È dicembre del 2022 e in un ente della Regione Sicilia serve trasferire gli uffici dal piano ammezzato a quello superiore. Per farlo “razionalizzando” la spesa, si incaricano impiegati dello stesso istituto, così che il trasferimento da un piano ad un altro costa “solo” 13 mila euro: 5 mila euro a testa sono andati a due dipendenti, duemila ad un terzo e mille al quarto. Questa è la spesa totale del trasloco degli uffici nel Consorzio di bonifica di Palermo. Una cifra complessiva sottoscritta da Giovanni Tomasino, direttore generale dell’Ente, e pagata per il trasloco, il riordino e le pulizie di alcuni locali della sede palermitana dell’istituto regionale. Tutto certificato nella determina 306 del 21 dicembre del 2022, considerato che “gli stessi dipendenti hanno svolto un lavoro straordinario”.

Un trasloco da 13mila euro – Ma siamo sicuri che 13mila euro per un trasloco da un piano a un altro di uno stesso palazzo sia un buon affare? Siamo sicuri che una ditta specializzata avrebbe chiesto di più? “Questa vicenda è solo un’inezia che però spiega come vengono spesi i soldi pubblici. Ci sono difficoltà a reperire soldi per i servizi ma poi per fare un trasloco si riesce, sotto Natale, a trovare 13 mila euro, in maniera forfettaria, impiegando propri dipendenti sulla base di cosa, poi, di una simpatia? Ripeto una cosa da niente ma lo stesso significativa”, attacca Luigi Sunseri, deputato regionale (in Sicilia si chiamano così) del Movimento 5 stelle. Di sicuro c’è solo che la vicenda del trasloco, nonostante sia solo una minuscola questione, apre uno squarcio sulla gestione dei Consorzi di bonifica siciliani. Si tratta degli istituti regionali che si occupano della valorizzazione del territorio, dello sviluppo agricolo e dell’irrigazione dei terreni. Ma l’episodio del trasloco non è che un granello in confronto alle “numerose criticità” di questi istituti, stando a come ne parla l’attuale governo nel nuovo disegno di legge che mira a rivoluzionare i Consorzi. Una gestione disastrosa alla quale vuol mettere fine il governo di Renato Schifani. Ma dopo tanti anni di inefficienze, non tutti ci credono: “Non è che un colpo di spugna per cancellare le responsabilità fin qui accumulate”, sostiene Sunseri. Di certo, fino ad oggi la gestione di questi istituti ha presentato molte falle e non poche perdite per le casse della Regione.

La riforma del governo? “Bluff” – Il lavoro dei consorzi di bonifica aveva guadagnato attenzione nei mesi in cui la Sicilia aveva perso la prima tranche di fondi del Pnrr perché i progetti presentati – 62 in tutto – furono per metà bocciati, mentre l’altra metà non aveva neanche superato il primo step. Istituti che presentano disavanzi anche di milioni di euro (come nel caso di Siracusa), in assenza di revisori dei conti, cioè chi deve contrallare la gestione economica degli enti, e in assenza, spesso, della trasparenza prevista dalla legge, mentre pesano sulle casse della Regione per 57 milioni di euro circa. Il tutto mentre le percentuali di dispersione dell’acqua in molti casi superano il 50 per cento (Siracusa perde addirittura il 67,6 dell’approvvigionamento idrico). Impianti vetusti a fronte di molti dipendenti, mentre Sunseri nei mesi scorsi ha inviato una lettera al presidente Renato Schifani e al vice presidente Luca Sammartino, per denunciare la revoca della revoca (sic!) della promozione di 19 funzionari a dirigenti. Una promozione che era avvenuta senza copertura finanziaria. Una storia che è un vero e proprio spaccato di quello che da ogni punto di vista pare un disastro. Al quale ora vuol mettere mano il governo Schifani che ha previsto una riduzione dei Consorzi da 13 e 4. “È l’ennesima rimodulazione per gestire poltrone e nomine”, attacca il 5stelle Sunseri che punta il dito contro la gestione “scellerata, assuefatta a una politica del consenso”. Mentre dal governo, cioè dal presidente Schifani e dal vice presidente nonché assessore all’agricoltura, Luca Sammartino – contattati dal ilfattoquotidiano.it – non si riesce ad avere alcun commento al riguardo. Eppure è lo stesso governo ad imprimere nella presentazione del nuovo disegno di legge un giudizio tranchant sulla gestione di questi istituti. Gestiti finora anche dai partiti che compongono l’attuale governo. Era presidente Nello Musumeci, per esempio, quando furono promossi quei 19 funzionari. Ma andiamo con ordine.

