La lotta all’immigrazione irregolare diventa il primo punto dell’agenda di governo anche in Germania, anche per il governo di centrosinistra. Sulla spinta dei numeri e delle richieste delle amministrazioni locali. Da una parte i sondaggi: per una rilevazione del 13 ottobre diffusa dalla tv pubblica Ard il 44% degli intervistati dice che è il maggior problema da risolvere. Dall’altra parte è vero che tra gennaio e settembre sono state presentate 251.213 richieste di asilo quindi ben al di sotto delle 476.649 del 2015 e 745.545 nel 2016, ma i Länder ed i Comuni sono allo stremo. La Baviera, ad esempio, dichiara di avere raggiunto il 96% delle capacità. Per avere un punto di riferimento basti pensare che in Italia quest’anno (e fino ad agosto) secondo i dati Eurostat sono state presentate poco più di 82mila domande di asilo.

Così, per togliere qualche arma elettorale alla Alternative für Deutschland, anche il cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz ha accelerato sulla questione migranti e ha presentato un suo pacchetto di interventi che ha come obiettivo sperato la facilitazione delle espulsioni. Per facilitarne la preparazione, per esempio, i limiti di detenzione preventiva in pendenza di esecuzione dagli attuali 10 si potranno protrarre a 28 giorni. Le espulsioni sono competenza di Länder e Comuni, ma lo Stato federale li appoggerà più attivamente; in particolare, sarà facilitata quella di trafficanti di esseri umani e criminali condannati ad oltre un anno di pena, e per i membri di associazioni criminali basteranno indizi sufficienti di appartenenza ad un clan senza attendere una pronuncia giudiziale individuale. Quanti poi sono soggetti ad espulsione mentre sono in carcere non dovranno più essere preavvertiti del provvedimento e così pure decade il termine preventivo di un mese nei confronti di coloro che sono solo temporaneamente tollerati sul territorio da almeno un anno, eccetto che per le famiglie con figli sotto i 12 anni. Per superare la mancanza di identificazione certa – spesso uno degli ostacoli alle espulsioni, anche in Italia – verrà ammessa l’ispezione degli alloggi dei migranti e dei loro supporti informatici. Per accertarsi della loro presenza a casa la polizia potrà entrare anche nelle altre stanze comuni. Divieti di ingresso e soggiorno ed obblighi di residenza saranno immediatamente esecutivi e le violazioni dei primi varranno come motivo di detenzione in attesa di espulsione.

Per contro, per facilitare il lavoro all’Ufficio federale per la migrazione, chi ha titolo alla protezione sussidiaria avrà un permesso di soggiorno di tre anni anziché di solo uno e durante l’esame di una domanda di asilo il permesso temporaneo di soggiorno da tre passerà a sei mesi. Sarà al contempo anche reso più semplice un rapido accesso al mercato del lavoro per i rifugiati. L’opposizione Cdu/Csu considera che questo costituirà un incentivo all’immigrazione, ma il vicecancelliere Robert Habeck (Verdi) replica che una veloce integrazione nel mercato del lavoro avvantaggerà tutti e la misura varrà adesso solo per quanti arrivati entro il dicembre 2022.

I governatori dei Länder hanno quindi tenuto un incontro di due giorni a Francoforte ed hanno presentato un patto di ulteriori richieste al governo. Intanto più fondi in misura di almeno 1,25 miliardi dallo Stato centrale, e comunque almeno 10.500 per migrante ai Comuni, oltre che più personale per le pratiche. Ma anche un esame più breve delle richieste di asilo per tutti coloro che provengano da Paesi per i quali si è registrato meno del 5% di accoglimento delle domande, con l’intento di chiudere la procedura, e le cause successive al rifiuto di permanenza, nell’arco di tre mesi ed eseguire l’espulsione. Per facilitare i respingimenti sono auspicati nuovi accordi con i Paesi di provenienza, questione annosa e anzi spinosa anche in Italia perché complicata. Le espulsioni dovrebbero poi avvenire da strutture federali come i grandi aeroporti, alleggerendo così i Comuni, e per ridurre il carico amministrativo di questi ultimi anche essere varata una carta prepagata unitaria valida per tutti gli aiuti ai rifugiati. Brema ha peraltro fatto mettere a protocollo di essere contraria a misure discriminatorie ed anche la Turingia non ha appoggiato alcuni punti. La sola Baviera poi, ha insistito che si dovrebbe determinare un tetto ai nuovi ingressi di 200mila persone, abbellito col neologismo “soglia di integrazione”. Un’idea che era già stata del vecchio ministro degli Interni Horst Seehofer (della Csu bavarese), ma che è incompatibile con il diritto di esame individuale di ogni richiesta di asilo.

