Mentre la politica cincischia sul salario minimo e gli stipendi perdono potere d’acquisto, a risolvere almeno un problema dei cittadini lavoratori, in questi anni. hanno provveduto i magistrati di Milano che con decreti di sequestro e commissariamento hanno messo in fila una serie di società e aziende, accusate di sfruttamento e in alcuni casi di reati fiscali, e spinte quindi ad assumere i lavoratori esterni forniti da cooperative e società che non pagavano contribuiti e tasse. Con le assunzioni poi sono arrivate le relative archiviazioni delle inchieste.

Ultima a finire nel mirino della procura di Milano è stata Esselungache il 22 giugno scorso – si è vista recapitare dagli uomini della Guardia di finanza un decreto di sequestro da oltre 47 milioni di euro. Quindi – come riporta il Corriere della Sera – per non essere “commissariata” il colosso italiano dei supermercati ha chiesto e ottenuto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale “in via eccezionale” un inedito “contraddittorio partecipato con la società al fine di monitorare i progressi di legalizzazione”. Così tramite gli avvocati Paola Severino e Pasquale Annichiarico Esselunga si impegna con il Tribunale ad assumere direttamente 3.000 lavoratori, reinternalizzando attività sinora affidate all’esterno.

Era già successo con il gruppo Cegalin; ma anche Shenker con 200 lavoratori assunti e 10 milioni versati al fisco, Brt, internalizza circa 1.000 lavoratori; altri 1.000 Geodis; nel novembre del 2022 Dhl ha assunti 1.500lavoratori. Un conto che fatto dal Corriere che corrisponde a 11mila persone che sono passate dallo sfruttamento a un contratto e aziende che sono passate dal “risparmio” di tasse e contribuiti a essere contribuenti anche per quei lavoratori. È anche grazie a questi meccanismi fraudolenti che poi è possibile per le cooperative che “somministrano” manodopera – dai facchini ai corrieri, dai vigilantes agli addetti alle pulizie – offrendo prezzi concorrenziali ai grandi clienti solo perché non versano l’Iva, aprendo e chiudendo società per non pagare l’Erario, facendo migrare lavoratori tra sigle di prestanomi. Senza contare i compensi da pochi euro l’ora ai limiti dello schiavismo.

Foto di archivio

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