare di armi russo. E neanche gli sforzi del segretario di stato Antony Blinken nel corso della sua ultima visita ufficiale sono valsi a sbloccare l’impasse che impedisce contatti ufficiali fra il ministro della Difesa cinese e il capo del Pentagono Lloyd Austin nonostante le tensioni su Taiwan. La proposta di Blinken di riprendere le comunicazioni militari per evitare fraintendimenti non ha infatti incassato l’appoggio di Pechino.

“Il popolo cinese si ricorderà sempre di te”, ha detto Xi aggiungendo che Pechino e Washington “sono ancora una volta al bivio su dove andare e devono scegliere” la strada da seguire. Poi ha indicato nei “tre principi del reciproco rispetto, della pacifica coesistenza e della cooperazione” la via per centrare il successo. “Lei ha 100 anni ed è stato in Cina 100 volte. Questo ‘200’ rende la visita particolarmente significativa”, ha spiegato un sorridente Xi davanti alle telecamere, osservando come i rapporti fra i due Paesi sono legati al nome Kissinger.

Dopo mesi di gelo di recente i rapporti fra Washington e Pechino sembrano, sulla carta, migliorati. Le visite dei segretari di stato e del Tesoro, rispettivamente Antony Blinken e Janet Yellen, sono una conferma del dialogo che è stato riallacciato. Ma di risultati, almeno per il momento, è troppo presto per parlare, come dimostra la bocciatura cinese alle pressioni americane di fare di più sul clima. Mentre Kissinger ha visto dispiegarsi il tappeto rosso, John Kerry – l’inviato di Biden per il clima – è stato impegnato negli ultimi giorni in una girandola di incontri a Pechino per rilanciare la lotta comune contro il cambiamento climatico, che vede gli Stati Uniti e la Cina come i principali responsabili mondiali di emissioni. Il pressing di Kerry però non ha sfondato la muraglia cinese di Xi: pur apprezzando i contatti e gli incontri, Pechino ha ribadito la sua linea, ovvero che ridurrà le emissioni nei suoi modi e nei suoi tempi.

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