Il 3 ottobre 1973 tentarono di uccidere Enrico Berlinguer
A molti di coloro che oggi hanno meno di sessant’anni il Pd appare una incomprensibile degenerazione di quello che era il PCI; per questo è utile ricordare l’anniversario di uno degli eventi cruciali della lunga evoluzione di quel partito. Fino alla morte di Stalin, il comunismo russo appariva alla quasi totalità dei militanti del PCI come la realizzazione di un sogno.
Che quel sogno fosse un incubo era noto a pochissimi alti dirigenti. Kruscev, che nel 1953 successe a Stalin, rivelò i crimini staliniani e avviò la destalinizzazione. Ma anche Kruscev era tutt’altro che tenero, e nel 1956 i suoi carri armati invasero l’Ungheria, dove Imre Nagy, che fu poi giustiziato, aveva appoggiato un blando programma di liberalizzazioni. Togliatti rimase fedele al PCUS, ma molti militanti e quadri erano fortemente critici; tra questi Giuseppe Di Vittorio, già membro dell’Assemblea Costituente e segretario generale della Cgil. Di Vittorio fu attaccato pesantemente dalla dirigenza del PCI ma era un uomo di fermi principi e non cedette; inoltre era una figura carismatica, amata dai lavoratori, che si trovarono a non potere allo stesso tempo stare con Togliatti e con Di Vittorio: incominciava la crisi interna del PCI.
Nel 1964 Togliatti moriva e gli succedeva alla guida del PCI Luigi Longo che dopo quattro anni si dovette confrontare con la primavera di Praga di Alexander Dubcek, un altro comunista riformatore. Quando nell’agosto del 1968 la primavera di Praga fu repressa da Leonid Breznev, segretario generale del PCUS, con l’invasione militare della Cecoslovacchia, il PCI espresse ferme critiche e proteste che però aggravarono le crisi: interna, tra militanti fedeli all’idea sovietica e militanti critici; ed esterna, con il PCUS.
Nel 1972 Enrico Berlinguer successe a Longo nella carica di segretario generale del PCI e ne mantenne le posizioni. L’anno successivo, invitato ad un incontro ufficiale a Sofia, fu duramente attaccato dai delegati bulgari e sovietici e gli fu chiesto di ritrattare l’appoggio dato dal PCI a Dubcek cinque anni prima. Berlinguer si rifiutò.
Il 3 ottobre 1973, mentre Berlinguer andava all’aeroporto di Sofia per tornare in Italia, l’automobile su cui viaggiava fu investita e distrutta da un camion militare; nell’incidente morì il suo interprete e furono gravemente feriti due dirigenti bulgari che lo accompagnavano; Berlinguer se la cavò con ferite minori e fu ricoverato in un ospedale di Sofia dal quale i medici non volevano dimetterlo. Sandro Pertini, allora Presidente della Camera, mandò a prenderlo un jet dell’aeronautica militare; di fronte alla minaccia della crisi diplomatica i bulgari cedettero e Berlinguer tornò a Roma.
Berlinguer fu sempre molto reticente sull’incidente, che riteneva un attentato del KGB, e chiese il massimo riserbo a tutti i componenti della direzione del PCI, per non approfondire ulteriormente la crisi interna del PCI, nel quale la fazione filosovietica era ancora forte. Berlinguer sosteneva che la distensione doveva avvenire per un progressivo avvicinamento dei blocchi comunista e occidentale, piuttosto che per defezioni di singoli paesi dall’uno all’altro blocco; ma a volte gli capitò di presentare la sua visione con parole che suggerivano preoccupazioni più profonde, come il famoso: “Mi sento più sicuro stando di qua” in una intervista del 1976 a Giampaolo Pansa.
Dopo i fatti di Praga, l’immagine del comunismo sovietico precipitò per la non più occultabile persecuzione degli oppositori interni, tra quali il fisico Andrej Sacharov e lo scrittore Aleksandr Solzenikyn, entrambi premi Nobel; per l’invasione sovietica dell’Afghanistan iniziata nel 1979; e per l’imposizione del regime del generale Jaruzelski in Polonia, che doveva reprimere l’azione del sindacato Solidarnosc di Lech Walesa. Su tutti questi fronti il PCI si espresse criticamente, ma per l’opinione pubblica il comunismo russo e l’eurocomunismo di Berlinguer risultavano difficili da separare.
