Navarro-Valls rivoluzionò la comunicazione pontificia. Oggi non sembra per nulla rimpianta
“Santo Padre, questo lavoro si può svolgere soltanto se si ha un accesso diretto al Papa. Se si è potuto fare qualcosa in questi anni, è stato per questo: sia nella normalità, sia nei giorni della malattia e della morte di Giovanni Paolo II. La mentalità della Curia non è facile: ‘Non dica niente se i giornalisti non domandano, e se domandano, allora dica…’. Però è una condotta molto reattiva, mai propositiva. L’opinione pubblica è come un grande contenitore: il primo che lo riempie può proporre i propri argomenti e gli altri lo seguono. Se altri propongono gli argomenti, allora non resta che procedere con delle smentite”. È in questo passaggio della prima udienza di Benedetto XVI con l’allora direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls, scomparso nel 2017, la chiave della rivoluzione comunicativa attuata dal giornalista e medico spagnolo in Vaticano con il pieno sostegno di san Giovanni Paolo II.
L’udienza si svolge a Casa Santa Marta, la residenza provvisoria di Ratzinger, due giorni dopo la sua elezione al pontificato, il 21 aprile 2005. Navarro-Valls racconta l’incontro: “Una volta seduti, gli spiego: ‘Santo Padre, varie volte ho parlato con Giovanni Paolo II di lasciare questo lavoro, perché sono già molti anni. Lui scherzava dicendo: ‘Ricordamelo fra cinque anni…’. Ora farò assolutamente quello che il Papa mi dirà’. Lui risponde: ‘No, almeno durante il primo anno, continui a fare questo lavoro’”. È quanto si legge nel libro di memorie di Navarro-Valls, pubblicato postumo, intitolato I miei anni con Giovanni Paolo II (Mondadori) e curato da Diego Contreras, professore straordinario di analisi e pratica dell’informazione della Pontificia Università della Santa Croce. Un testo voluminoso che ripercorre, con una cronaca puntuale e quotidiana, il mandato del giornalista come portavoce del Papa, dal 1984 al 2006, quando ha lasciato il testimone al gesuita padre Federico Lombardi.
Un libro che contribuisce a scrivere pagine importanti del pontificato di san Giovanni Paolo II, della Sede Vacante che si è svolta dopo la sua morte, avvenuta dopo ventisette anni di regno, dell’elezione di Benedetto XVI e del suo primo anno di governo della Chiesa. Navarro-Valls si accorge subito, però, che l’intesa diretta tra lui e Wojtyla non avrà un seguito con Ratzinger. Davanti alle proposte fatte dal portavoce vaticano in quella prima udienza con Benedetto XVI, il Papa, riporta il giornalista, annuisce: “Mi assicura che potrò avere accesso a lui in caso di bisogno, di chiamarlo al telefono. Che mi darà il suo sostegno. Tutto questo mi tranquillizza un po’”.
Eppure, le cose non vanno come previsto. Già dopo le prime settimane del nuovo pontificato, il 4 giugno 2005, Navarro-Valls scrive: “Noto una tendenza involutiva nell’azione informativa della Santa Sede. Mancano le informazioni. Ma sono consapevole che alla fine di quest’anno lascerò il mio incarico e non mi sembra opportuno condizionare il lavoro del mio successore”. Il portavoce, però, non si arrende ed esprime le sue forti perplessità al segretario di Benedetto XVI: “Georg vuole parlare con me e chiacchieriamo durante due lunghe passeggiate. Gli spiego la mia visione delle cose che si riferiscono al lavoro: il problema della mancanza di informazioni e la quasi impossibilità di organizzare una strategia informativa. Georg è molto esplicito. Senza fare nomi, mi spiega ciò che alcuni hanno detto al Papa: che io ero molto amico di Dziwisz e questo aveva fatto sì che io scavalcassi la struttura. Hanno detto che c’era mancanza di collaborazione, che in definitiva era conveniente un cambio. Georg si rende conto che, in realtà, quello che alcuni cercano è di recuperare ‘il potere perduto’, per così dire. Comprendo la situazione e anche queste reazioni. Sinceramente, non vi attribuisco grande importanza”.