La revoca della revoca della revoca della promozione – Un anno prima della bocciatura dei progetti del Pnrr, 19 funzionari fanno il balzo, diventando dirigenti. Le delibere con cui vengono promossi sono firmate l’esattezza tra novembre e dicembre del 2020. Nei mesi successivi vengono presentati i 62 progetti, con lo scopo di ottenere finanziamenti per ammodernare i sistemi di irrigazione dei campi agricoli. Quei progetti erano fondamentali per i Consorzi, stando allo stesso attuale governo regionale, che nel nuovo ddl parla di “vetustà di invasi ed opere di adduzione e distribuzione”. Eppure nonostante l’urgenza la Sicilia non ottiene neanche un centesimo dei 400 milioni richiesti. Perché? I progetti presentati sono pieni di errori: 12 di questi non indicavano la data di progettazione, in altri 12 non era stata inserita la data di durata dei lavori. Mentre per 27 progetti non era stata neanche inserita la data di verifica. Una serie di strafalcioni dovuta ad un’assenza di competenze? “Abbiamo senza dubbio urgenza di reclutare personale di alto livello”, aveva spiegato l’allora vice presidente della Regione, Gaetano Armao a dicembre del 2021. La promozione dei 19 funzionari senza copertura finanziaria era solo di un anno prima e aveva già spinto Armao a inviare un collegio ispettivo dopo la denuncia del Dirsi (il sindacato dei dirigenti regionali). Gli approfondimenti del collegio ebbero un esito chiaro: “Il costo delle promozioni dirigenziali è sicuramente non sostenibile e che sorgono notevoli perplessità sulla legittimità delle citate delibere” e in conclusione “si ritiene che i fatti e le circostanze sopra riportate possano integrare estremi di danno erariale”. Ma cos’è successo dopo? Nulla, almeno fino allo scorso gennaio, cioè dopo l’insediamento del nuovo governo e l’arrivo all’Agricoltura di Sammartino che, finalmente, imprime una svolta. Così al dirigente generale dell’assessorato all’Agricoltura, Dario Cartabellotta, passa l’onere della sorveglianza e del servizio ispettivo dei Consorzi di bonifica, e finalmente arriva la revoca della promozione, firmata dallo stesso dirigente. Pareva finita lì ma invece il 2 maggio interviene una nuova nota dell’Assessorato che ha revocato la revoca. Il dirigente del servizio, Fabrizio Viola, firma una nuova nota (protocollo numero 95756) che annulla la precedente: “Nelle more di acquisire il suddetto parere (chiesto all’ufficio legislativo e legale della presidenza della Regione, ndr), il controllo preventivo di legittimità di questo Dipartimento sulle delibere riguardanti il personale beneficiario di contributi regionali in servizio presso i consorzi di bonifica, allo stato attuale è sospeso”. Nell’attesa del parere legale, in sostanza, la revoca della promozione dei funzionari è stata sospesa. Ed è a questo punto che Sunseri scrive al governo: “Gli organi interessati, sotto gli occhi di chi dovrebbe vigilare, continuano a procrastinare sine die l’attuazione del comando dipartimentale. Ciò, com’è evidente, al solo scopo di mantenere immutato uno stato di fatto, illegittimo e foriero di danno erariale”. Il 5 maggio, cioè solo 3 giorni dopo la revoca della revoca, arriva dunque la terza revoca, che ripristina la prima: “L’esecutività delle delibere di che trattasi non è da intendersi sospesa”, scrive Cartabellotta. La promozione è quindi revocata. È finita qui? Al momento pare di sì, ma tutto può ancora succedere.