Nel 1985 fu eletto segretario generale del PCUS Mikhail Gorbaciov, che, consapevole del grave stato di sofferenza economica e della diffusa insoddisfazione della popolazione avviò un programma di riforme in senso liberale, la perestroika, che lui stesso assimilava a quello che Dubcek avrebbe voluto introdurre in Cecoslovacchia vent’anni prima. Nel 1991 l’Urss fu sciolta.
Achille Occhetto, dal 1988 segretario del PCI, si trovò a gestire il disastro dell’Urss, che dal ruolo di guida dei comunisti di tutto il mondo era diventata l’emblema di una dittatura non solo sanguinaria, ma anche economicamente fallimentare. Era necessario un segno di discontinuità che distaccasse il PCI da una eredità ormai insostenibile, anche a fronte del fatto che i partiti avversari lucravano consensi accomunando il PCI ai crimini dell’Urss. Occhetto sciolse il PCI e fondò il Partito Democratico della Sinistra; Armando Cossutta, a capo degli intransigenti, fondò invece Rifondazione Comunista. La crisi iniziata nel 1956 aveva trovato il suo compimento.
Mancò al PDS, e manca tuttora al Pd, una esplicita rielaborazione ideologica, e questo difetto, dovuto sia alla scarsa capacità dei dirigenti che al timore di perdere ulteriori consensi verso la sinistra massimalista, pesa oggi nell’immaginario di molti elettori che vorrebbero un partito “più di sinistra” senza sapere esattamente cosa questo significhi: perché rifiutare il libero mercato significherebbe ricadere nella trappola del comunismo sovietico; accettarlo richiede di modificare i principi del marxismo.
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La Redazione
(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - L'Italia è "una nazione con un legame profondo e indistruttibile con gli Stati Uniti. E questo legame è forgiato dalla storia e dai principi condivisi. Ed è incarnato dagli innumerevoli americani di discendenza italiana che per generazioni hanno contribuito alla prosperità dell'America". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac a Washington. "Quindi, a loro, permettimi di dire grazie. Grazie per essere stati ambasciatori eccezionali della passione, della creatività e del genio italiani".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - Standing ovation dalla platea della convention Cpac a Washington al termine dell'intervento video della premier Giorgia Meloni. Un intervento nel quale la presidente del Consiglio ha richiamato valori e temi che uniscono conservatori europei e americani, a partire dalla difesa dei confini, ribadendo la solidità del legame tra Usa e Ue. "I nostri avversari - ha detto Meloni- sperano che il presidente Trump si allontani da noi. Ma conoscendolo come un leader forte ed efficace, scommetto che coloro che sperano nelle divisioni si smentiranno".
"So che alcuni di voi potrebbero vedere l'Europa come lontana o addirittura lontana o addirittura perduta. Vi dico che non lo è. Sì, sono stati commessi degli errori. Le priorità sono state mal riposte, soprattutto a causa delle classi dominanti e dei media mainstream che hanno importato e replicato nel Vecchio Continente", ha affermato la premier.
La presidente Meloni ha fatto un passaggio sull'Ucraina ribadendo "la brutale aggressione" subito dal popolo ucraino e confidando nella collaborazione con gli Usa per raggiungere una "pace giusta e duratura" che, ha sottolineato, "può essere costruita solo con il contributo di tutti, ma soprattutto con forti leadership".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - Le "elite di sinistra" si sono "recentemente indignate per il discorso di JD Vance a Monaco in cui il vicepresidente ha giustamente affermato che prima di discutere di sicurezza, dobbiamo sapere cosa stiamo difendendo. Non stava parlando di tariffe o bilance commerciali su cui ognuno difenderà i propri interessi preservando la nostra amicizia". Mo ha sottolineato la premier Giorgia Meloni nel suo intervento al Cpac.
"Il vicepresidente Vance stava discutendo di identità, democrazia, libertà di parola. In breve, il ruolo storico e la missione dell'Europa. Molti hanno finto di essere indignati, invocando l'orgoglio europeo contro un americano che osa farci la predica. Ma lasciate che ve lo dica io, da persona orgogliosa di essere europea - ha detto ancora - Innanzitutto, se coloro che si sono indignati avessero mostrato lo stesso orgoglio quando l'Europa ha perso la sua autonomia strategica, legando la sua economia a regimi autocratici, o quando i confini europei e il nostro stile di vita sono stati minacciati dall'immigrazione illegale di massa, ora vivremmo in un'Europa più forte".