La situazione non migliora e il 1 dicembre 2005 si svolge un’udienza che per il giornalista prelude al congedo finale. Navarro-Valls la ripercorre sempre nelle sue memorie: “Vado a trovare il Papa. Secondo il nuovo stile, mi ha convocato con una lettera ufficiale della Prefettura della Casa Pontificia. La mia udienza è alle sei e un quarto del pomeriggio. Prima, il Papa ne aveva un’altra con il cardinale Etchegaray. Si svolge nel suo appartamento, nella sala grande dell’ingresso. Il Santo Padre è solo. Non ci sono fogli sul suo tavolo. È rilassato, seduto con le gambe incrociate. Ho l’intenzione di chiedergli se è venuto il momento del ricambio alla Sala Stampa. Ma non posso affrontare l’argomento, perché lui comincia a sollecitare il mio parere sull’informazione della Santa Sede. Gli dico che, senza esprimere alcun giudizio sulle persone, il clima attuale – dal mio punto di vista – non è positivo, fondamentalmente per la mancanza di informazione preventiva. Gli porto qualche esempio concreto”.
Il 1 febbraio 2006 Navarro-Valls scrive a Benedetto XVI la sua lettera di dimissioni. Appena due giorni dopo, il 3 febbraio, il segretario del Papa, monsignor Gänswein, lo chiama per dirgli che Ratzinger ha accettato le sue dimissioni, ma gli chiede di restare al suo posto fino all’estate. L’11 luglio seguente viene pubblicata la nomina del suo successore. L’era di Navarro-Valls in Vaticano si conclude, ma la sua rivoluzione comunicativa, come emerge chiaramente anche dalle sue memorie, si era già archiviata con la fine del pontificato wojtyliano. Una stagione lungimirante e ricca di numerosi successi, non solo nel campo comunicativo, del Papa e della Santa Sede che oggi nei sacri palazzi non sembra per nulla rimpianta. Un’epoca che ha segnato sicuramente una pagina molto luminosa nella storia della comunicazione ecclesiale e che si è potuta realizzare per la totale sintonia tra Wojtyla, Dziwisz e Navarro-Valls. Una triade difficilmente ripetibile.
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico
La Redazione
Tel Aviv, 25 feb. (Adnkronos) - Ofri Bibas, sorella dell'ostaggio liberato Yarden Bibas, ha criticato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nonché i notiziari, gli utenti dei social media e i diplomatici pubblici, per aver descritto in dettaglio, contro la volontà della famiglia, gli omicidi avvenuti durante la prigionia della moglie di Yarden, Shiri, e dei suoi figli piccoli Ariel e Kfir. Pubblicare tali informazioni nonostante le ripetute richieste della famiglia è stato "un abuso fine a se stesso nei confronti di una famiglia che ha attraversato 16 mesi di inferno e che deve ancora affrontare il peggio", ha sritto Ofri Bibas su Facebook.
Netanyahu ha descritto l'omicidio dei ragazzi in modo molto dettagliato in un discorso tenuto davanti all'America Israel Public Action Committee e, mentre teneva in mano una foto delle vittime, durante una cerimonia militare tenutasi ieri, in seguito alla quale, la famiglia Bibas ha inviato una lettera di diffida a Netanyahu e ad altri uffici governativi, chiedendo loro di smettere di pubblicare dettagli non approvati sugli omicidi, riporta il sito di notizie Ynet.
Washington, 25 feb. (Adnkronos) - "Questa decisione lacera l'indipendenza di una stampa libera negli Stati Uniti". Lo ha detto il presidente della White House Correspondents' Association Eugene Daniels, criticando l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per aver affermato che d'ora in poi sarà lei stessa a decidere quali giornalisti potranno seguire gli eventi della Casa Bianca. "In un paese libero, i leader non devono scegliere le testate" da accreditare, ha aggiunto.
Washington, 25 feb. (Adnkronos) - La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato durante il briefing di oggi che l'amministrazione determinerà quali organi di stampa faranno parte del pool stampa della Casa Bianca. Attualmente la White House Correspondents Association aiuta a coordinare la copertura del pool.
La Leavitt ha affermato che alle "testate tradizionali" sarà comunque consentito di unirsi al pool, ma ha osservato che l'amministrazione consentirà l'adesione anche ad altri siti. "Sono orgogliosa di annunciare che restituiremo il potere alle persone che leggono i vostri giornali, che guardano i vostri programmi televisivi e che ascoltano le vostre stazioni radio", ha aggiunto.
