Due altolà in due giorni. Dopo lo stop al condono edilizio – “Quando si parla di queste cose bisognerebbe farlo in maniera dettagliata. Ma se non c’è nemmeno un testo di cosa dovremmo parlare?” – il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti, si incarica ancora una volta di fare il controcanto al leader della Lega Matteo Salvini. E stavolta lo fa su un altro grande cavallo di battaglia del vicepremier e ministro delle Infrastrutture, il Ponte sullo Stretto. Meno di 24 ore fa Salvini ha garantito “l’impegno di aprire i cantieri sulle due sponde entro l’estate 2024“. “Impegno” che già oggi, parlando al congresso dell’Ordine degli ingegneri, ha ridimensionato a “obiettivo”. Ma l’esponente del partito della premier frena, a usare un eufemismo: “Nel 2024 bisogna vedere, dubito che nel 2024 siamo già agli appalti” e “prudenzialmente posso pensare che nel 2024 ci possa essere un progetto esecutivo“. Altro che cantieri aperti. E così, in attesa di una manovra che deve fare i conti con la crescita in calo e coperture extra deficit scarsissime, si apre un nuovo fronte di scontro tra le forze di maggioranza che sostengono il governo Meloni.

“L’obiettivo – aveva detto martedì il leader del Carroccio a margine del cda della società Stretto di Messina – è garantire la copertura necessaria totale per tutte le opere – non solo ponte, strade, autostrade, ferrovie, scuole, centri culturali, parchi, in Sicilia e in Calabria – per una cifra non superiore ai 12 miliardi spalmata nei prossimi 15 anni“. Di cui quanti nella prossima legge di Bilancio? “Stanno facendo i calcoli, adesso lo vedrete a breve, domani (oggi per chi legge ndr) arriva la Nadef”. Foti non ha negato che i soldi ci saranno ma “in genere i soldi servono per la progettazione e per gli appalti, ma servono più per gli appalti, non per la progettazione”, sottolinea. E a chi lo interpellava sulla previsione di Salvini della prima pietra nel 2024 ha risposto: “Allo stato mi pare che non abbiamo un progetto esecutivo”.

Sempre ieri Foti ha anche detto no al condono edilizio, o almeno non in forma ampia: “Il riferimento da parte di Salvini è stato quello a una regolarizzazione di interventi di difformità minimali sotto il profilo edilizio”. Intervistato dalla Stampa ha poi aggiunto: “Mi sembra difficile anche solo poter quantificare l’introito di un’operazione che non ha nemmeno un testo di riferimento. Ma se parliamo di una piccola sanatoria per delle finestre più larghe di cinque centimetri, temo che il gettito sia tale che non risolva i problemi di bilancio. Peraltro, sarebbero entrate straordinarie”.

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