(Adnkronos) - "I nostri avversari - ha detto Meloni- sperano che il presidente Trump si allontani da noi. Ma conoscendolo come un leader forte ed efficace, scommetto che coloro che sperano nelle divisioni si smentiranno. So che alcuni di voi potrebbero vedere l'Europa come lontana o addirittura lontana o addirittura perduta".
"Vi dico che non lo è. Sì, sono stati commessi degli errori. Le priorità sono state mal riposte, soprattutto a causa delle classi dominanti e dei media mainstream che hanno importato e replicato nel Vecchio Continente".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "So che con Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, non vedremo mai più il disastro che abbiamo visto in Afghanistan quattro anni fa. Quindi sicurezza delle frontiere, sicurezza delle frontiere, sicurezza energetica, sicurezza economica, sicurezza alimentare, difesa e sicurezza nazionale per una semplice ragione. Se non sei sicuro, non sei libero". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in un messaggio al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "C'è una crescente consapevolezza. C'è una crescente consapevolezza in Europa che la sicurezza è ora la massima priorità. Non puoi difendere la tua libertà se non hai i mezzi o il coraggio per farlo. La felicità dipende dalla libertà e la libertà dipende dal coraggio. Lo abbiamo dimostrato quando abbiamo fermato le invasioni, conquistato le nostre indipendenze e rovesciato i dittatori". Così la premier Giorgia Meloni in un messaggio al Cpac.
"E lo abbiamo fatto insieme negli ultimi tre anni in Ucraina, dove un popolo orgoglioso combatte per la propria libertà contro un'aggressione brutale. E dobbiamo continuare oggi a lavorare insieme per una pace giusta e duratura. Una pace che può essere costruita solo con il contributo di tutti, ma soprattutto con forti leadership".
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Andrea Bellelli
Professore Ordinario di Biochimica, Università di Roma La Sapienza
Politica - 3 Ottobre 2023
Il 3 ottobre 1973 tentarono di uccidere Enrico Berlinguer
A molti di coloro che oggi hanno meno di sessant’anni il Pd appare una incomprensibile degenerazione di quello che era il PCI; per questo è utile ricordare l’anniversario di uno degli eventi cruciali della lunga evoluzione di quel partito. Fino alla morte di Stalin, il comunismo russo appariva alla quasi totalità dei militanti del PCI come la realizzazione di un sogno.
Che quel sogno fosse un incubo era noto a pochissimi alti dirigenti. Kruscev, che nel 1953 successe a Stalin, rivelò i crimini staliniani e avviò la destalinizzazione. Ma anche Kruscev era tutt’altro che tenero, e nel 1956 i suoi carri armati invasero l’Ungheria, dove Imre Nagy, che fu poi giustiziato, aveva appoggiato un blando programma di liberalizzazioni. Togliatti rimase fedele al PCUS, ma molti militanti e quadri erano fortemente critici; tra questi Giuseppe Di Vittorio, già membro dell’Assemblea Costituente e segretario generale della Cgil. Di Vittorio fu attaccato pesantemente dalla dirigenza del PCI ma era un uomo di fermi principi e non cedette; inoltre era una figura carismatica, amata dai lavoratori, che si trovarono a non potere allo stesso tempo stare con Togliatti e con Di Vittorio: incominciava la crisi interna del PCI.
Nel 1964 Togliatti moriva e gli succedeva alla guida del PCI Luigi Longo che dopo quattro anni si dovette confrontare con la primavera di Praga di Alexander Dubcek, un altro comunista riformatore. Quando nell’agosto del 1968 la primavera di Praga fu repressa da Leonid Breznev, segretario generale del PCUS, con l’invasione militare della Cecoslovacchia, il PCI espresse ferme critiche e proteste che però aggravarono le crisi: interna, tra militanti fedeli all’idea sovietica e militanti critici; ed esterna, con il PCUS.