(Adnkronos) - L'indagine su Twitter International Uk vede due indagati - si tratta di due ex amministratori (un irlandese e un indiano) - che si sono succeduti negli ultimi anni alla guida del social poi rilevato da Elon Musk a fine 2022. L'indagine nasce da un controllo fiscale della Gdf, concluso ad aprile 2024, proprio sulla piattaforma americana, che oggi si chiama 'X', sulla scia delle stesse verifiche fatte su Meta. Il fascicolo è affidato dal pm Giovanni Polizzi, già protagonista di altre indagini sui colossi del web.
Il punto centrale del fascicolo affidato a Polizzi, lo stesso che si è occupato dell'inchiesta su Meta, è l'idea che debbano essere tassate come transazioni commerciali le iscrizioni gratuite alle piattaforme online in cambio della cessione dei propri dati personali, che hanno un valore economico, visto che consentono la profilazione degli utenti.
Solo lo scorso dicembre la procura di Milano ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dei rappresentanti legali della società di diritto irlandese Meta, titolare dei social Facebook e Instagram. L'inchiesta - ancora aperta - ipotizza per il colosso l'omessa dichiarazione e mancato pagamento - tra il 2015 e il 2021 - dell'Iva per un totale di oltre 877 milioni di euro.
Washington, 25 feb. (Adnkronos) - La Casa Bianca attribuisce il grosso livido sulla mano destra di Donald Trump, che era visibile durante l'incontro di ieri con il presidente francese Emmanuel Macron, alle strette di mano del presidente americano.
"Il presidente Trump è un uomo del popolo", ha affermato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, aggiungendo: "Il suo impegno è incrollabile e lo dimostra ogni singolo giorno. Il presidente Trump ha lividi sulla mano perché lavora costantemente e stringe mani tutto il giorno, tutti i giorni".
Roma, 25 feb. (Adnkronos) - Sono due i momenti della replica di Daniela Santanchè sottolineati dalle opposizioni, che oggi hanno votato compatte la mozione di sfiducia alla ministra del Turismo. Il primo quello sull''intemerata' del tacco 12 e il glamour, della sinistra che odia la ricchezza. Un tentativo di 'buttarla in caciara' e uscire dal merito, grave, della vicenda, dicono le opposizioni. L'altro passaggio è meno di colore e più inquietante, sostengono, ed è quando la ministra ha detto che alla prossima udienza valuterà le dimissioni "ma lo farò da sola - ha scandito- con me stessa, senza nessuna costrizione e forzatura". Una sottolineatura che, secondo le opposizioni, è un chiaro messaggio a Giorgia Meloni. E fa crescere l'interrogativo: perché la premier Meloni si fa trattare in questo modo? E' la domanda dei parlamentari di minoranza in Transatlantico.
Giuseppe Conte intervenendo in aula nelle dichiarazioni di voto ha dato una sua versione: "Ci sono solo due plausibili spiegazioni. La prima è che lei, Santanchè, ricatta Meloni. Può darsi che all'opposizione abbiate condiviso segreti che oggi mettono in imbarazzo la presidente del Consiglio e allora comprenderemmo perché ogni giorno Meloni dice che non è ricattabile... La seconda è che Fdi dopo aver avuto come motto 'legge e ordine', oggi che siete al potere si sentite casta intoccabile. Il caso Delmastro è l'esempio di questa vostra convinzione di essere al di sopra della legge".
Anche Elly Schlein si rivolge alla premier Meloni: "Cosa le impedisce di far dimettere Santanchè? Come è possibile accettare in silenzio, dopo che Santanchè ha detto che del pressing di Fdi se ne frega, che lei e solo lei decide se dimettersi come se non esistesse una presidente del Consiglio?". E insiste: "Meloni è stata campionessa mondiale di richieste di dimissioni e oggi ha disertato quest'aula, come fa non vergognarsi della sua incoerenza, come fa a non rendersi conto di quanto sia vigliacco il suo atteggiamento di continua fuga da quest'aula e dalla realtà? Dove si è nascosta la premier? Forse sta registrando un altro video, un contributo da inviare a una convention fra motoseghe e saluti nazisti?".
