Si dice pronto a fondare “un nuovo Partito della Repubblica“, punta il dito contro il “deludente” Matteo Renzi accusato di aver “preso in giro gli elettori” e fa mea culpa per essersi fidato di lui. Definisce il salario minimo come il suo obiettivo chiave e critica Elly Schlein per il “grave errore” di essersi detta favorevole al congelamento dell’obiettivo del 2% del Pil per le spese militari. Tornato dalle vacanze in Normandia, Carlo Calenda commenta a 360 gradi la situazione politica italiana in un’intervista al Corriere della sera.

Annuncia il lancio di una costituente per “un grande Fronte Repubblicano che si ispiri ai valori della Costituzione” evitando “i ‘centrini’ che si alleano con il M5S se vince il M5S e con destra se vince la destra, pur di occupare uno strapuntino“. Si riferisce al suo ex alleato Renzi: “C’è grande delusione per il comportamento di Italia viva. Renzi ha preso in giro gli elettori. Una volta rientrato in parlamento ha fatto saltare tutto per tenersi le mani libere e provare a entrare nel governo“, dice Calenda che si assume la responsabilità dell’essersi fidato di Matteo Renzi. Così per il suo nuovo partito fa anche appello a chi ai membri di Italia Viva, “a partire da Elena Bonetti con cui abbiamo lavorato benissimo”.

Parla anche di salario minimo e della necessità di “chiudere un accordo tra il governo e le altre opposizioni per arrivare a un pacchetto che tuteli i lavoratori con salari drammatici”, dicendosi favorevole anche ad alcune proposte della maggioranza. Calenda è fiducioso che si possa arrivare a una sintesi anche se considera molto negativo “il modo in cui si relazionano la destra e la sinistra”. Contrario all’elezione diretta del premier (che “depotenzia il presidente della Repubblica”), promuove Giorgia Meloni (“persona che studia a fondo i dossier”) ma boccia la squadra di governo che definisce “estremamente carente, in tutti i settori chiave”.

Alla fine, come già fatto negli scorsi giorni, critica la segretaria del Partito Democratico che si è detta a favore della scelta del cancelliere tedesco Scholz di posticipare di qualche anno il raggiungimento del 2% del Pil di spese militari, come chiesto dalla Nato: “È un grave errore. Perché la serietà dei Paesi si valuta sulla capacità di mantenere gli impegni. E perché l’Italia ha bisogno di un esercito forte, che possa contribuire a formare un esercito unico europeo. Abbiamo una guerra ai confini dell’Europa e questo impegno va mantenuto”, sottolinea il leader di Azione.

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