Nel 1972 Enrico Berlinguer successe a Longo nella carica di segretario generale del PCI e ne mantenne le posizioni. L’anno successivo, invitato ad un incontro ufficiale a Sofia, fu duramente attaccato dai delegati bulgari e sovietici e gli fu chiesto di ritrattare l’appoggio dato dal PCI a Dubcek cinque anni prima. Berlinguer si rifiutò.
Il 3 ottobre 1973, mentre Berlinguer andava all’aeroporto di Sofia per tornare in Italia, l’automobile su cui viaggiava fu investita e distrutta da un camion militare; nell’incidente morì il suo interprete e furono gravemente feriti due dirigenti bulgari che lo accompagnavano; Berlinguer se la cavò con ferite minori e fu ricoverato in un ospedale di Sofia dal quale i medici non volevano dimetterlo. Sandro Pertini, allora Presidente della Camera, mandò a prenderlo un jet dell’aeronautica militare; di fronte alla minaccia della crisi diplomatica i bulgari cedettero e Berlinguer tornò a Roma.
Berlinguer fu sempre molto reticente sull’incidente, che riteneva un attentato del KGB, e chiese il massimo riserbo a tutti i componenti della direzione del PCI, per non approfondire ulteriormente la crisi interna del PCI, nel quale la fazione filosovietica era ancora forte. Berlinguer sosteneva che la distensione doveva avvenire per un progressivo avvicinamento dei blocchi comunista e occidentale, piuttosto che per defezioni di singoli paesi dall’uno all’altro blocco; ma a volte gli capitò di presentare la sua visione con parole che suggerivano preoccupazioni più profonde, come il famoso: “Mi sento più sicuro stando di qua” in una intervista del 1976 a Giampaolo Pansa.
Dopo i fatti di Praga, l’immagine del comunismo sovietico precipitò per la non più occultabile persecuzione degli oppositori interni, tra quali il fisico Andrej Sacharov e lo scrittore Aleksandr Solzenikyn, entrambi premi Nobel; per l’invasione sovietica dell’Afghanistan iniziata nel 1979; e per l’imposizione del regime del generale Jaruzelski in Polonia, che doveva reprimere l’azione del sindacato Solidarnosc di Lech Walesa. Su tutti questi fronti il PCI si espresse criticamente, ma per l’opinione pubblica il comunismo russo e l’eurocomunismo di Berlinguer risultavano difficili da separare.
Nel 1985 fu eletto segretario generale del PCUS Mikhail Gorbaciov, che, consapevole del grave stato di sofferenza economica e della diffusa insoddisfazione della popolazione avviò un programma di riforme in senso liberale, la perestroika, che lui stesso assimilava a quello che Dubcek avrebbe voluto introdurre in Cecoslovacchia vent’anni prima. Nel 1991 l’Urss fu sciolta.
Achille Occhetto, dal 1988 segretario del PCI, si trovò a gestire il disastro dell’Urss, che dal ruolo di guida dei comunisti di tutto il mondo era diventata l’emblema di una dittatura non solo sanguinaria, ma anche economicamente fallimentare. Era necessario un segno di discontinuità che distaccasse il PCI da una eredità ormai insostenibile, anche a fronte del fatto che i partiti avversari lucravano consensi accomunando il PCI ai crimini dell’Urss. Occhetto sciolse il PCI e fondò il Partito Democratico della Sinistra; Armando Cossutta, a capo degli intransigenti, fondò invece Rifondazione Comunista. La crisi iniziata nel 1956 aveva trovato il suo compimento.
Mancò al PDS, e manca tuttora al Pd, una esplicita rielaborazione ideologica, e questo difetto, dovuto sia alla scarsa capacità dei dirigenti che al timore di perdere ulteriori consensi verso la sinistra massimalista, pesa oggi nell’immaginario di molti elettori che vorrebbero un partito “più di sinistra” senza sapere esattamente cosa questo significhi: perché rifiutare il libero mercato significherebbe ricadere nella trappola del comunismo sovietico; accettarlo richiede di modificare i principi del marxismo.