Conte ribatte anche al passaggio 'tacco 12' della ministra: "Lei ha detto che odiamo la ricchezza, ma non dica baggianate, siete voi che avete fatto la guerra ai poveri, che odiate i poveri. Noi odiamo o meglio ancora contrastiamo, la disonestà". Una questione, quella dei tacchi e delle borsette, che fa sbottare Schlein: "Lei viene qui a difendere le borsette, chi difende gli italiani dalla bollette? Noi non siamo qui per fare un processo ma per porre una gigantesca questione di opportunità politica: davanti ad accuse così gravi, per non ledere le istituzioni, avrebbe dovuto dimettersi".
La segretaria del Pd si rivolge quindi alla maggioranza: "Speriamo in un sussulto della maggioranza e dei singoli parlamentari. Se oggi salvate Santanchè dimostrate che a voi interessa difendere i vostri più che difendere l'onore delle istituzioni. Questa non è difesa nazionale, è difesa tribale". Per Elisabetta Piccolotti che interviene a nome di Avs, "il problema non è la ricchezza della ministra, il problema è che quando si è ricchi e non si pagano" gli stipendi ai lavoratori e si umiliano "le persone più povere".
Anche Iv, Più Europa e Azione che non avevano sottoscritto la mozione di sfiducia, hanno comunque dichiarato il voto a favore in aula. "Noi sappiamo che la mozione di sfiducia non sarà approvata, ma chiunque si è accorto che la ministra Santanchè non è sfiduciata da coloro che hanno presentato questa mozione ma dalla sua stessa maggioranza, dalla premier Meloni", dice Davide Faraone di Iv. Per Azione Antonio D'Alessio spiega: "Le mozioni di sfiducia non ci piacciono" e "la ministra non è colpevole fino a prova contraria" ma "è il quadro complessivo che finisce con il restituirci una politica rispetto alla quale scivolano via situazioni che non consentono una azione della ministra libera di condizionamenti". Linea simile a Riccardo Magi di Più Europa: "Per noi Santanché dovrebbe dimettersi" non per le questioni giudiziarie, ma "perché ha inanellato una serie di fallimenti da ministro". Intanto in serata l'aula ha respinto la sfiducia con 206 voti.
Londra, 25 feb. (Adnkronos/Afp) - Il primo ministro britannico Keir Starmer ha confermato che ospiterà colloqui sull'Ucraina con gli alleati nel fine settimana, dopo essere tornato dall'incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca. "Ospiterò diversi paesi questo fine settimana per continuare a discutere di come procedere insieme come alleati alla luce della situazione che ci troviamo ad affrontare", ha detto ai giornalisti.
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Francesco Antonio Grana
Vaticanista
Società - 3 Settembre 2023
Navarro-Valls rivoluzionò la comunicazione pontificia. Oggi non sembra per nulla rimpianta
“Santo Padre, questo lavoro si può svolgere soltanto se si ha un accesso diretto al Papa. Se si è potuto fare qualcosa in questi anni, è stato per questo: sia nella normalità, sia nei giorni della malattia e della morte di Giovanni Paolo II. La mentalità della Curia non è facile: ‘Non dica niente se i giornalisti non domandano, e se domandano, allora dica…’. Però è una condotta molto reattiva, mai propositiva. L’opinione pubblica è come un grande contenitore: il primo che lo riempie può proporre i propri argomenti e gli altri lo seguono. Se altri propongono gli argomenti, allora non resta che procedere con delle smentite”. È in questo passaggio della prima udienza di Benedetto XVI con l’allora direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls, scomparso nel 2017, la chiave della rivoluzione comunicativa attuata dal giornalista e medico spagnolo in Vaticano con il pieno sostegno di san Giovanni Paolo II.
L’udienza si svolge a Casa Santa Marta, la residenza provvisoria di Ratzinger, due giorni dopo la sua elezione al pontificato, il 21 aprile 2005. Navarro-Valls racconta l’incontro: “Una volta seduti, gli spiego: ‘Santo Padre, varie volte ho parlato con Giovanni Paolo II di lasciare questo lavoro, perché sono già molti anni. Lui scherzava dicendo: ‘Ricordamelo fra cinque anni…’. Ora farò assolutamente quello che il Papa mi dirà’. Lui risponde: ‘No, almeno durante il primo anno, continui a fare questo lavoro’”. È quanto si legge nel libro di memorie di Navarro-Valls, pubblicato postumo, intitolato I miei anni con Giovanni Paolo II (Mondadori) e curato da Diego Contreras, professore straordinario di analisi e pratica dell’informazione della Pontificia Università della Santa Croce. Un testo voluminoso che ripercorre, con una cronaca puntuale e quotidiana, il mandato del giornalista come portavoce del Papa, dal 1984 al 2006, quando ha lasciato il testimone al gesuita padre Federico Lombardi.