Il tentativo di Crocetta e la transizione di 9 anni – D’altronde già dalla nascita dei Consorzi tutto appariva molto indefinito: sin da quando sono stati istituiti, cioè dal 1995, sono infatti commissariati. Perfino dopo l’intervento legislativo di Rosario Crocetta che aveva ridotto gli undici Consorzi a 2. Ma dopo la legge, ovviamente, è arrivato l’impasse. La norma varata dall’allora governo di centrosinistra fissava entro il 31 dicembre di quell’anno il termine ultimo per l’approvazione di statuti e regolamenti di organizzazione dei due nuovi consorzi che avrebbero inglobato gli 11 enti esistenti (corrispondenti alle 9 province siciliane più quelli di Gela e Caltagirone). Furono nominati i due commissari straordinari e fu avviata la gestione transitoria. Nel frattempo però s’insedia il nuovo governo Musumeci che, annunciando una nuova imminente riforma, proroga la fase transitoria. Risultato? A suon di proroghe quel periodo che doveva solo essere temporaneo non è ancora terminato. Il nuovo disegno di legge voluto dal vice presidente, nonché assessore all’Agricoltura Luca Sammartino ha, dunque, l’ambizione di mettere ordine nel caos. Ed è sempre l’attuale governo ad ammettere “la frammentazione, le molteplici criticità, l’inefficienza di una rete irrigua ormai obsoleta”, come si legge nel testo presentato in commissione. Uno spaccato allarmante “nonostante il notevole contributo regionale finalizzato al pagamento quasi integrale degli stipendi del personale”, si legge ancora nel ddl. In cui si sottolinea come “gli attuali Consorzi — pur con differenze anche significative fra le varie realtà — scontino un’elevata esposizione debitoria ed uno squilibrio strutturale di ordine economico e patrimoniale, una cronica difficoltà nel reperimento di risorse, significative carenze strumentali e di personale in particolare in relazione ai compiti di progettazione e sviluppo delle reti”. Carenze di personale, scrivono, nonostante il “notevole contributo regionale” serva praticamente solo per pagare gli stipendi per i 511 impiegati (di cui 143 solo ad Agrigento), e 477 sono operai a tempo indeterminato: in tutto fa 988 dipendenti. Quasi mille persone, anche se manca personale in “relazione ai compiti di progettazione e sviluppo delle reti”. Una mancanza che ha portato non poche “criticità”, che si sono mostrate “clamorosamente in occasione della partecipazione a bandi ed avvisi, determinando l’impossibilità di accedere a fonti di finanziamento per interventi infrastrutturali, quanto mai necessari rispetto alle crescenti esigenze dell’agricoltura siciliana”. Questa è la fotografia dei consorzi scattata dall’attuale governo che adesso vuol cambiare tutto: “È l’ennesima rimodulazione per gestire poltrone e nomine”, tuona, però, Sunseri. Che ribadisce: “Si vuole annullare ogni responsabilità della mala gestio”.

Tutti i viaggi del commissario e non solo – Nel frattempo la Regione paga le spese dei Commissari straordinari dei due Consorzi in cui dovevano essere accorpati tutti gli altri. Un compenso di 25 mila euro annuo a testa, più il rimborso spese. Una cifra che nel caso di Francesco Nicodemo, commissario per la Sicilia orientale, tra marzo del 2022 e maggio del 2023 arriva fino a 15.159 euro. Più difficile reperire le spese a Occidente dove però spicca una delibera che certifica un curioso rimborso “all’economo” per “spese sostenute dall’1 gennaio al 31 marzo”. Con delibera 115 del 28 aprile il Consorzio di Palermo liquida, infatti, 17.427 euro in tutto al ragioniere Pietro La Rocca, con voci di spesa tra le quali spiccano il “trattamento per missioni all’interno e all’estero”. In questo caso, però, manutenzione e noleggio mezzi di trasporto sono costati solo 1.943, mentre le spese per la “pulizia dei locali ed altri servizi” solo 327 euro, anche per “manutenzione, riparazione e arredamento e relativi impianti” sono bastati 355 euro. Niente in confronto ai 13 mila del trasloco.

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