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Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
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(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - L'Italia è "una nazione con un legame profondo e indistruttibile con gli Stati Uniti. E questo legame è forgiato dalla storia e dai principi condivisi. Ed è incarnato dagli innumerevoli americani di discendenza italiana che per generazioni hanno contribuito alla prosperità dell'America". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac a Washington. "Quindi, a loro, permettimi di dire grazie. Grazie per essere stati ambasciatori eccezionali della passione, della creatività e del genio italiani".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - Standing ovation dalla platea della convention Cpac a Washington al termine dell'intervento video della premier Giorgia Meloni. Un intervento nel quale la presidente del Consiglio ha richiamato valori e temi che uniscono conservatori europei e americani, a partire dalla difesa dei confini, ribadendo la solidità del legame tra Usa e Ue. "I nostri avversari - ha detto Meloni- sperano che il presidente Trump si allontani da noi. Ma conoscendolo come un leader forte ed efficace, scommetto che coloro che sperano nelle divisioni si smentiranno".
"So che alcuni di voi potrebbero vedere l'Europa come lontana o addirittura lontana o addirittura perduta. Vi dico che non lo è. Sì, sono stati commessi degli errori. Le priorità sono state mal riposte, soprattutto a causa delle classi dominanti e dei media mainstream che hanno importato e replicato nel Vecchio Continente", ha affermato la premier.
La presidente Meloni ha fatto un passaggio sull'Ucraina ribadendo "la brutale aggressione" subito dal popolo ucraino e confidando nella collaborazione con gli Usa per raggiungere una "pace giusta e duratura" che, ha sottolineato, "può essere costruita solo con il contributo di tutti, ma soprattutto con forti leadership".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - Le "elite di sinistra" si sono "recentemente indignate per il discorso di JD Vance a Monaco in cui il vicepresidente ha giustamente affermato che prima di discutere di sicurezza, dobbiamo sapere cosa stiamo difendendo. Non stava parlando di tariffe o bilance commerciali su cui ognuno difenderà i propri interessi preservando la nostra amicizia". Mo ha sottolineato la premier Giorgia Meloni nel suo intervento al Cpac.
"Il vicepresidente Vance stava discutendo di identità, democrazia, libertà di parola. In breve, il ruolo storico e la missione dell'Europa. Molti hanno finto di essere indignati, invocando l'orgoglio europeo contro un americano che osa farci la predica. Ma lasciate che ve lo dica io, da persona orgogliosa di essere europea - ha detto ancora - Innanzitutto, se coloro che si sono indignati avessero mostrato lo stesso orgoglio quando l'Europa ha perso la sua autonomia strategica, legando la sua economia a regimi autocratici, o quando i confini europei e il nostro stile di vita sono stati minacciati dall'immigrazione illegale di massa, ora vivremmo in un'Europa più forte".
(Adnkronos) - "I nostri avversari - ha detto Meloni- sperano che il presidente Trump si allontani da noi. Ma conoscendolo come un leader forte ed efficace, scommetto che coloro che sperano nelle divisioni si smentiranno. So che alcuni di voi potrebbero vedere l'Europa come lontana o addirittura lontana o addirittura perduta".
"Vi dico che non lo è. Sì, sono stati commessi degli errori. Le priorità sono state mal riposte, soprattutto a causa delle classi dominanti e dei media mainstream che hanno importato e replicato nel Vecchio Continente".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "So che con Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, non vedremo mai più il disastro che abbiamo visto in Afghanistan quattro anni fa. Quindi sicurezza delle frontiere, sicurezza delle frontiere, sicurezza energetica, sicurezza economica, sicurezza alimentare, difesa e sicurezza nazionale per una semplice ragione. Se non sei sicuro, non sei libero". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in un messaggio al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "C'è una crescente consapevolezza. C'è una crescente consapevolezza in Europa che la sicurezza è ora la massima priorità. Non puoi difendere la tua libertà se non hai i mezzi o il coraggio per farlo. La felicità dipende dalla libertà e la libertà dipende dal coraggio. Lo abbiamo dimostrato quando abbiamo fermato le invasioni, conquistato le nostre indipendenze e rovesciato i dittatori". Così la premier Giorgia Meloni in un messaggio al Cpac.
"E lo abbiamo fatto insieme negli ultimi tre anni in Ucraina, dove un popolo orgoglioso combatte per la propria libertà contro un'aggressione brutale. E dobbiamo continuare oggi a lavorare insieme per una pace giusta e duratura. Una pace che può essere costruita solo con il contributo di tutti, ma soprattutto con forti leadership".