Un libro che contribuisce a scrivere pagine importanti del pontificato di san Giovanni Paolo II, della Sede Vacante che si è svolta dopo la sua morte, avvenuta dopo ventisette anni di regno, dell’elezione di Benedetto XVI e del suo primo anno di governo della Chiesa. Navarro-Valls si accorge subito, però, che l’intesa diretta tra lui e Wojtyla non avrà un seguito con Ratzinger. Davanti alle proposte fatte dal portavoce vaticano in quella prima udienza con Benedetto XVI, il Papa, riporta il giornalista, annuisce: “Mi assicura che potrò avere accesso a lui in caso di bisogno, di chiamarlo al telefono. Che mi darà il suo sostegno. Tutto questo mi tranquillizza un po’”.
Eppure, le cose non vanno come previsto. Già dopo le prime settimane del nuovo pontificato, il 4 giugno 2005, Navarro-Valls scrive: “Noto una tendenza involutiva nell’azione informativa della Santa Sede. Mancano le informazioni. Ma sono consapevole che alla fine di quest’anno lascerò il mio incarico e non mi sembra opportuno condizionare il lavoro del mio successore”. Il portavoce, però, non si arrende ed esprime le sue forti perplessità al segretario di Benedetto XVI: “Georg vuole parlare con me e chiacchieriamo durante due lunghe passeggiate. Gli spiego la mia visione delle cose che si riferiscono al lavoro: il problema della mancanza di informazioni e la quasi impossibilità di organizzare una strategia informativa. Georg è molto esplicito. Senza fare nomi, mi spiega ciò che alcuni hanno detto al Papa: che io ero molto amico di Dziwisz e questo aveva fatto sì che io scavalcassi la struttura. Hanno detto che c’era mancanza di collaborazione, che in definitiva era conveniente un cambio. Georg si rende conto che, in realtà, quello che alcuni cercano è di recuperare ‘il potere perduto’, per così dire. Comprendo la situazione e anche queste reazioni. Sinceramente, non vi attribuisco grande importanza”.
La situazione non migliora e il 1 dicembre 2005 si svolge un’udienza che per il giornalista prelude al congedo finale. Navarro-Valls la ripercorre sempre nelle sue memorie: “Vado a trovare il Papa. Secondo il nuovo stile, mi ha convocato con una lettera ufficiale della Prefettura della Casa Pontificia. La mia udienza è alle sei e un quarto del pomeriggio. Prima, il Papa ne aveva un’altra con il cardinale Etchegaray. Si svolge nel suo appartamento, nella sala grande dell’ingresso. Il Santo Padre è solo. Non ci sono fogli sul suo tavolo. È rilassato, seduto con le gambe incrociate. Ho l’intenzione di chiedergli se è venuto il momento del ricambio alla Sala Stampa. Ma non posso affrontare l’argomento, perché lui comincia a sollecitare il mio parere sull’informazione della Santa Sede. Gli dico che, senza esprimere alcun giudizio sulle persone, il clima attuale – dal mio punto di vista – non è positivo, fondamentalmente per la mancanza di informazione preventiva. Gli porto qualche esempio concreto”.
Il 1 febbraio 2006 Navarro-Valls scrive a Benedetto XVI la sua lettera di dimissioni. Appena due giorni dopo, il 3 febbraio, il segretario del Papa, monsignor Gänswein, lo chiama per dirgli che Ratzinger ha accettato le sue dimissioni, ma gli chiede di restare al suo posto fino all’estate. L’11 luglio seguente viene pubblicata la nomina del suo successore. L’era di Navarro-Valls in Vaticano si conclude, ma la sua rivoluzione comunicativa, come emerge chiaramente anche dalle sue memorie, si era già archiviata con la fine del pontificato wojtyliano. Una stagione lungimirante e ricca di numerosi successi, non solo nel campo comunicativo, del Papa e della Santa Sede che oggi nei sacri palazzi non sembra per nulla rimpianta. Un’epoca che ha segnato sicuramente una pagina molto luminosa nella storia della comunicazione ecclesiale e che si è potuta realizzare per la totale sintonia tra Wojtyla, Dziwisz e Navarro-Valls. Una triade difficilmente ripetibile.