Ammettendo implicitamente la litigiosità della sua maggioranza – culminata nelle accuse del segretario dei liberali Bijan Djir-Sarai ai Verdi di “essere un rischio alla sicurezza” per avere bloccato a lungo intese sulle politiche migratorie – il 6 settembre al Bundestag Scholz aveva proposto alle opposizioni un patto nazionale (Deutschland Pakt) per risollevare il Paese dalla crisi. Il capogruppo della Csu Alexander Dobrindt raccogliendo l’invito aveva suggerito come campo di prova un accordo sull’immigrazione. Venerdì Scholz ha quindi ricevuto i governatori dell’Assia, Boris Rhein, e della Bassa Sassonia, Stephan Weil, con il capogruppo della Cdu Friedrich Merz in un vertice esplorativo per soluzioni di larghe intese. Al termine si sono detti soddisfatti; Merz ha dato al Cancelliere un documento di due pagine e mezzo con 16 passi di politica interna ed avrebbe trovato con Scholz “intesa sul traguardo”. Ha chiesto in particolare che nella legge che regola il diritto di soggiorno sia reintrodotto che l’afflusso non solo è “regolato” bensì “limitato”.

La ministra degli Interni Nancy Faeser ha annunciato all’Ue controlli fissi anche alla frontiera ceca, polacca e svizzera, per intercettare gli ingressi irregolari e misure analoghe già esistenti dal 2015 con la frontiera austriaca saranno prolungate di altri sei mesi. Da gennaio fino all’inizio di ottobre la polizia federale tedesca ha registrato circa 98mila ingressi non autorizzati in Germania ed arrestato a far data fine agosto 1.683 contrabbandieri di esseri umani, nello stesso periodo del 2022 erano stati solo 1.465, per mancanza di personale e mezzi ha tuttavia difficoltà nel decrittarne i cellulari da cui trarre informazioni su metodica e rotte. Dall’opposizione il dirigente cristianodemocratico Merz sostiene che è necessario frenare i nuovi afflussi allargando i Paesi considerati sicuri da cui negare asilo e spostare l’esame delle domande di tutela fuori dai confini nazionali. Dall’inclusione nell’alveo di questi ultimi dei Balcani non ne sono stati individuati dei nuovi perché nel Bundesrat sono sempre mancate le maggioranze, solo adesso, ha sottolineato Olaf Scholz, c’è intesa quantomeno su Moldavia e Georgia. Restano però ancora esclusi i Paesi del Maghreb, problematici sia per Spd che per i Verdi per le persecuzioni agli oppositori politici. Nei primi sei mesi del 2023 la Germania ha eseguito 7.861 ordini di rimpatrio, per lo più verso Georgia, Macedonia del Nord, Albania, Moldavia e Serbia, con un incremento del 27% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Al 30 giugno, riporta la Neue Osnabrücker Zeitung citando dati del ministero degli interni, anche se dovevano essere estradate 279.098 persone, 224.768 di loro hanno finito per essere tollerate (Duldung) perché non rimpatriabili in Nazioni in guerra, malate, prive di documenti, o in assenza di accordi coi Paesi di provenienza. Due respingimenti su tre poi falliscono; nel primo semestre di quest’anno 520 via aerea sono saltati per la resistenza degli interessati, oppure perché piloti, vettori o la stessa polizia federale si sono rifiutati o non sono riusciti a farsene carico.

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