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Politica
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Netanyahu ha descritto l'omicidio dei ragazzi in modo molto dettagliato in un discorso tenuto davanti all'America Israel Public Action Committee e, mentre teneva in mano una foto delle vittime, durante una cerimonia militare tenutasi ieri, in seguito alla quale, la famiglia Bibas ha inviato una lettera di diffida a Netanyahu e ad altri uffici governativi, chiedendo loro di smettere di pubblicare dettagli non approvati sugli omicidi, riporta il sito di notizie Ynet.
Washington, 25 feb. (Adnkronos) - "Questa decisione lacera l'indipendenza di una stampa libera negli Stati Uniti". Lo ha detto il presidente della White House Correspondents' Association Eugene Daniels, criticando l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per aver affermato che d'ora in poi sarà lei stessa a decidere quali giornalisti potranno seguire gli eventi della Casa Bianca. "In un paese libero, i leader non devono scegliere le testate" da accreditare, ha aggiunto.
Washington, 25 feb. (Adnkronos) - La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato durante il briefing di oggi che l'amministrazione determinerà quali organi di stampa faranno parte del pool stampa della Casa Bianca. Attualmente la White House Correspondents Association aiuta a coordinare la copertura del pool.
La Leavitt ha affermato che alle "testate tradizionali" sarà comunque consentito di unirsi al pool, ma ha osservato che l'amministrazione consentirà l'adesione anche ad altri siti. "Sono orgogliosa di annunciare che restituiremo il potere alle persone che leggono i vostri giornali, che guardano i vostri programmi televisivi e che ascoltano le vostre stazioni radio", ha aggiunto.
(Adnkronos) - L'indagine su Twitter International Uk vede due indagati - si tratta di due ex amministratori (un irlandese e un indiano) - che si sono succeduti negli ultimi anni alla guida del social poi rilevato da Elon Musk a fine 2022. L'indagine nasce da un controllo fiscale della Gdf, concluso ad aprile 2024, proprio sulla piattaforma americana, che oggi si chiama 'X', sulla scia delle stesse verifiche fatte su Meta. Il fascicolo è affidato dal pm Giovanni Polizzi, già protagonista di altre indagini sui colossi del web.
Il punto centrale del fascicolo affidato a Polizzi, lo stesso che si è occupato dell'inchiesta su Meta, è l'idea che debbano essere tassate come transazioni commerciali le iscrizioni gratuite alle piattaforme online in cambio della cessione dei propri dati personali, che hanno un valore economico, visto che consentono la profilazione degli utenti.
Solo lo scorso dicembre la procura di Milano ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dei rappresentanti legali della società di diritto irlandese Meta, titolare dei social Facebook e Instagram. L'inchiesta - ancora aperta - ipotizza per il colosso l'omessa dichiarazione e mancato pagamento - tra il 2015 e il 2021 - dell'Iva per un totale di oltre 877 milioni di euro.
Washington, 25 feb. (Adnkronos) - La Casa Bianca attribuisce il grosso livido sulla mano destra di Donald Trump, che era visibile durante l'incontro di ieri con il presidente francese Emmanuel Macron, alle strette di mano del presidente americano.
"Il presidente Trump è un uomo del popolo", ha affermato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, aggiungendo: "Il suo impegno è incrollabile e lo dimostra ogni singolo giorno. Il presidente Trump ha lividi sulla mano perché lavora costantemente e stringe mani tutto il giorno, tutti i giorni".
Roma, 25 feb. (Adnkronos) - Sono due i momenti della replica di Daniela Santanchè sottolineati dalle opposizioni, che oggi hanno votato compatte la mozione di sfiducia alla ministra del Turismo. Il primo quello sull''intemerata' del tacco 12 e il glamour, della sinistra che odia la ricchezza. Un tentativo di 'buttarla in caciara' e uscire dal merito, grave, della vicenda, dicono le opposizioni. L'altro passaggio è meno di colore e più inquietante, sostengono, ed è quando la ministra ha detto che alla prossima udienza valuterà le dimissioni "ma lo farò da sola - ha scandito- con me stessa, senza nessuna costrizione e forzatura". Una sottolineatura che, secondo le opposizioni, è un chiaro messaggio a Giorgia Meloni. E fa crescere l'interrogativo: perché la premier Meloni si fa trattare in questo modo? E' la domanda dei parlamentari di minoranza in Transatlantico.
Giuseppe Conte intervenendo in aula nelle dichiarazioni di voto ha dato una sua versione: "Ci sono solo due plausibili spiegazioni. La prima è che lei, Santanchè, ricatta Meloni. Può darsi che all'opposizione abbiate condiviso segreti che oggi mettono in imbarazzo la presidente del Consiglio e allora comprenderemmo perché ogni giorno Meloni dice che non è ricattabile... La seconda è che Fdi dopo aver avuto come motto 'legge e ordine', oggi che siete al potere si sentite casta intoccabile. Il caso Delmastro è l'esempio di questa vostra convinzione di essere al di sopra della legge".
Anche Elly Schlein si rivolge alla premier Meloni: "Cosa le impedisce di far dimettere Santanchè? Come è possibile accettare in silenzio, dopo che Santanchè ha detto che del pressing di Fdi se ne frega, che lei e solo lei decide se dimettersi come se non esistesse una presidente del Consiglio?". E insiste: "Meloni è stata campionessa mondiale di richieste di dimissioni e oggi ha disertato quest'aula, come fa non vergognarsi della sua incoerenza, come fa a non rendersi conto di quanto sia vigliacco il suo atteggiamento di continua fuga da quest'aula e dalla realtà? Dove si è nascosta la premier? Forse sta registrando un altro video, un contributo da inviare a una convention fra motoseghe e saluti nazisti?".
Conte ribatte anche al passaggio 'tacco 12' della ministra: "Lei ha detto che odiamo la ricchezza, ma non dica baggianate, siete voi che avete fatto la guerra ai poveri, che odiate i poveri. Noi odiamo o meglio ancora contrastiamo, la disonestà". Una questione, quella dei tacchi e delle borsette, che fa sbottare Schlein: "Lei viene qui a difendere le borsette, chi difende gli italiani dalla bollette? Noi non siamo qui per fare un processo ma per porre una gigantesca questione di opportunità politica: davanti ad accuse così gravi, per non ledere le istituzioni, avrebbe dovuto dimettersi".
La segretaria del Pd si rivolge quindi alla maggioranza: "Speriamo in un sussulto della maggioranza e dei singoli parlamentari. Se oggi salvate Santanchè dimostrate che a voi interessa difendere i vostri più che difendere l'onore delle istituzioni. Questa non è difesa nazionale, è difesa tribale". Per Elisabetta Piccolotti che interviene a nome di Avs, "il problema non è la ricchezza della ministra, il problema è che quando si è ricchi e non si pagano" gli stipendi ai lavoratori e si umiliano "le persone più povere".
Anche Iv, Più Europa e Azione che non avevano sottoscritto la mozione di sfiducia, hanno comunque dichiarato il voto a favore in aula. "Noi sappiamo che la mozione di sfiducia non sarà approvata, ma chiunque si è accorto che la ministra Santanchè non è sfiduciata da coloro che hanno presentato questa mozione ma dalla sua stessa maggioranza, dalla premier Meloni", dice Davide Faraone di Iv. Per Azione Antonio D'Alessio spiega: "Le mozioni di sfiducia non ci piacciono" e "la ministra non è colpevole fino a prova contraria" ma "è il quadro complessivo che finisce con il restituirci una politica rispetto alla quale scivolano via situazioni che non consentono una azione della ministra libera di condizionamenti". Linea simile a Riccardo Magi di Più Europa: "Per noi Santanché dovrebbe dimettersi" non per le questioni giudiziarie, ma "perché ha inanellato una serie di fallimenti da ministro". Intanto in serata l'aula ha respinto la sfiducia con 206 voti.
Londra, 25 feb. (Adnkronos/Afp) - Il primo ministro britannico Keir Starmer ha confermato che ospiterà colloqui sull'Ucraina con gli alleati nel fine settimana, dopo essere tornato dall'incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca. "Ospiterò diversi paesi questo fine settimana per continuare a discutere di come procedere insieme come alleati alla luce della situazione che ci troviamo ad affrontare", ha detto ai giornalisti.